PORTO: PROFONDO ROSSO. MA PER L’AUTORITÀ PORTUALE VA SEMPRE MEGLIO

Cominciamo a chiederci quanto le sorti del porto di Ravenna siano legate alle dinamiche di profilo decisamente basso della campagna per la rielezione del presidente dell’Autorità Portuale. Sul sito dell’ente è infatti stato pubblicato l’andamento del traffico nei primi sei mesi. Come avevamo previsto anche giugno, nel confronto con lo scorso anno, è stato un mese negativo. Abbiamo avuto un -3,3% in gennaio, una sostanziale stabilità in febbraio (+0,9%), un -30,4% in marzo, pressoché confermato in aprile (-28,9%) e in maggio ( -25,7%). Giugno non si sposta: sempre un quarto in meno abbondante sul mese corrispondente dello scorso anno: -25,6%. Vuol dire che in un semestre si è movimentato su Ravenna quasi un quinto in meno rispetto allo scorso anno: -2.636.046 tonnellate corrispondenti ad un -19,7%. Solo che, mentre maggio era un mese di transizione rispetto al periodo di lockdown interno al Paese, in giugno ne eravamo completamente fuori. Anche questo avevamo anticipato: c’è un cambio di paradigma a livello di commercio internazionale dove il lungo periodo di crescita della globalizzazione, già in frenata pre Covid-19, è in precipitosa ritirata. Con corrispondente ricaduta sui traffici e sui porti.
Per questi motivi, il segno rosso nei traffici (e nelle entrate) non è una condizione unica del porto di Ravenna, ovviamente. Trieste nel primo semestre ha registrato un -14%. La Spezia e Carrara fanno -20%. Venezia -12,4%. Genova e Savona -17%. Del resto, a livello mondiale, nel 2020 si stima ad un -32% il movimentato rispetto all’anno precedente. Senza che dall’eventuale ripresa ci si possa aspettare più di tanto visto il fiorire di dazi nello scambio tra macro-aree geografiche.
In tutto questo il porto di Ravenna sconta degli ulteriori handicap. Non ha mai fatto manutenzione dei fondali negli ultimi 10 anni e, quando altri porti si ammodernavano e consentivano di aumentare il pescaggio, a Ravenna si perdeva tempo prezioso pur di liberarsi di un presidente dell’ente porto scomodo al PD e al PRI (che pure lo avevano eletto). Inoltre è un porto di importazione e perciò patisce il fatto che a un relativo miglioramento delle esportazioni italiane non corrisponda un aumento delle importazioni per il perdurante crollo della domanda interna.
Noi già un mese fa proponevamo di tenere conto di tutto ciò e di correre immediatamente ai ripari per garantire un futuro al porto, all’economia del nostro territorio e, soprattutto, a chi dal porto trae un reddito. Scrivevamo: «Va percorsa anche a Ravenna una strada nuova. Sul modello di Trieste, per quanto possibile. Agendo da subito sul “progettone” ad esempio. Rinviando alla seconda (al momento ipotetica) fase la realizzazione del chilometro di banchine delle piattaforme logistiche e anticipando a questa prima, ad esempio, l’indispensabile impianto per il ricondizionamento delle sabbie di escavo, trasformandole da rifiuto in materiale reimpiegabile. Questo impianto, indispensabile sia durante gli escavi di approfondimento che per le manutenzioni dei fondali, è inspiegabilmente uscito dalle priorità dell’Autorità Portuale. Le risorse economiche (pubbliche, ricordiamocelo, perché nel “progettone” non ci sono soldi privati) potrebbero essere impiegate:
˗ per realizzare, appunto, l’impianto di trattamento dei fanghi;
˗ ma anche per una elettrificazione delle banchine da Rossi esclusa proprio per mancanza di risorse;
˗ per espropriare SAPIR dei terreni della penisola Trattaroli, risolvendo in un colpo solo sia le problematiche di SAPIR (società in cui si accavallano malamente funzioni pubbliche con interessi privati) che quelle di sviluppo del porto. Infatti, i terreni della penisola Trattaroli costituiscono l’indispensabile spazio di sviluppo del porto di un domani, per ora lontano, in cui forse i traffici torneranno a crescere ed a rendere importante creare infrastrutture adeguate ad intercettarli. Oggi, invece, ben potrebbero ospitare quelle casse di colmata la cui mancanza obbliga a perdere tempo prezioso svuotando e riempendo l’unica cassa di contenimento dei fanghi oggi disponibile.
Ma anche
˗ la modernizzazione delle strade portuali e dei collegamenti ferroviari, oggi non prevista, potrebbe avvantaggiarsene.
E, infine, se proprio l’Autorità Portuale, volesse dimostrare di essere un ente a servizio della collettività (esercizio al quale non sembra propensa a dedicarsi), potrebbe affrontare
˗ il problema della bonifica della darsena come bacino di acque fortemente inquinate.
Tutto questo ci darebbe, assieme alla
˗ ricostruzione delle vecchie banchine del porto e
˗ all’approfondimento dei fondali già indicati nel “progettone”
un porto moderno, al passo con i tempi, in grado di attrarre traffici e di dare un reddito alle tante e ai tanti che potrebbero ricavarlo da un aumento dell’occupazione. In un porto più sicuro».
Niente di tutto questo persegue l’Autorità Portuale guidata da un Daniele Rossi che si avvia alla conclusione del mandato a fine novembre 2020. Rossi è costretto a “nascondere” i dati del semestre dietro ad una indimostrabile fiducia in una inversione di rotta prossima ventura premessa nella nota diffusa alla stampa. Di tutto questo al momento non si vede purtroppo alcun segnale. Si vede invece un importante calo nelle ore lavorate in porto e, conseguentemente, nelle retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori del porto dove, tra l’altro, il contratto collettivo è scaduto già da due anni. Rossi sa che per conquistarsi il sospirato secondo mandato (che frutta per il quadriennio quasi un milione di euro: 230.000/anno) deve mandare avanti il progettone senza modificarne le parti che fanno comodo a chi dalla loro attuazione ci guadagna e, perciò, deve continuare a sostenere (nonostante ogni dato dica il contrario) che tutto tornerà come prima quanto a prospettive di traffico. L’importante, come spesso suggerisce il vicesindaco, è “non disturbare il manovratore”.
Ravenna in Comune invece “il manovratore” intende disturbarlo.
La domanda che ci poniamo è: il porto può permettersi di perdere il proprio futuro per garantire a pochi di trarne profitti nell’immediato senza alcuna visione realistica del futuro? La risposta che ci diamo, unici tra i molti sia di maggioranza sia di opposizione, continua ad essere “no”!

#MassimoManzoli #RavennaInComune #Ravenna #porto #traffici

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Traffici: luglio torna in attivo del 2,5%, il semestre Covid ha fatto perdere il 19,7%

Fonte: PortoRavennaNews del 5 agosto 2020 Primo semestre disastroso ma Rossi è ottimista

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Il Mit assegna 85 milioni per fondali a -14,50 metri

Fonte: I soldi il Mit li assicura ma è la capacità di progettare un porto utile che manca

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