MORIRE MENTRE SI LAVORA È UN NORMALE RISCHIO DEL MESTIERE?

Quante volte il lavoro a Ravenna è causa di danno fisico per chi si trova nel ruolo di lavoratore? Secondo l’ultimo studio rilasciato dalla CISL, la provincia di Ravenna giunge al secondo posto, in Emilia-Romagna, con 2,7 infortuni accertati ogni 100 lavoratori, stesso dato per Forlì Cesena. Va considerato che “il dato romagnolo è ancora peggiore se si guarda al dato italiano: mentre in Italia l’indice di rischio infortunio è del 1,7 ogni 100 lavoratori, in Romagna il rischio sale del 47% arrivando al 2,5 ogni 100 lavoratori”. Peggio di noi, però, Modena e Parma. Il dato, relativo al 2019, è significativo anche perché riferito ai soli casi che l’INAIL ha riconosciuto come effettivamente riconducibili all’attività lavorativa.

Questo per il lavoratore. Diversa la situazione se si guarda al ruolo del datore di lavoro. In questo caso, però, non si può contare su studi dai quali ricavare in quante situazioni si sia passati dall’accertamento di un danno per il lavoratore all’individuazione di una responsabilità riconducibile al “padrone” o a chi per lui. È una strada lunga, molto lunga, per arrivare ad una eventuale condanna definitiva. Che spesso non arriva mai. Possiamo basarci solo sui titoli dei giornali.

Così sappiamo che Lorenzo, morto a 58 anni, dentro un magazzino della Marcegaglia di Ravenna nella notte tra il 7 e l’8 aprile 2014 investito da due coil non è stato ucciso da nessuno. Con una moglie e due figli al momento della morte, ad un anno dalla pensione, alla fine del processo sono risultati assolti tutti gli imputati.

Luca, aveva 22 anni il 1° settembre 2006 ed era al primo giorno di lavoro, quando fu investito da un rimorchio sovrappeso dentro una nave ormeggiata ad una banchina del porto a servizio del terminal traghetti di proprietà dell’Autorità Portuale: dopo 10 anni dei 16 indagati sono state condannate solo due persone a pene irrisorie.

E si potrebbe continuare. Anche perché, come anche in questo caso apprendiamo dalla stampa, è appena stata avviata un’indagine sulla morte avvenuta lo scorso 20 agosto, in un’azienda del porto, di un operaio 60enne ravennate che appena sette giorni dopo sarebbe andato in pensione. Gli accertamenti medico legali, infatti, hanno fatto emergere elementi di dubbio sulle cause del decesso: lesioni interne sospette e un quadro non sovrapponibile in modo univoco a quello di un decesso per cause naturali.

Anche questi dati sarebbe indispensabile raccogliere da parte di quell’Osservatorio per la legalità e la sicurezza sul lavoro da noi preteso e ottenuto ma che il Sindaco si è limitato ad annunciare.

Prima o poi.

All’ultimo anno di consigliatura per noi resta un’urgenza che ribadiamo quotidianamente.

[la foto è relativa ad un altro “incidente” in porto: nel luglio scorso  un lavoratore è precipitato nella stiva di una nave nel corso di operazioni portuali davanti allo stabilimento Bunge]

#MassimoManzoli #RavennaInComune #Ravenna #lavoro #infortuni #osservatorio

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Romagna ancora maglia nera per infortuni sul lavoro: e Ravenna è seconda in regione

Fonte: RavennaToday dell’11 settembre 2020 Elaborazione CISL del dati sugli incidenti sul lavoro

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Ravenna, aperta inchiesta sulla morte di un lavoratore al porto

Fonte: Corriere di Romagna del 7 settembre 2020 l’ultimo “incidente” oggetto di indagine

 

 

2 comments to “MORIRE MENTRE SI LAVORA È UN NORMALE RISCHIO DEL MESTIERE?”
  1. Bisogna fare un registro regionale degli infortuni gravi con più di 40 giorni di prognosi e dei “quasi infortuni” ; un registro analogo a quello dei mesoteliomi;
    poi i “casi” vanno seguiti uno per uno perchè i datori di lavoro sanno come difendersi, gli operai saprebbero come farlo ma hanno meno mezzi;
    quando poi si vedono assoluzioni col pm contrario è una conferma che le dinamiche non sono abbastanza chiare;
    rispetto ai riconosciuti dall’Inail , parliamo di infortuni covid ; gli rrllss NON RIESCONO NEANCHE AD AVERE I DATI ANONIMI CHE PURE DEVONO ESSERE GARANTITI GRAZIE AL DECRTO 81/2008.
    Dobbiamo cercare di intervenire sempre.

    Vito Totire, medico del lavoro

  2. Bisogna fare un registro regionale degli infortuni gravi con più di 40 giorni di prognosi e dei “quasi infortuni” ; un registro analogo a quello dei mesoteliomi;
    poi i “casi” vanno seguiti uno per uno perchè i datori di lavoro sanno come difendersi, gli operai saprebbero come farlo ma hanno meno mezzi;
    quando poi si vedono assoluzioni col pm contrario è una conferma che le dinamiche non sono abbastanza chiare;
    rispetto ai riconosciuti dall’Inail , parliamo di infortuni covid ; gli rrllss NON RIESCONO NEANCHE AD AVERE I DATI ANONIMI CHE PURE DEVONO ESSERE GARANTITI GRAZIE AL DECRTO 81/2008.
    Dobbiamo cercare di intervenire sempre.

    Vito Totire, medico del lavoro

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