LA NAKBA RIGUARDA TUTTE E TUTTI

Oggi tutta la popolazione palestinese ricorda il giorno dell’inizio della catastrofe, il 15 maggio 1948, la cacciata violenta dalle terre che abitava da parte del neocostituito Stato di Israele. In realtà la cacciata era iniziata molto tempo prima. Tutto il secolo scorso, ben prima del mandato britannico, è stato all’insegna dell’espulsione della popolazione palestinese con strumenti diversi, a volte di sfruttamento capitalistico, altre di violenza deliberata, ma con lo stesso obiettivo. Quella sostituzione etnica che deliranti complottisti citano a sproposito per l’Occidente europeo, è stata portata avanti efficacemente in Palestina, attraverso il progetto sionista di occupazione da parte di ebrei provenienti da tutto il mondo. Non è stata la Shoah l’inizio ma, certo, ha dato una spinta importante. Specie sotto il profilo giustificazionista. L’Europa colonialista antigiudaica dei pogrom e dei campi di concentramento si è lavata la lercia coscienza di quanto aveva compiuto verso gli ebrei con il sangue e la terra dei palestinesi.

La Nakba non è finita nel secolo scorso. In questo secolo la violenza sistematica si è trasformata in genocidio. Gran parte dell’ordine internazionale seguito alla seconda guerra mondiale è stato costruito proprio per impedire alle differenze di degenerare nelle guerre e nelle violenze sui civili. Il genocidio è il mostro dei mostri che l’ordine internazionale ha voluto non si ripetesse. E invece si ripete.

Non possiamo esserne complici. Rapporti delle Nazioni Unite hanno bene evidenziato come la violenza sulla popolazione palestinese si nutra della complicità di tutti quegli Stati, individui, società economiche che armano Israele. Il genocidio può essere fermato solo fermando chi lo compie.

Qualunque celebrazione della Nakba in Occidente è priva di senso se non accompagnata dalla pretesa che gli Stati Europei rinuncino ad ogni rapporto, di qualunque genere, con lo Stato di Israele nel compimento del genocidio. Qualunque giustificazione della violenza perpetrata da Israele, qualunque rapporto commerciale, culturale, industriale con Israele, qualunque collaborazione nello sviluppo e trasmissione di armamenti con Israele, è inaccettabile perché è complicità con il genocidio.

Lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, cittadine e cittadini fermiamo il genocidio pretendendo che l’Italia cessi ogni rapporto con Israele. Cominciamo con il porto di Ravenna. Cominciamo cambiando il codice etico di Sapir in modo che chi fa obiezione di coscienza e si rifiuta di caricare armi dirette ad Israele non perda il proprio posto di lavoro. È tutta una catena. Ognuno deve fare la propria parte. Anche a Ravenna. Vale anche per il Sindaco Barattoni che fa il sordomuto. Cosa risponderemo alle nostre figlie e ai nostri figli che ci domanderanno un domani cosa abbiamo fatto durante il genocidio? Che eravamo troppo occupate e occupati a guardarci l’ombelico?

Oggi invitiamo a partecipare al presidio sotto al CNR-Issmc di via Granarolo 64 a Faenza dalle 16,45 alle 20. Sempre oggi invitiamo a partecipare a Ravenna alla biciclettata che alle 17.30 dall’Ospedale raggiungerà Piazza del Popolo per la manifestazione “La Nakba continua” alle ore 18.00.

Urliamolo tutte e tutti ai Sindaci di Faenza e di Ravenna: «Interrompiamo ogni legame con Israele. Facciamo di Israele il paria del mondo».

#RavennainComune #Ravenna #Palestina #Israele #Barattoni #dePascale

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ravenna notizie

Faenza per la Palestina: presidio sotto al Cnr-Issmc, in via Granarolo, per dire no alla collaborazione militare con Israele

Fonte: Ravenna Notizie dell’11 maggio 2026

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A 78 anni dalla Nakba del popolo palestinese, la rete ravennate chiama a raccolta la città in piazza

Fonte: Ravenna Today del 13 maggio 2026

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