LA PIOGGIA E IL VOTO UTILE

Da domani vengono meno tutte le misure emergenziali dovute ai picchi di PM10. A dirlo è un bollettino di ARPAE di oggi.

«Rientra l’allerta in tutta l’Emilia Romagna: il 17 gennaio le misure emergenziali erano scattate in tutti i comuni PAIR della regione, ad eccezione di Forlì e Cesena, a causa del protrarsi dei superamenti della soglia di legge del PM10. La perturbazione che ha interessato tutto il territorio regionale nel weekend del 18-19 gennaio ha portato ad una drastica riduzione della concentrazione delle polveri, facendo rientrare i valori registrati dalle stazioni di monitoraggio della rete regionale entro il limite di 50ug/m3».

Come ampiamente previsto è stata la pioggia, solo la pioggia, a riportare alla “normalità” la nostra Regione e il nostro Comune. Quanto durerà? Nelle ultime due settimane le giornate in cui la concentrazione di PM10 nell’aria è stata sotto il livello limite a Ravenna sono state solo 5. Dovrebbe essere uno dei temi cardine della campagna elettorale assieme all’emergenza climatica, alla tutela dell’ambiente, alla messa in sicurezza del territorio.

Eppure non è così. Lo “certifica” Legambiente Emilia-Romagna che ha rivolto «alle forze politiche in lizza per le elezioni regionali un impegno su 6 punti cruciali per una svolta verde, una svolta necessaria per garantire il futuro delle comunità ancora prima che per l’ambiente.  La maggiore attenzione delle proposte dell’associazione è rivolta al clima e al lavoro, con richieste che toccano le scelte infrastrutturali e di investimento e che chiedono soprattutto lo sforzo di costruire un futuro differente. Una capacità che l’Emilia-Romagna ha già avuto nei decenni del dopoguerra, proponendo modelli sociali ed economici all’avanguardia nel paese e nel mondo. Le proposte tengono assieme tanto il principio di tutela dell’ambiente, dell’incolumità e salute dell’uomo, quanto l’obiettivo di mantenere i livelli attuali di occupazione». 

Naturalmente le forze politiche avrebbero potuto dissentire, controproporre, ecc. ecc. Però molte non lo hanno fatto. Non hanno evidentemente ritenuto importante confrontarsi sul tema proposto. In particolare, non lo ha fatto la destra: tutta. Ma non lo ha fatto nemmeno il PD. E i 5stelle? Così Legambiente: «Nessuna risposta ufficiale nemmeno dal M5S anche se il candidato presidente, Simone Benini, ha proposto con noi un incontro che deve ancora tenersi». Solo da sinistra si è “battuto un colpo”. 

Precisa Legambiente: «Siamo a sottolineare che l’urgenza dei Cambiamenti Climatici – circa 11 anni secondo le analisi dell’IPCC per evitare che il disastro sia irreversibile – impone a tutti (cittadini, istituzioni, mondo economico) di attuare subito scelte coerenti con questa battaglia.  In questo percorso, oltre a frenare le emissioni di gas climalteranti, è vitale attuare tutte le politiche possibili per proteggere cittadini e attività economiche dai Cambiamenti Climatici già in atto. I prossimi 5 anni saranno dunque cruciali a ogni livello di governo».

Appunto, diciamo noi. Siamo alle solite. Qualcuno guarda all’interesse privatissimo dell’oggi (ottenere il voto di quella categoria e non perdere quello di quell’altra) e si disinteressa del futuro collettivo di un domani sempre più vicino e che, comunque, ogni anni anno, ogni stagione, fa sentire i suoi effetti negativi. Per qualcuno l’orizzonte temporale è quello di domenica prossima, altro che i prossimi anni… E, allora, non è forse questo uno degli aspetti a cui prestare attenzione al momento del voto: quello di scegliere rappresentanti in grado di prendere decisioni che ci consentano di avere ancora un futuro? A noi sembra un approccio al voto più utile del richiamo (scusate il gioco di parole) al “voto utile” che, in assenza di specifiche, assomiglia molto alla raccomandazione di votare turandosi il naso che qualcuno ricorderà in bocca ad Indro Montanelli.

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