LA CMC SI SALVA SENZA LE GRANDI OPERE

Non può che definirsi una gran buona notizia quella della pubblicazione del decreto di omologazione del concordato in continuità della Cooperativa Muratori e Cementisti – C.M.C., disposto dal Tribunale di Ravenna. Con l’omologazione, infatti, la cooperativa può ripartire, rispettando il piano concordato, riacquista la piena disponibilità del proprio patrimonio, e la possibilità di compiere tutti gli atti, sia di ordinaria che di straordinaria amministrazione, per quanto permane la vigilanza degli organismi di controllo.

Il presidente della cooperativa è stato intervistato ieri dal Resto del Carlino. Tra le domande: «Un miliardo di debito, 1300 creditori: mai pensato che la montagna fosse troppa alta da scalare?». La risposta fa capire la dimensione della “montagna”: «L’eredità che abbiamo dovuto gestire in realtà è stata anche maggiore. Il passivo ammontava a circa due miliardi, quindi la ’montagna’ sembrava molto più alta».

I creditori privilegiati (per circa 91 milioni di euro) verranno saldati entro un anno a partire da adesso. Per tutti gli altri, i cosiddetti chirografari, sono state individuate 6 classi a seconda dell’attribuita priorità. E in questo caso, per la prima classe (più di 34 milioni di euro) il pagamento avverrà entro due anni. Mentre dalle classe 2 alla 5, il piano prevede un “soddisfacimento partecipativo”. Il che significa che l’azienda emetterà strumenti finanziari del valore nominale di un euro, fino all’80% del capitale, a favore dei creditori con una obbligazione che, comunque vada, garantirà la restituzione di almeno il 10% del credito. Agli strumenti finanziari corrispondono diritti amministrativi: la possibilità di designare fino ai 3 dodicesimi del consiglio di amministrazione e di nominare il presidente del collegio sindacale, oltre a quella di potere intervenire nell’assemblea dei soci ma con peso massimo del voto al 30%. Dal punto di vista patrimoniale, i diritti sono legati alla partecipazione agli utili e al riparto finale per gli esercizi dal 2021 al 2030: tutto si estinguerà cioè al bilancio di fine dicembre 2030.

La maggioranza dei creditori ha approvato e questo ha consentito l’omologa da parte del Tribunale. Inoltre C.M.C. è rimasta cooperativa e indipendente. Sempre il presidente: «Le voci sul cosiddetto “Progetto Italia” erano prive di fondamento, come pure le altre su improbabili fusioni con società per azioni: siamo una cooperativa e vogliamo rimanere così». Cioè C.M.C. non farà parte dell’enorme gruppo che metterà assieme i titani, in crisi, dell’edilizia delle grandi opere: Astaldi, Salini, Impregilo. Sicuramente un’altra buona notizia. Specie se ciò rappresentasse indicazione di discontinuità con il passato che ha portato al presente.

Andrebbe infatti tenuto bene a mente il perverso testa coda rappresentato dagli alti fatturati delle grandi opere e dall’enorme indebitamento occorrente per rimanere all’interno di tale sistema che, a sua volta, richiede di essere garantito da un ancor più elevato fatturato, ecc. ecc. Il timore, invece, è che nessuno intenda o sia capace di districarsi da quel meccanismo, l’unico sviluppato e conosciuto da C.M.C. sin dalla gestione Matteucci. Certo, non ci sono più le forze per giocare in prima squadra (quella di “Progetto Italia”) ma la scelta più “facile” e deleteria sarebbe quella del gioco come “riserva”, ossia entrare nel giro del subappalti, dei subsubappalti e così via. Ma sempre dentro il “modello grandi opere”.

Non fa ben sperare, in questo senso, la mancata discontinuità al vertice della cooperativa. Dove chi continua a ricoprire la carica di presidente dal 2016, Alfredo Fioretti, rappresenta la continuità storica con l’eredità di Massimo Matteucci (presidente per 20 anni dal 1996). Né costituisce una novità che vada contro quel modello la scelta di Davide Mereghetti, come amministratore delegato, effettuata sei mesi fa. Una scelta di evidente garanzia per i grandi creditori bancari e finanziari dove ha sviluppato tutta la sua carriera senza mai aver avuto esperienze nell’ambito delle costruzioni prima di entrare, dalla porta principale in C.M.C. Infine il direttore generale, Paolo Porcelli, al centro di tutti i progetti esteri dall’inizio del secolo in avanti. Non un buon pedigree visti gli scandali per tangenti esplosi in tante delle aggiudicazioni africane e asiatiche. Resta fra l’altro pendente sul suo capo il mandato internazionale di arresto spiccato da magistrati kenioti per lo scandalo delle dighe Kimwarer e Arror, mai realizzate a dispetto dell’incasso di ghiotti anticipi sul costo finale (gonfiato secondo l’accusa).

Come Ravenna in Comune lo abbiamo già scritto e torniamo a ribadirlo. Se C.M.C. utilizzerà questo passaggio per azzerare definitivamente il capitolo grandi opere e degli scandali connessi, tra i quali ricordiamo la TAV valsusina, sarà una vera e propria rinascita dalle proprie ceneri. Se invece persisterà nel modello già seguito, non vi sono molte ragioni per sperare in un esito diverso, a qualche tempo di distanza, dalla caduta appena evitata al pelo. Il compito di indirizzare la cooperativa su un nuovo paradigma non può che essere dei soci. Ma anche la comunità di Ravenna può aiutare in questo senso. Pronta a gioire e a unirsi alla compagine sociale nel momento dello scampato pericolo, del resto, la collettività sarà inevitabilmente coinvolta da un fallimento del progetto di rilancio della cooperativa. Noi tifiamo per il trionfo dei valori cooperativi che su tanta gloriosa storia poggiano i piedi ma, se verranno ancora una volta traditi, questa volta né i soci né l’economia ravennate potranno invocare la solidarietà che fino ad oggi ha contraddistinto l’intero Comune, a partire dalle sue istituzioni.

#MassimoManzoli #RavennaInComune #Ravenna #CMC

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Cmc, arriva l’ok all’omologa del concordato. Il Tribunale di Ravenna ha pubblicato il decreto di omologa per la cooperativa di costruzioni. Che ha un portafoglio ordini di 2,2 miliardi e che aveva un indebitamento bancario di due miliardi

Sorgente: La CMC è salva

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