COMUNE: QUEI BANCHI VUOTI DELLA SINISTRA

Prendiamo spunto da una recente riflessione di Maria Paola Patuelli, intellettuale impegnata da decenni sul lato sinistro della storia e molte altre cose ancora non riassumibili in queste poche righe. A margine di alcune considerazioni, che hanno anche riguardato la prima riunione in più di due anni della Commissione Politiche e cultura di genere, si è chiesta:

«Possibile che l’aggressione misogina di evidente radice patriarcale, partita da banchi della destra, che ha colpito anche la Casa delle Donne, non presente, non abbia avuto adeguata risposta dai banchi della sinistra?».

L’argomento è quello dello svolgimento dei lavori della Commissione Consigliare che ha visto l’esclusione dai lavori della Commissione di Linea Rosa (e del vice Prefetto), attacchi alla Casa delle Donne e discorsi di cui vergognarsi da parte di molti degli intervenuti (uomini). Non ne riparliamo qui, dopo averne già trattato il 29 gennaio scorso (“Violenza di genere: inadeguatezza dei consiglieri comunali”) ed aver espresso già il giorno prima «tutta la nostra vicinanza e solidarietà alla Casa delle Donne e alle associazioni femminili alla stessa aderenti per gli attacchi subiti».  Ci soffermiamo piuttosto sullo stupore della Professoressa circa la mancanza di «adeguata risposta dai banchi della sinistra».

Ricordiamo infatti che, in Consiglio Comunale, la sinistra non siede più da quando Ravenna in Comune ha cessato di rappresentarla dentro a Palazzo Merlato non essendosi presentata alle elezioni dell’ottobre 2021. Nessun gruppo consiliare in questa consigliatura si è mai definito di sinistra, collocandosi piuttosto a destra, centrodestra, centro o centrosinistra. Per quanto riguarda la cosiddetta coalizione di centrosinistra che amministra il Comune, al centrosinistra come collocazione fa riferimento esplicito il Partito Democratico sin dalla fusione a freddo tra DS e Margherita da cui è sorto. E altrettanto può dirsi ormai dei Cinque Stelle, abbandonate le velleità del fondatore. Più ambiguità porta in sé la lista Ama Ravenna (già de Pascale) stando alle reiterate affermazioni del suo primo promotore, ossia de Pascale, che l’ha così definita: «Un’esperienza trasversale, con un punto di vista prettamente civico, che può rappresentare un terreno fertile per tutti quei cittadini e cittadine che non si riconoscono nelle forze politiche di centrosinistra». E sul bordo centrale della coalizione siedono sia i Repubblicani che Azione (in realtà gruppo Misto). Ravenna Coraggiosa è evaporata dopo aver portato a conclusione l’operazione elettoralistica a favore del PD per cui era stata piazzata sulla scheda ma, comunque, faceva anch’essa riferimento al centrosinistra.

Per rispondere alla domanda della perplessa Maria Paola Patuelli, dunque, nessuna voce poteva levarsi dai banchi della sinistra in quanto nell’aula del Consiglio ravennate mancano sia i banchi che la sinistra. Che cosa la mancanza di questa rappresentanza possa comportare, forse, anche occasioni come quella della Commissione del 26 gennaio scorso possono aiutare a comprenderlo. Così come rendono, forse, evidente l’entità del danno arrecato ad un pensiero di “sinistra” e al suo sistema valoriale dalle volute ambiguità di chi, di sinistra non è, ma da quel termine non si tiene purtroppo lontano. Vale la pena ricordare come di sinistra si sia riempito la bocca pure Renzi, quando gli faceva comodo. E, per restare in ambito locale, gli stessi Bonaccini e de Pascale usano identica strategia di comunicazione, benché i rispettivi obiettivi politici non possano esservi più lontani. Facciamo chiarezza con qualche esempio: il centrosinistra da decenni s’è accodato al neoliberismo mentre la sinistra non accetta di lasciare mano libera ai padroni; il centrosinistra sostiene i finanziamenti alla sanità privata e alle scuole confessionali mentre la sinistra richiede che le risorse pubbliche vadano solo ai servizi pubblici; il centrosinistra consente alla speculazione edilizia di cementificare anche dove c’è rischio di inondazioni e la sinistra pretende che il consumo zero di suolo non sia solo uno slogan; il centrosinistra dà disco verde all’esportazione di armi nei contesti bellici e la sinistra si richiama al ripudio della guerra sancito dalla Costituzione; il centrosinistra va a braccetto con le multiutility e la sinistra ricorda che non si sta rispettando l’esito del referendum sull’acqua pubblica; il centrosinistra appoggia ogni richiesta della lobby del fossile mentre la sinistra chiede che la dichiarazione di emergenza climatica venga finalmente attuata; il centrosinistra ha smesso anche con le lacrime di coccodrillo all’annuncio delle morti su lavoro e la sinistra, invece, sostiene la necessità di rendere antieconomici i risparmi sulla sicurezza a partire dall’introduzione dell’omicidio su lavoro per i padroni che si arricchiscono sulla pelle di lavoratrici e lavoratori; e così via… Per farla breve, nella scelta di campo tra privilegiati e classi popolari, il centrosinistra appoggia ogni richiesta dei primi, mentre la sinistra non può che schierarsi con le seconde.

Chi, la prossima volta che si approssimerà una scadenza elettorale, sentisse i soliti appelli interessati al voto utile o al contrasto alle destre, non abbia dubbi. Comunque si definiscano le formazioni politiche che lanciano questi appelli, appartengono a quel centrosinistra che certo ha più elementi in comune col centrodestra che con obiettivi e valori di una sinistra degna di questo nome. 

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Fonte: Ravenna Notizie del 30 gennaio 2024

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