TUTELA DEI LAVORATORI: I FATTI E LE CHIACCHIERE

La cartina di tornasole sono gli avvocati. I penalisti. Da chi assume la difesa di indagati, imputati e condannati o assolti, si capisce subito qual è il peso della faccenda. Così, quando abbiamo letto nomi di avvocati di grande fama impegnati nel “caso” della Mib Service Srl, è stato come un naturale richiamo a prestare attenzione. Perché è una vicenda che, indubbiamente, la merita.

Seguiamo il Corriere di Romagna di ieri (“Inchiesta sulla Mib a Ravenna, trema il settore del turismo” di Alessandro Cicognani):

«Quasi sei milioni di euro, questo è l’ammontare del sequestro preventivo, finalizzato alla confisca diretta, disposto dal gip Corrado Schiaretti nei confronti della ravennate Mib Service srl. E, tra l’altro, la cifra potrebbe essere la punta dell’iceberg, perché solo il prosieguo delle indagini della Guardia di finanza potrà svelare l’esatto sgravio fiscale garantito dalla presunta operazione illecita che, secondo il giudice, andrà ben oltre le somme quantificate fino ad ora. Quella avviata dal procuratore capo Alessandro Mancini e dal sostituto procuratore Monica Gargiulo potrebbe essere un’inchiesta pesantissima, perché partendo dagli uffici di un’apparente piccola società nascosta tra gli edifici della Darsena, si arriverebbe a scuotere le fondamenta stesse di decine e decine di ristoranti, pub, alberghi, stabilimento balneari e discoteche ravennati, ma anche del resto della riviera. Uno tsunami che rischia di veder coinvolta buona parte del mondo turistico e ricreativo ravennate, con nomi anche altisonanti. Eh sì, perché in quasi dieci anni di attività la Mib Service srl sarebbe riuscita a chiudere contratti con ben 122 imprese del territorio, garantendo loro tutta una serie di servizi per il personale che, tuttavia, secondo gli inquirenti avrebbero avuto il solo scopo di consentire l’evasione dell’Iva e di altre imposte ai clienti e alla srl stessa. Scoprire come avvenisse tutto ciò è il cuore di un’indagine complessa che ora ha portato ai primi sequestri […].

Entrando nel merito dell’inchiesta iniziata nel 2017 (in seguito a un controllo fiscale effettuato dai finanzieri) la Mib Service si proponeva sul mercato, all’attenzione degli imprenditori del settore turistico e ricreativo, prospettando un modello d’impresa moderno, fondato sulla formazione del personale, sulla progettualità, sull’analisi e sull’adeguamento step by step. Insomma, quello che il giudice Schiaretti definisce chiaramente con le parole “un vestito sartoriale” cucito addosso al cliente. Peccato che questa immagine sarebbe stata solo apparente, dato che quanto pubblicizzato veniva costantemente disatteso.

Secondo quanto dichiarato, la Mib sostanzialmente operava in prima battuta con una consulenza, per poi prendere in mano tutta la gestione dei dipendenti attraverso lo strumento dell’appalto di servizi. In realtà, secondo gli inquirenti, l’operazione sarebbe stata del tutto fittizia, dato che i lavoratori continuavano ad essere assunti, gestiti e poi licenziati direttamente dalle imprese clienti. Qual era dunque l’utilità alla fine di Mib? Secondo il pm le attività che hanno beneficiato dei suoi servizi non avrebbero modificato, di fatto, nulla della propria organizzazione, ma avrebbero semplicemente frapposto fra sé e i loro dipendenti (molti dei quali inconsapevoli) lo schermo di una società operativamente inesistente (appunto la srl ravennate), che avrebbe consentito sia a loro che alla stessa Mib risparmi di imposta, illeciti sgravi contributivi e, verosimilmente, anche ritorno di utili extracontabili».

Più esplicito, con tanto di nomi e cognomi, il Resto del Carlino, sempre di ieri (“Mib, quei dipendenti fantasma. «Frodati i lavoratori e lo Stato» Così il Gip Corrado Schiaretti motiva il provvedimento: gli imprenditori avrebbero beneficiato del sistema. In caso di vantaggi fiscali dovranno giustificare le mancate coperture contributive” di Andrea Colombari):

«Una cosa è ovvia per il gip: tutti i dipendenti della Mib, in realtà non sono mai stati dipendenti della Mib. E qui si apre un capitolo anche per loro: perché a essere frodati – prosegue il giudice – non erano solo gli interessi fiscali dello Stato: ma anche gli stessi lavoratori visto che le retribuzioni annoveravano voci, come la indennità di trasferta, non soggette a obblighi contributivi. Uguale cioè a ricadute sulla pensione. E gli imprenditori che invece avevano presumibilmente beneficiano del sistema? Per il gip ci sono due opzioni. La prima: potrebbero sostenere di non avere avuto alcun vantaggio economico da tutte queste operazioni: ma allora perché mai si erano inseriti in un meccanismo senza vantaggi e così complesso e problematico? La seconda: potrebbero ammettere di avere avuto vantaggi fiscali, ma nel caso dovranno poi dare spiegazioni soprattutto sugli obblighi contributivi nei confronti dei loro dipendenti.

Intanto a parlare sono stati proprio questi ultimi, in qualità di testimoni. Ed è stato grazie alle loro parole che è arrivata per il gip la conferma al quadro tracciato dalla guardia di Finanza. Gli esempi citati dal giudice nella sua ordinanza, partono da un lavoratore che nel 2016 si era rivolto al titolare di un esercizio di ristorazione: Cristiano Ricciardella. Dopo una settimana di prova, il lavoratore aveva sottoscritto il contratto con Mib negoziando l’importo della paga con lo stesso Ricciardella. Quindi a fine 2017, era stato assunto dalla società di Ricciardella e di Mascia Ferri. Tra i locali, viene citato poi America Graffiti: in particolare durante una riunione, personale Mib avrebbe istruito i dipendenti a esibire il cartellino con la scritta Mib. Figura quindi il Donna Rosa, anche in questo caso tirato in ballo da un dipendente. Sempre un lavoratore ha parlato dell’hotel Miami e di un colloquio con lo chef con accordi sullo stipendio: ma il contratto – prosegue l’ordinanza – gli era stato inviato a casa da Mib. Un lavoratore ha riferito di avere portato un curriculum nel 2017 alla pasticceria Palumbo. Agli inquirenti ha spiegato di avere appreso di essere dipendente della Mib solo dopo l’assunzione in pasticceria. Un’altra lavoratrice ha descritto la sua esperienza ai Furfanti: a un certo punto il responsabile avrebbe comunicato ai dipendenti che sarebbero stati assunti tutti da un’agenzia, la Mib, dopo dimissioni volontarie e che avrebbero guadagnato cento euro in più. Tutti avevano aderito e si erano licenziati alla Cgil. Dopo circa due mesi, c’era però stato il percorso inverso. Vicenda definita analoga, aveva avuto come contesto il Singita: invio di curriculum ad annuncio internet, colloquio, accordo per periodo prova, invito a rivolgersi alla Mib. Lo stesso lavoratore a metà dicembre 2018, con medesima trafila, aveva lavorato al bar Mattei il quale a fine marzo 2019 lo aveva assunto direttamente[…].

Per i lavoratori, il rapporto con il datore di lavoro rimaneva invariato: tanto che era capitato addirittura che qualche dipendente fosse passato sotto Mib a sua insaputa. Ma continuavano a essere le imprese a scegliere il personale, a farlo assumere alla Mib o a farlo licenziare da questa. I vantaggi? L’elenco del gip annovera per i fruitori lo sgravio degli oneri contributivi, previdenziali e assistenziali, la possibilità di potere abbattere reddito oltre a quella di detrarre Iva. Nessun dubbio per il giudice: si è trattato di un “consolidato sistema di frode fiscale” messo in piedi dai cinque indagati e del quale hanno beneficiato decine di clienti, ovvero imprenditori ravennati. Come dire che il rapporto di lavoro esisteva solo formalmente: documenti cioè presumibilmente privi di consistenza e creati per rappresentare una realtà definita “inesistente” e per produrre fatture bollate come false».

Come Ravenna in Comune facciamo una riflessione politica. Bar, pasticcerie, ristoranti, pub, alberghi, discoteche e stabilimenti balneari, ma non solo, hanno pagato perché qualcuno si interponesse come datore di lavoro “fittizio” tra loro stessi e le persone che per loro lavoravano. Lo hanno fatto consapevolmente, ben sapendo di trovarsi di fronte, secondo le parole del gip, una società “strutturalmente inesistente, di comodo”, una “cartiera evoluta”, “stabilmente e durevolmente asservita” alla “commissione di attività illecite” essendo stata accertata l’assenza di qualunque attività di formazione a favore dei lavoratori. Si tratta di un numero elevatissimo di esercizi commerciali ravennati. Non è una novità che lo sfruttamento del lavoro, in forme diverse, sia radicato in tutti i settori. Dall’agricoltura all’industria, dal porto al commercio. Questo è il problema. Ed è un problema che l’Amministrazione cittadina deve porsi e risolvere anche prima che la giustizia faccia il suo corso e tragga le sue conclusioni.

Torniamo ancora una volta a chiedere al Sindaco che sia celermente attivato presso la prefettura di Ravenna l’Osservatorio per la legalità e la sicurezza sul lavoro. Lo abbiamo indicato nel nostro programma elettorale nel 2016, abbiamo presentato l’ordine del giorno in Consiglio Comunale nel dicembre 2018, abbiamo ottenuto di poterlo trattare nella seduta del 18 giugno di un anno fa. Il Consiglio Comunale senza voti contrari ha deciso di impegnare il Sindaco ad attivare l’Osservatorio. Dopo un anno, ancora niente, mentre gli episodi si sono moltiplicati: oramai non passa giorno che la stampa non ne citi uno. È evidente però che quello che per Ravenna in Comune, per la magistratura, per i sindacati e per i lavoratori è un problema, non è sentito come tale dalla maggioranza di PD & soci. A parlare sono i fatti. Le chiacchiere stanno a zero.

#MassimoManzoli #RavennaInComune #Ravenna #PD #Sindaco #lavoro #sfruttamento

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Inchiesta sulla Mib a Ravenna, trema il settore del turismo

Fonte: Corriere di Romagna 10 luglio 2020 – 6 milioni di euro di sequestro preventivo

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Fornivano lavoratori al turismo, sospetta evasione: 5 indagati, sequestrati 5,8 mln

Fonte: Ravenna & Dintorni 10 luglio 2020 – Nel mirino la società Mib Service e 122 contratti di appalto

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Bar, cucina e sala? In appalto. Il nuovo fenomeno diffuso anche nel Ravennate

Fonte: Ravenna & Dintorni 10 giugno 2017 – Mib e altri gestiscono i lavoratori per conto terzi

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Ravenna In Comune: “Condizioni dei lavoratori nella ristorazione al limite dello sfruttamento”

Fonte: Ravennanotizie 8 ottobre 2018 – Massimo Manzoli: “Una volta iniziato a prendere servizio dentro un bar o ristorante, il lavoratore si ritrova spesso a lavorare anche il doppio delle ore stabilite da contratto”

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