IL CALDO CHE HA UCCISO SULLA MARMOLADA INCOMBE SULLA CITTA’

7 morti, una decina i feriti di cui due in gravissime condizioni e ancora una quindicina i corpi ancora dispersi sotto rocce e ghiaccio. Questa la situazione dopo quel che è accaduto domenica sulla Marmolada. La causa: l’innalzamento della temperatura a livello planetario. Il Comune di Ravenna è in piano e per trovarci dei ghiacciai bisogna risalire piuttosto indietro nel tempo. Gli effetti dell’aumento delle temperature, però, li conosciamo bene. Mai come in questa estate scoppiano incendi. Se allarghiamo lo sguardo alla provincia interessano le aree boschive collinari. Se ci fermiamo più vicino alla città capoluogo sono i campi coltivati ad andare a fuoco, uno dopo l’altro. C’è l’innalzamento del mare che si mangia la costa e che è appena costato alla Regione 23 milioni di euro: un intervento di ripascimento che, se siamo fortunati, conserverà la spiaggia almeno fino alla fine dell’estate. Abbiamo una siccità che non trova confronti nella memoria di chi la sta subendo. Ci sono gli eventi meteo estremi, dalle grandinate alle bombe d’acqua, che hanno sostituito le “semplici” piogge.  Eccetera eccetera.

Conosciamo altrettanto bene le cause del riscaldamento climatico. Terrapiattisti a parte, nessuno contesta più quanto a livello scientifico è stato denunciato da decenni: i cosiddetti gas serra che, causando l’omonimo effetto, provocano l’aumento della temperatura terrestre. Sono diversi ma quelli incrementati dalle attività umane sono principalmente l’anidride carbonica, il metano e l’ossido nitroso. Per tre quarti le emissioni sono dovute ad attività correlate alla produzione di energia da combustibili fossili. Il “contributo” del gas metano, quello che per brevità siamo soliti chiamare gas e basta, è estremamente rilevante ed in crescita esponenziale. Infatti oltre a produrre CO2 bruciando, l’immissione diretta in atmosfera (inevitabile nei processi estrattivi e di trasporto) trattiene sino a 30 volte più calore della stessa CO2.

E la politica? Apparentemente “predica” bene. Sia a livello nazionale dove è tutto un parlare di indispensabilità di riduzione delle emissioni di gas serra e di conseguente urgenza di sostituzione dei combustibili fossili con fonti rinnovabili. Anche a livello locale le istituzioni si direbbero aver compreso. Sindaco e assessori hanno partecipato alle manifestazioni di sensibilizzazione del movimento Fridays for Future. Il Sindaco è stato proponente di una mozione per la dichiarazione di emergenza climatica approvata dal Consiglio Comunale il 16 luglio 2019. La maggioranza che sostiene il Sindaco si dichiara favorevole al consumo di suolo zero, alla transizione alle energie rinnovabili, allo sviluppo sostenibile, perfino alla pace nella comprensione che la guerra sta rendendo le cose più difficili, ecc.

I problemi, come ben sappiamo, nascono al momento di “razzolare”. A livello nazionale si è approfittato del conflitto ucraino per tirare il freno a mano rispetto al già lentissimo incedere della transizione energetica alle rinnovabili. A Ravenna, non è proprio questione di freno a mano, bensì di accelerazione in tutto ciò che favorisce l’industria del fossile, ENI in testa. Dalle costosissime finte pericolose soluzioni della più grande discarica al mondo di CO2 (parole di Descalzi, AD di ENI), all’incremento delle estrazioni di metano al largo di Ravenna. Perfino quel rigassificatore già respinto nel 2008. Ora poi le manifestazioni coi Fridays for Future sono state sostituite dalle conventions con gli industriali del fossile. E non vanno dimenticate, sul fronte del “consumo di suolo”, le impermeabilizzazioni a tutto spiano.

Il giorno dopo l’approvazione della mozione per la dichiarazione di emergenza climatica Ravenna in Comune, rappresentata dal suo capogruppo Massimo Manzoli (assieme al gruppo misto) rilasciava questa dichiarazione:

«Noi chiediamo che l’impegno di oggi non sia volto solo a tranquillizzare le nostre coscienze, ma deve essere lo stimolo per un nuovo modo di fare politica. Questo documento deve spingerci, ad esempio, a piantare più alberi, per creare nuovi polmoni verdi soprattutto nella pianura padana, uno dei territori più inquinati al mondo, proprio perché disboscato quasi completamente. Questo documento deve farci riflettere su ogni metro quadrato che andiamo ad impermeabilizzare con nuove costruzioni, perché non ce lo possiamo più permettere. Dobbiamo spingere sul recupero dell’esistente, come del resto già previsto dalla legislatura vigente. Basta eccezioni! Questo documento deve incentivare le nostre scelte energetiche, portandoci verso l’elettrico rinnovabile, per abbandonare definitivamente il fossile. Questi sono quindi gli impegni che dovremo prendere quotidianamente, Soprattutto nelle piccole/grandi scelte che effettueremo in consiglio comunale, dove dovremo essere coerenti rispetto ciò che riporta questa mozione. Ricordiamoci che, malgrado i nostri tentativi di distruzione, la natura si salva e si ripara sempre. Chi invece rischia di estinguersi per le proprie azioni è l’uomo».

Per ora, come detto, peggio di così chi amministra la città non avrebbe potuto “razzolare”. O Ravenna trae in fretta le conseguenze di quanto esposto sopra o l’accelerazione del cambiamento climatico sarà inarrestabile. Quel cambiamento che, se non rallentato, causerà la scomparsa stessa della città (che oggi dista una decina di chilometri dalla costa) inghiottita dal mare entro la fine del secolo. Per allora nessuno di noi adulti sarà presente, ma i bambini che nascono adesso subiranno le conseguenze delle imperdonabili idiozie di cui le istituzioni a Roma e a Ravenna portano la responsabilità.

#RavennainComune #Ravenna #rigassificatore #Marmolada #rinnovabili

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«Tra 50 anni la Marmolada sarà un ricordo»: lo prevede Luca Mercalli

Fonte: Il Gazzettino del 26 ottobre 2019

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Mercalli: “Estrazioni e cemento, Ravenna rischia di finire sott’acqua”

Fonte: Corriere Romagna del 18 agosto 2021

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