ANCHE PER IL PRESIDENTE ROSSI UN NUOVO GRANDE TERMINAL CONTAINER A RAVENNA NON HA SENSO?

Rossi ha “sganciato la bomba” e ha rimesso in discussione la realizzazione del nuovo terminal container che dovrebbe sorgere nell’ambito del progetto Hub 2030 (o, almeno, così lo chiamiamo noi, visti i tempi per la realizzazione). Il Presidente dell’Autorità Portuale ci ha già abituato a posizioni nette e decise quando rilascia interviste alla stampa non locale. Lo aveva fatto, ad esempio, dichiarando a Il Sole 24 Ore, dopo il disastro di Beirut, che non c’era nessun deposito nei porti italiani di nitrato d’ammonio. Lo avevamo costretto ad una brusca marcia indietro ricordandogli che proprio a Ravenna ce n’è uno dalla fine degli anni “50 del secolo scorso.

Così non dovrebbe stupirci, come invece ci accade, leggere su Ship2shore (giornale specialistico di logistica portuale) quanto dichiarato da Rossi in un seminario sulla riforma portuale organizzato dal suo collega di Venezia (“Il cluster marittimo chiede più semplificazione anche nella Babele delle concessioni” di Pietro Roth):  

A chiedere un maggior coordinamento a livello nazionale è stato il presidente di Assoporti e dell’AdSP del Mare Adriatico Centro Settentrionale (Ravenna), Daniele Rossi: “Un coordinamento – ha detto collegandosi da via Antico Squero – che dovrebbe avvenire all’interno della Conferenza dei Presidenti con un dialogo strategico sull’intero sistema portuale. Non ha senso che ogni porto faccia tutto, bisogna individuare delle specificità e puntare su quello. Ad esempio mi chiedo: avrebbe senso, da parte mia, rilasciare una concessione per un grande terminal container?”.

Una affermazione che sa di pietra tombale sul progetto Hub Portuale di Ravenna.

A questo punto torniamo a chiedere a cosa dovrebbe servire quel chilometro di nuove banchine con correlati metri cubi di fanghi da estrarre che, per l’appunto, sarebbero in progetto proprio per il nuovo grande terminal container. Forse, alla fine, Rossi si è accorto anche lui che, ammesso e non concesso servano a qualcosa nel futuro, meglio sarebbe spostare quelle banchine e il problema di smaltire i relativi fanghi alla seconda (lontana) fase. Del resto, nessun investimento risulta nel bilancio di chi possiede i terreni retrostanti le banchine, cioè SAPIR. Dunque, meglio risparmiare risorse economiche per qualcosa di utile, come ad esempio l’elettrificazione delle banchine, piuttosto che costruire banchine utili solo per incrementare i valori dei terreni deserti di SAPIR. Comprensibile, del resto, che SAPIR non investa in un terminal container destinato a rimanere vuoto, in mancanza di fondali adeguati ad attrarre un naviglio con pescaggio importante per impossibilità naturali (fuori dalle dighe non si può scavare e sperare che il buco non si riempia subito!) Per giunta con il terminal container che già possiede (TCR) lontano dal raggiungimento dei quantitativi potenzialmente movimentabili per i quali è stato a suo tempo costruito. È sempre stata la posizione che abbiamo espresso come Ravenna in Comune, ora rafforzata dal crollo della globalizzazione dei traffici, già iniziato pre-pandemia e confermata nelle previsioni avanzate dal WTO alla luce degli ultimi avvenimenti.

Meglio un ravvedimento tardi che mai, d’altra parte. Ma il dubbio resta: è veramente d’accordo con noi, Signor Presidente?

[nell’immagine da PortoRavennaNews: il rendering del progetto “grande terminal container” per il quale ad oggi solo l’Autorità Portuale ha messo a bilancio le risorse (pubbliche) per il banchinamento fronte canale; gli investimenti per il terminal vero e proprio, che dovrebbe sorgere sui terreni di SAPIR, non sono nei bilanci di quest’ultima società]

#MassimoManzoli #RavennainComune #Ravenna #porto #terminalcontainer

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Il cluster marittimo chiede più semplificazione anche nella Babele delle concessioni

Fonte: Ship2shore del 16 ottobre 2020

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