
Ieri Nicola Carnicella ha dato le dimissioni da vicepresidente del Consiglio Territoriale di Piangipane. Giovedì avevamo scritto: «Ravenna in Comune esprime sdegno verso chi ha pronunciato frasi inaccettabili nei confronti delle donne e della violenza di cui sono fatte oggetto da parte degli uomini. E il fatto che tali frasi siano state pronunciate da una figura delle Istituzioni, ossia il vicepresidente di un consiglio territoriale, rende indispensabile la nostra solidarietà nei confronti delle donne e delle associazioni femminili chiamate direttamente o direttamente in causa da chi si è dimostrato indegno del ruolo di rappresentanza che riveste. Inoltre, tale indegnità richiede che Nicola Carnicella dia le dimissioni da detto ruolo di rappresentanza. Immediatamente».
Quello che Carnicella aveva detto era che: «La violenza sulle donne è sopravvalutata, è un business». Dopodiché si era scagliato contro le donne aggiungendo che, in riferimento alle iniziative contro la violenza, «nelle rispettive giornate, sarà necessario un corteo per umiliarle, in modo che le lamentele prendano un senso». Non sembrandogli sufficiente si era espresso anche contro «quelle associazioni femministe che straparlano dell’argomento gonfiando i numeri e frignano per pura propaganda e continuare ad avere finanziamenti. Resto convinto che ci siano delle lamentele sovradimensionate rispetto al fenomeno della violenza».
Come Ravenna in Comune avevamo ribadito: «non ci interessa esprimere un giudizio sulla persona di Carnicella ma sulle frasi pronunciate nel suo ruolo di rappresentante istituzionale. E queste frasi sono, lo ripetiamo, inaccettabili e vergognose. Qualora Carnicella non rimettesse il mandato invitiamo tutte le forze politiche che hanno espresso condanna analoga alla nostra a disertare le riunioni del Consiglio Territoriale di Piangipane sino alle predette dimissioni».
Dispiace che la sua parte politica non abbia sentito la necessità di distanziarsi da posizioni irricevibili. Mirko De Carli, rappresentante del Popolo della Famiglia, ha difeso l’indifendibile: «Difendiamo con forza la libertà di parola e di pensiero di tutti e non ci uniamo al coro ipocrita di chi pensa di aver la superiorità morale per giudicare le idee altrui». Alvaro Ancisi, rappresentante di Lista per Ravenna, nella cui lista Carnicella era stato eletto, ha provato, con poco successo, a imitare Pilato: «Sulle ‘condanne’, adesso facili, dei tribunali social-politici, rispondo umilmente “chi sono io per giudicare?”». Altri soggetti, per fortuna, sono stati meno timidi. In particolare la Casa delle Donne venerdì ha promosso un flash mob contro odio, misoginia e violenza sulle donne.
Nel registrare le dimissioni di Carnicella, non possiamo tacere il fatto che da parte del politico di centrodestra non ci sia stato alcun riconoscimento della violenza contenuta nelle parole che aveva espresso. Si è anzi arrampicato sugli specchi e ha affermato di aver dato le dimissioni poiché «Il ruolo di vicepresidente, così come definito dall’attuale regolamento dei consigli territoriali, risulta oggi privo di reale funzione e di operatività».
Non viene dunque meno il problema: è da certa parte della società che proviene la violenza contro le donne. E il fatto che certa politica la giustifichi fa comprendere l’inaccettabilità di quelle posizioni da parte di chi le assume. Ravenna in Comune, alla fine di questa indegna vicenda, stigmatizza dunque non solo il comportamento di Carnicella ma anche di quello del centrodestra che ha evitato di distanziarsene.
La strada da percorrere per arrivare ad una società più giusta, evidentemente, è ancora molto lunga.
[nell’immagine: un momento del flash mob contro odio, misoginia e violenza sulle donne promosso dalla Casa delle Denne il 7 novembre in Piazza del Popolo]
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