IL TEMPO DELLE TRE SCIMMIETTE E’ FINITO

Presto le Dogane dovranno vuotare il sacco. Il TAR Emilia-Romagna, infatti, ha disposto con propria sentenza che le Dogane hanno avuto torto nel negare alla giornalista Linda Maggiori, assistita dall’Avvocato Andrea Maestri, il dato della quantità di materiale bellico e componenti di armamenti partiti dal porto di Ravenna nel 2025. Conseguentemente hanno ordinato di ottemperare.

Secondo l’avvocato Andrea Maestri nella sentenza «Viene fortemente stigmatizzata la genericità e pretestuosità delle motivazioni utilizzate dalle Dogane per bloccare l’accesso ad informazioni che invece sono un diritto di ogni singolo cittadino e dell’opinione pubblica posto che la stessa legge definisce il diritto di accesso come un corollario del principio democratico». A questo punto Linda Maggiori richiede che non siano più frapposti ostacoli all’informazione: «Vogliamo tutti i dati, divisi per quadrimestre, compresi quelli del 2026». 

Resta fuori dall’obbligo di informazione, per ora, la destinazione degli armamenti. Stupisce che in presenza di una normativa quale la L.185/1990, emanata apposta per garantire attraverso la pubblicità dei dati il controllo dei traffici d’armi che attraversano il nostro Paese, ci sia voluto un ricorso al TAR per ottenere che l’obbligo di trasparenza venisse rispettato da un’amministrazione pubblica. Del resto non sono state solo le Dogane a frapporre ostacoli nell’appurare il peso di Ravenna nel traffico d’armi. Nei mesi scorsi l’Autorità Portuale ha più volte comunicato di nulla sapere. Quanto al Sindaco ha dichiarato di poter fare affidamento sulle sole informazioni dei lavoratori portuali…

È evidente il tentativo di evitare sin qui ogni attività volta a rendere operativo quanto lo stesso Sindaco aveva enunciato nel settembre 2025: «in qualità di azionisti pubblici di Sapir […] siamo a chiedervi di valutare tutte le misure giuridiche per evitare che armi destinate a paesi in conflitto armato o che siano scenario di violazioni di diritti internazionali accertate da organizzazioni internazionali possano transitare nei terminal che avete in concessione». Ciò in quanto: «Riteniamo che una città che si è sempre distinta per dialogo interculturale, per capacità di accoglienza e insignita della Medaglia d’oro al valor militare della Resistenza abbia il dovere verso le popolazioni vittima di massacri come quella palestinese nella striscia di Gaza. C’è sempre una parte dalla quale stare e Ravenna e l’Emilia-Romagna hanno ben chiaro quale sia: quella delle vittime innocenti e degli ostaggi, non quella dei governi criminali e delle organizzazioni terroristiche. Ogni azione compresa l’inazione è un’azione politica».

Da parte del Sindaco si erano enunciati principi che partivano dal genocidio di Gaza per andare oltre, richiamando «i valori di pace, il rispetto dei diritti umani e della Dichiarazione internazionale dei diritti dell’uomo». Ravenna in Comune domanda al Sindaco di coadiuvarsi con il Direttore della Direzione Marittima, il Direttore dell’Agenzia delle Dogane e il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale perché questi principi non restino sulla carta. Se vogliamo che siano effettivi il primo passo è prendere atto di quanti e quali armamenti siano già oggi diretti verso Paesi impegnati in conflitto armato o comunque scenario di violazioni di diritti internazionali. Quello successivo è impedire che ciò continui non solo nelle banchine in concessione a Sapir ma in quelle in concessione a tutti gli operatori del porto. Se la sentenza del TAR limita, per ora, il diritto alla conoscenza per il pubblico delle destinazioni, non per questo impedisce alle amministrazioni pubbliche di coordinarsi tra loro, nell’ambito dei rispettivi ambiti di competenza e nell’esercizio dei rispettivi poteri, perché Ravenna stia da quella parte giusta di cui parlava a suo tempo il Sindaco.

Come giustamente sottolinea il Coordinamento contro le armi di Ravenna: «Un risultato straordinario e importantissimo per tutti noi, per la democrazia e per chi si oppone al traffico di armi dal nostro porto e non solo. Il margine di manovra per celare la verità è sempre più ristretto. Continueremo a vigilare, a chiedere trasparenza e invitiamo il sindaco a fare altrettanto e le istituzioni a collaborare, dando piena attuazione all’Osservatorio sul porto di Ravenna, che finora è stato portato avanti solo da noi cittadini e totalmente ignorato dalle istituzioni».

Il tempo delle tre scimmiette, quella che non vedeva, quella che non sentiva e quella che non parlava, d’ora in avanti è per sempre finito. Chi non l’ha capito non è semplicemente inattivo. Non ha più scuse: è complice dei carnefici e dei trafficanti d’armi.

#RavennainComune #Ravenna #armi #porto

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ravenna notizie

Porto di Ravenna, il Tar dà ragione a Linda Maggiori e Andrea Maestri: sì ai dati sui transiti di materiale bellico

Fonte: Ravennanotizie del 2 luglio 2026

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Comunicato stampa 2 luglio 2026

Ieri, primo luglio il Tar di Bologna ha accolto, sebbene parzialmente, il ricorso presentato dalla giornalista di inchiesta Linda Maggiori e dall’avvocato Andrea Maestri del Foro di Ravenna, contro il diniego opposto dalle Dogane di Ravenna all’accesso generalizzato agli atti.
La giornalista all’inizio del 2026 aveva chiesto “la quantità di materiale bellico e componenti di armamenti partiti dal porto di Ravenna nel 2025, divisi per quadrimestre (genn-april, maggio-agosto, sett.-dicembre) e divisi per export transito, e se possibile destinazione e provenienza’.
Le Dogane avevano opposto diniego sottolineando che questi dati avrebbero causato un “pregiudizio per l’ordine pubblico e la politica estera” nonché “un danno concreto all’operatività commerciale dei soggetti potenzialmente controinteressati”. Aggiungendo, peraltro, che “l’interesse pubblico non sempre coincide con l’interesse del pubblico” (sottinteso delle testate giornalistiche). Come se un genocidio e il connesso traffico di armi non fosse di sufficiente interesse pubblico, ma solo un interesse mediatico.
Nella sentenza del Tar, che accoglie il ricorso, si legge:

“il diniego di AdM non è supportato da adeguata e idonea motivazione, in quanto il mero dato numerico e quantitativo di materiale bellico e armamenti partiti dal porto di Ravenna nell’anno 2025 appare neutro e, quindi, irrilevante rispetto agli interessi pubblici richiamati dall’Amministrazione, non costituendo tali dati un “pregiudizio concreto” alla tutela dei suddetti interessi. Nemmeno è chiarito dall’Amministrazione in quali termini le informazioni richieste avrebbero “natura sensibile”, tale da compromettere gli interessi pubblici tutelati dalla disposizione normativa richiamata. Parimenti, proprio in considerazione della neutralità delle informazioni richieste, non risulta pertinente il riferimento al regime di pubblicità connesso all’istituto dell’accesso civico generalizzato. Sotto distinto profilo, non pare condivisibile nemmeno (…) che la divulgazione delle informazioni richieste comporterebbe la rivelazione di dati economici strategici suscettibili di utilizzo da parte di potenziali concorrenti, arrecando un danno concreto all’operatività commerciale dei soggetti potenzialmente controinteressati, atteso che, come detto, si tratta unicamente di generici dati numerici e quantitativi, senza alcun riferimento, ovviamente, ai nominativi dei soggetti interessati al transito (destinatari, spedizionieri, ecc.), per cui il rischio paventato dall’Amministrazione (…) non appare concretamente (ma nemmeno potenzialmente) configurabile. Quanto all’art. 7 del “Regolamento recante la disciplina relativa all’esercizio dell’accesso documentale e dell’accesso civico previsto dal D. Lgs. n. 33/2013, adottato con Determina del Direttore dell’Agenzia dogane e Monopoli prot. 277401 del 15/05/2025”, AdM non spiega in che termini le informazioni e i dati richiesti sarebbero informazioni di natura riservata o fornite in via riservata dalle autorità doganali durante l’effettuazione dei loro compiti (….). Stante la già evidenziata genericità e neutralità dei dati richiesti, sarebbe stato necessario specificare le ragioni della asserita natura “riservata” delle chieste informazioni, restando, diversamente, meramente affermata una riservatezza di cui non è indicata la fonte. Per le esposte ragioni, dunque, il diniego di accesso generalizzato alla richiesta relativa alla “quantità di materiale bellico” è illegittimo e va annullato, con conseguente ordine all’Amministrazione di concedere l’accesso ai dati e alle informazioni richieste”.

La sentenza del Tar però considera legittimo il diniego di svelare “paese di provenienza e/o destinazione” del materiale bellico e degli armamenti transitati per il porto di Ravenna in quanto “può determinare, indubbiamente, una interferenza con la tutela degli interessi pubblici connessi alla sicurezza nazionale e alle relazioni internazionali, come sopra declinati”.

Secondo l’avvocato Andrea Maestri si tratta di “una vittoria, parziale ma straordinaria per l’impatto che ha nella lotta per la trasparenza e nella causa per i diritti umani violati in Palestina anche grazie al transito di armi dal nostro porto. Viene fortemente stigmatizzata la genericità e pretestuosità delle motivazioni utilizzate dalle Dogane per bloccare l’accesso ad informazioni che invece sono un diritto di ogni singolo cittadino e dell’opinione pubblica posto che la stessa legge definisce il diritto di accesso come un corollario del principio democratico”.

Linda Maggiori sottolinea: “Ora vogliamo tutti i dati, divisi per quadrimestre, compresi quelli del 2026. Questa sentenza è importante non solo per Ravenna, ma anche a livello nazionale perché ci permetterà di avere i dati (troppo spesso nascosti) relative alle armi che passano su tutti i porti. Siamo molto soddisfatti per questa vittoria, rammarica però il velo di opacità rimasto sulle destinazioni delle armi. Però conosciamo i dati statistici e sappiamo che a maggio 2026 sono partiti 1800 container verso i porti di Haifa e Ashdod, 2400 ad aprile e così via gli altri mesi, con una media di 1500-2000 container ogni mese. Israele resta sempre in cima a tutte le destinazioni delle navi che partono dal porto di Ravenna”.
Il Coordinamento contro le armi di Ravenna sottolinea: “Un risultato straordinario e importantissimo per tutti noi, per la democrazia e per chi si oppone al traffico di armi dal nostro porto e non solo. Il margine di manovra per celare la verità è sempre più ristretto. Continueremo a vigilare, a chiedere trasparenza e invitiamo il sindaco a fare altrettanto e le istituzioni a collaborare, dando piena attuazione all’Osservatorio sul porto di Ravenna, che finora è stato portato avanti solo da noi cittadini e totalmente ignorato dalle istituzioni”.

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