L’INSICUREZZA DEL LAVORO IN PORTO

Tra le tematiche che ci stanno più a cuore, come noto, c’è quella della sicurezza del lavoro. Proprio per questo abbiamo lanciato in campagna elettorale e rilanciato in Consiglio Comunale l’esigenza di dar vita ad un osservatorio sul tema. L’ordine del giorno approvato senza voti contrari nella primavera scorsa ha chiesto al Sindaco di farsi carico della sua implementazione presso la Prefettura. Ad oggi l’osservatorio non è stato istituito. Eppure ce ne sarebbe estremo bisogno anche alla luce di quanto relazionato dagli uffici preposti dell’Ausl Romagna (Medicina del Lavoro) in merito al monitoraggio effettuato sul porto di Ravenna. Di questo progetto si è parlato il 13 gennaio in una conferenza stampa cui hanno partecipato il direttore sanitario dell’Ausl Romagna Stefano Busetti, il direttore del Dipartimento di Sanità pubblica Raffaella Angelini e il direttore dell’unità operata “Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro” di Ravenna Gianpiero Mancini.

Il notevole incremento nell’attività di vigilanza (passati da 53 interventi nel 2016, a 86 nel 2017 e ad oltre 100 nel 2018 e 2019) ha consentito di accertare che più di un’azienda ogni sei controllate risulta irregolare. «È all’incirca la stessa percentuale che riscontriamo nel settore dell’edilizia» ha spiegato il dottor Mancini.

Le criticità maggiori in termini di sicurezza sono state rinvenute relativamente a due microcosmi lavorativi.

Il primo è riconducibile alle operazioni e ai servizi portuali (carico, scarico, trasbordo, deposito, movimentazione merce, servizi complementari e accessori) denominato in linguaggio comune anche “lavoro portuale”, interessato prevalentemente da:

– interfaccia porto-nave, due luoghi di lavoro molto diversi fra loro che producono notevoli rischi per la sicurezza di coloro che si trovano a dover operare in spazi particolarmente insidiosi e non sempre ben conosciuti, come sovente accade nel caso delle stive;

– rischi da interferenza, dovuti alla compresenza nei porti di lavoratori appartenenti a diverse categorie: autotrasportatori, spedizionieri, militari, personale degli enti portuali e degli enti pubblici con ruolo di controllo;

– rischi da investimento, dovuti alla contestuale presenza di lavoratori che si muovono a piedi e dei numerosi mezzi di movimentazione e sollevamento che vengono utilizzati nelle aree portuali.

Il secondo è quello comunemente definito “cantieristica”, riguardante le lavorazioni di manutenzione trasformazione e riparazione delle navi all’interno del porto, caratterizzati, oltre che da rischi infortunistici (ad esempio cadute dall’alto), dalla presenza di rischi per la salute dei lavoratori come sostanze aerodisperse nei lavori di saldatura, pitturazione e coibentazione con materiali sostitutivi, rumore, vibrazioni, radiazioni elettromagnetiche e altro.

Nel giro di pochi giorni, proprio a ridosso della conferenza stampa della Medicina del Lavoro, si sono verificati due cosiddetti “incidenti” sul lavoro in porto. L’ultimo proprio ieri. Se mai ci fossero stati dubbi, una ragione in più per procedere celermente alla costituzione dell’Osservatorio per la legalità e la sicurezza sul lavoro. Ci rivolgiamo al Sindaco per un aggiornamento sul tema che riteniamo di assoluta urgenza.

Ci si consenta, con l’occasione, un’ultima riflessione, nei confronti del Presidente dell’Autorità Portuale, in questo caso. Abbiamo verificato “l’articolazione degli uffici” dell’Autorità di Sistema Portuale a seguito della notizia dell’assunzione del nuovo direttore operativo. Dal portale Amministrazione Trasparente dell’Ente, si apprende che Responsabile “ad interim” dell’Area Ambiente, Sicurezza, Igiene e Qualità è lo stesso Direttore Tecnico per il quale la Procura di Ravenna ha chiesto il rinvio a giudizio nella vicenda “Berkan B”. La stessa vicenda per la quale è indagato il Presidente dell’Autorità, d’altra parte, e rispetto alla quale il dottor Mancini durante la conferenza stampa ha precisato che sono state proprio le carenze in termini di sicurezza del lavoro a dare il via all’indagine da parte della Procura: «Abbiamo indicato loro [cioè all’azienda che eseguiva i lavori] ciò che non andava, ma non ci sono stati cambiamenti nelle modalità in cui veniva svolto il lavoro di smantellamento. Dopo diversi avvisi non c’è stata altra scelta. Per obbligo di legge noi dobbiamo comunicare le irregolarità alla Procura di Ravenna: da lì è partito il procedimento che ha portato al sequestro del relitto». Bene, vista la “delicatezza” del ruolo di Responsabile della Sicurezza del lavoro nel porto di Ravenna e visti i recenti sviluppi dell’indagine penale, non è parimenti urgente che tale responsabilità sia attribuita in via definitiva ed ordinaria cessandosi l’attribuzione, temporanea e straordinaria, che caratterizza un incarico “ad interim”?

#MassimoManzoli #RavennaInComune #Ravenna #porto #sicurezza

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Legalità e sicurezza sul lavoro: verso la creazione di un osservatorio

Sorgente: giugno 2019: il consiglio comunale vota la nostra proposta per osservatorio

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Porto di Ravenna, resoconto delle attività di Ausl Romagna per la sicurezza dei lavoratori

Sorgente: conferenza stampa della medicina del lavoro

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Sorgente: 16 gennaio 2019: incidente al porto

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Berkan B Ravenna, indagine chiusa. Tre sotto accusa

Sorgente: La procura chiede il rinvio a giudizio

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Da giovedì Petrosino direttore operativo dell’Adsp

Sorgente: L’annuncio con un post su Facebook

 

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