
Sono trascorsi quasi due anni dagli attacchi del 7 ottobre 2023 compiuti dalla Resistenza palestinese e dal genocidio della popolazione palestinese che ne è seguito ad opera dell’Esercito israeliano (IDF). Si è trattato di un momento spartiacque nella opinione pubblica mondiale e, specialmente, di quella occidentale. Prima di quel momento, almeno in occidente, era accettata acriticamente dalla stragrande maggioranza della popolazione una narrativa che metteva l’accento sullo Stato di Israele come unica democrazia in un’area del mondo in cui erano prevalenti regimi autoritari. Certo, c’era un problema irrisolto con la popolazione palestinese, ma veniva considerato alla stregua di tante altre situazioni conflittuali che esistono al mondo. Ogni qualche anno c’era un risveglio di attenzione in concomitanza con le periodiche invasioni di Gaza da parte dell’IDF ma queste erano considerate reazioni se non giustificabili, quanto meno comprensibili, alla luce dei razzi che dalla striscia partivano ad opera della Resistenza palestinese. Anzi, per la precisione, quest’ultimo termine la pubblica opinione occidentale non sapeva neanche che esistesse. Poca o nessuna stampa avevano i coloni ed il loro terrorismo, il regime di apartheid, la violenza generalizzata, la storia di come Israele sia nato e prosperi sull’oppressione di chi su quel territorio già viveva. Quel poco di storia che circolava non si muoveva dalla Shoah, tentato genocidio di cui si perdevano i contorni europei per rimarcarne invece lo stretto collegamento con lo Stato Israeliano e la giustificazione di ogni atto dallo stesso compiuto.
Prima del 7 ottobre l’idea stessa di uno Stato palestinese si avviava a scomparire dalla storia. Lontano dalla comprensione dell’opinione pubblica mondiale, i cosiddetti Accordi di Abramo altro non sarebbero stati che l’accettazione, anche da parte del mondo arabo non ancora “convertito”, della sparizione della questione palestinese in cambio di lucrosi affari. Il 7 ottobre 2023 ha cambiato tutto.
Ora gran parte dell’umanità, compresa quella occidentale, riconosce il tentato genocidio palestinese da parte israeliana. La pila di morti è talmente alta che perfino la pubblica informazione pro-israeliana occidentale ha smesso di fingere di non vederla. E tutto il castello di carte sta venendo giù. Ora anche in occidente si sa, finalmente, che da un secolo è iniziata l’invasione della Palestina da parte dei sionisti europei e la contestuale espulsione dei suoi abitanti. Terrorismo, sopraffazione, furti, torture, incarcerazione, fame, massacri sono gli ingredienti di quella velenosa pietanza chiamata Israele di cui la Nakba, per quanto importante, è stata solo uno tra i tanti atti inumani che costellano il lungo tentativo di completare il genocidio palestinese. Quello che era una verità condivisa solo per una minoranza, ora è fatto noto per tutte e tutti. Non sarà più possibile nascondere tutto questo né sarà consentito dimenticarlo.
L’intellettuale franco-libanese Gilbert Achcar sostiene che «Il periodo dal 7 ottobre 2023 segna il peggior capitolo del lungo calvario del popolo palestinese. Peggiore persino della Nakba – “catastrofe” in arabo – del 1948, riferendosi a eventi che sono stati successivamente definiti “pulizia etnica”. L’attuale catastrofe è caratterizzata, tra le altre cose, dal genocidio. Pertanto, è necessario un termine arabo più forte per descrivere la miseria che si sta abbattendo sulla Palestina: karitha (disastro). Israele sta massacrando una parte della popolazione di Gaza senza rinunciare alla pulizia etnica, sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza».
Non si può negare la shoah ma questa è stata fermata nel 1945 con la fine del Reich nazista. Il genocidio palestinese è invece pienamente operativo. Un progetto nato tanti decenni fa. «Lo Stato palestinese viene cancellato dal tavolo delle trattative non con slogan, ma con azioni concrete» ha appena dichiarato il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich del governo Netanyahu. Ma prima ancora c’era stata Golda Meir a sostenere che «I palestinesi non esistono» nel 1969, anno in cui divenne la prima donna premier di Israele. Un altro primo ministro israeliano, Menachem Begin, nel 1982, mentre era in carica, disse che «I palestinesi sono bestie che camminano su due gambe». Il ministro israeliano degli Affari religiosi Eli Ben Dahan, al momento di assumere il ruolo nel 2013, disse che «I palestinesi sono come animali, non sono umani». «Niente elettricità, niente acqua, niente cibo, niente gas. Stiamo combattendo contro bestie umane» è stata la dichiarazione rilasciata nell’ottobre 2023 dall’allora ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant preannunciando cosa sarebbe successo nei giorni e mesi successivi a Gaza.
Finché non verrà fermato Eretz Yisrael, il Grande Israele, al-karitha sarà la realtà innegabile con cui il mondo dovrà fare i conti. Le istituzioni internazionali messe in piedi dopo il 1945 hanno fallito, fermate dai vertici delle istituzioni politiche dei Paesi occidentali. Il compito di fermare al-karitha devono prenderlo in mano direttamente i popoli del mondo. Non è delegabile: spetta a tutte e tutti noi!
#RavennainComune #Ravenna #Gaza
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History’s crossroads: Gaza or the failure of the West. Crumbling international order that gave Israel carte blanche
