L’ECONOMIA CIRCOLARE DELLO SFRUTTAMENTO INFINITO

È appena stata inaugurata una roba chiamata Comparto Ambientale Ravenna. Il Sindaco ha sparato alto, anzi altissimo: «Oggi da Ravenna si lancia un messaggio forte al Paese con un progetto che tiene insieme riconversione industriale e tutela ambientale e che rappresenta un’infrastruttura strategica non solo per la nostra città, ma anche per l’Italia. Questo è il modello che vorremmo segnasse la strada per il futuro».

Noi no.

C’è la nostra contrarietà alla realizzazione di impianti che fanno business trattando rifiuti fuori territorio per gli evidenti impatti ambientali che ciò comporta. E se ciò vale per i rifiuti urbani, a maggior ragione si deve applicare ai rifiuti industriali. Ha un bel dire l’ex sindaco di Ravenna, cui si deve l’ok al progetto, Michele de Pascale, che “gestire rifiuti è un lavoro nobile, sacrosanto”. Gestirli non significa farci business perché l’estrarre il massimo profitto è agli antipodi con la “sostenibilità ambientale” e qui parliamo di un sito già devastato dal suo trascorso industriale. Quello di Ca’ Ponticelle è infatti un sito altamente inquinato su cui si è fatta la storia del petrolchimico: attività, lavoro ma anche abbandoni. E allora è necessario parlare di bonifiche, ovvero di quelle attività che dovrebbero ricondurre allo stato precedente all’uso industriale i territori interessati una volta cessato il loro utilizzo. In questo caso la cosiddetta bonifica è invece un tappo: spiega la stampa che è stato eseguito un “capping” «isolando in maniera permanente i terreni inquinati facendo in modo che non fuoriescano liquidi». È dunque comprensibile che, dopo una bonifica che è tale solo di nome ma non di fatto, fossero estremamente limitati gli utilizzi consentiti per un’area enorme: 26 ettari che non davano alcun reddito ad ENI ed anzi avrebbero prodotto costi molti più alti di quelli effettivamente affrontati per una bonifica di fatto oltre che di nome.

La “brillante” soluzione adottata è stata quella di congelare la situazione anche per il futuro a quanto certificato da ARPAE nel 2021 e destinare un’area in cui i rifiuti sono stati tombati dal “capping” alle uniche attività possibili: deposito e trattamento di nuovi rifiuti e una distesa di pannelli solari. Con la fattiva collaborazione di HERA. Si tratta della replica di un modello che vediamo posto in essere da ENI anche in altre aree del nostro territorio.

Lo abbiamo visto adottato da ENI su un’altra area vastissima di 25 ettari. In quest’area ex SAROM, pure inquinata, dove le bonifiche sono state “fermate” al livello consentito grazie ad un’altra stesa di pannelli fotovoltaici, si è pure demolita la preziosa testimonianza di archeologia industriale delle torri Hamon, anche qui per evitare di affrontare costi superiori. Il tutto con la fattiva collaborazione dell’Autorità di Sistema Portuale.

Altro esempio è l’operazione CCS sviluppata da ENI. Il progetto Ravenna CCS è il primo in Italia dedicato alla cattura, al trasporto e allo stoccaggio permanente della CO2. L’anidride carbonica viene trasportata attraverso condotte precedentemente utilizzate per il trasporto del gas naturale, opportunamente riconvertite, fino alla piattaforma offshore di Porto Corsini Mare Ovest, per essere infine iniettata nell’omonimo giacimento a gas esaurito. Esaurito il progetto pilota ENI intende allargare l’attività alle altre piattaforme precedentemente destinate all’estrazione di gas nei giacimenti esauriti. La tecnologia è incerta ma di certo anche in questo caso si eviteranno gli interventi per il ripristino ambientale.

Ravenna in Comune contesta queste azioni di sfruttamento del territorio comunale a cui l’Amministrazione a guida PD di Barattoni si presta con atteggiamento servile e addirittura propagandistico. Quanto alle intenzioni di ENI sono state bene esplicitate dall’amministratore delegato di Eni Rewind: «è un esempio concreto di sviluppo sostenibile, e auspichiamo possa essere un modello replicabile». Qua di sostenibile non c’è proprio niente, ma visto quanto abbiamo illustrato c’è da aspettarsi che i desideri del cane a sei zampe siano ugualmente soddisfatti come sempre avvenuto sino ad ora. Con buona pace della popolazione che avrebbe tutto il diritto di rivendicare tramite i propri rappresentanti la restituzione di terre e di mare alla condizione precedente il loro sfruttamento da parte di ENI. Parlano di realizzare un hub di economia circolare ma qua l’unica circolarità è quella dello sfruttamento infinito.

[L’immagine mette a confronto l’ambiente prima dell’intervento di ENI e quello dopo l’intervento]

#RavennainComune #Ravenna #ENI 

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ravenna notizie

Ravenna hub dell’economia circolare. In zona Bassette nasce Comparto Ambientale maxi polo per il trattamento rifiuti industriali. Eni e Hera trasformano Ca’ Ponticelle

Fonte: Ravennanotizie del 16 giugno 2026

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