LA DEMAGOGIA DELL’ADESIVO

Qualche tempo fa i locali nostalgici della fascistissima X MAS hanno proposto di riconoscere come negozi identitari quelli italiani apponendo appositi marchi identificativi di questa condizione rispetto a ciò che per loro non è tale. Hanno chiarito alla stampa che non sarebbe questione di proprietà benché ad ottenere il marchietto sarebbero i titolari di attività commerciali cittadini italiani e le società interamente di proprietà italiana. Il punto centrale per Futuro Nazionale è dichiarare guerra a: «negozi etnici, kebab, macellerie halal, che stanno cambiando radicalmente il volto delle nostre strade. Non accettiamo che i nostri negozi vengano sostituiti uno dopo l’altro da attività che nulla hanno a che fare con la nostra cultura e le nostre tradizioni. Difendere i commercianti italiani significa difendere Ravenna italiana».

Sono giustamente seguite le accuse di razzismo e di fascismo ed il fatto che queste iniziative sono incompatibili non solo con la nostra Costituzione e con il nostro passato ma con l’identità di Ravenna, quella sì, come città aperta, accogliente, medaglia d’oro all’antifascismo e, soprattutto, non ottusamente razzista. A dire il vero le Istituzioni si sono ben guardate dal dire qualcosa. È stata la società viva, la collettività ravennate a reagire, anche contro gli attacchi che fascisti e razzisti hanno rivolto a chi ha giustamente reagito con parole, scritti e anche denunce.

Noi, ad esempio, abbiamo scritto: «Ravenna in Comune esprime la propria solidarietà alle cittadine e ai cittadini che, diversamente dalle silenti Istituzioni, non hanno fatto finto di niente sentendo l’odore di quella che Vannacci chiama “l’identità e l’orgoglio del made in Italy” ma puzza sgradevolmente del fascismo della X MAS. In particolare intendiamo manifestare la nostra vicinanza ad Andrea Maestri e alla sua famiglia. Invitiamo a fare lo stesso, partiti, associazioni, sindacati e la cittadinanza che, in forma singola o collettiva, praticano e non solo predicano l’attualità dell’antifascismo nella Ravenna medaglia d’oro alla Resistenza».

Ora interviene a gamba tesa l’ASCOM locale, che sceglie esplicitamente di schierarsi a fianco della erede di quei razzisti e neofascisti dell’MSI, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, segretaria di Fratelli d’Italia. Chiede l’ASCOM al Sindaco di «promuovere politiche volte alla tutela, valorizzazione e qualificazione del centro storico cittadino» per «salvaguardare l’identità storico-culturale» con appositi «marchi identificativi di qualità». Anche in questo caso è la stampa a rendere esplicite le intenzioni al di là di alcuni esercizi lessicali di ASCOM («il divieto di nuove aperture, nel centro storico, per attività di somministrazione a basso valore aggiunto e standardizzate, esercizi con preparazioni alimentari standardizzate, che per caratteristiche produttive si coniugano difficilmente con un’offerta gastronomica di qualità e non coerenti con il contesto urbano del centro storico»). Come si legge nel titolo del giornale locale che la stessa ASCOM mette in evidenza sul proprio sito: “Negozi etnici. ASCOM all’attacco. «Il Comune ne limiti le aperture. Tuteliamo le nostre botteghe». In attesa dell’apertura di un kebab in via Diaz, Confcommercio scrive a Palazzo Merlato «Si privilegi la qualità evitando realtà non coerenti con il contesto urbano del centro storico»”.

Certo, ASCOM è lesta a precisarlo: «La nostra non è una battaglia contro qualcuno, né tantomeno contro imprenditori di una determinata nazionalità. Riteniamo però che il centro storico di Ravenna debba essere tutelato attraverso scelte che privilegino la qualità, la tipicità, il commercio specializzato, la ristorazione legata al territorio e le attività capaci di valorizzare l’immagine della città». Ma è così diverso il refrain di Futuro Nazionale? «Difendere i negozi di quartiere, le produzioni locali e il lavoro che tiene in vita intere comunità non è discriminatorio: è tutela del reddito, del sapere artigiano e della resistenza economica dei nostri territori». Comprensibilmente sulla pagina fb locale Futuro Nazionale festeggia l’iniziativa di ASCOM: «Era ora ma meglio tardi che mai»; «Finalmente, avanti così!».

Tace il Sindaco ma l’Assessore competente apre a «regolamenti urbanistici e commerciali capaci di orientare l’insediamento delle attività, favorendo quelle maggiormente coerenti con le funzioni del centro storico e limitando l’insediamento di quelle che, per caratteristiche e modalità di esercizio, risultano meno coerenti con le funzioni proprie del centro storico».

Non ci sembra una risposta adeguata. Va detto forte e chiaro che tra le proposte di ASCOM e quelle di Futuro Nazionale non c’è sostanziale differenza se non per sfumature stilistiche. E perciò entrambe le proposte puzzano di ”ventennio” per i motivi che già l’Avvocato Maestri aveva individuato nella sua denuncia all’Autorità giudiziaria. Nessuna apertura è ammissibile da parte delle Istituzioni. Piuttosto il Comune si preoccupi veramente della vivibilità del centro storico, degradato ad una boutique dietro l’altra e a un locale sfitto a fianco all’altro, incapace di far convivere i residenti con un turismo “mordi e fuggi”, sempre meno capace di garantire servizi ad abitanti che scappano perché questi mancano a dispetto di promesse elettorali di cui non si vede traccia nella realtà. A solleticare la pancia son buoni tutti. Fare della buona amministrazione, certo, è più difficile!

#RavennainComune #Ravenna #ASCOM #FuturoNazionale

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Negozi etnici, Ascom all’attacco: “Il Comune ne limiti le aperture. Tuteliamo le nostre botteghe”

In attesa dell’inaugurazione di un kebab in via Diaz, Confcommercio scrive a Palazzo Merlato “Si privilegi la qualità evitando realtà non coerenti con il contesto urbano del centro storico”.

Fonte: il Resto del Carlino del 5 luglio 2026

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