IL LAVORO AL TEMPO DEL GENOCIDIO

Hapag-Lloyd, la quinta compagnia di navigazione più grande al mondo nel trasporto container, si è mangiata Zim, la numero 9 al mondo. Le attività di trasporto direttamente legate all’import/export diretto/in partenza a/da Israele saranno trasferite ad una nuova società molto più piccola, la “New Zim”, in capo a un fondo israeliano. Dopo l’annuncio dell’operazione praticamente tutti i portuali israeliani alle dipendenze della Zim hanno avviato uno sciopero a tempo indeterminato, bloccando tutte le attività nei porti di Ashdod e Haifa. Il timore era che questa riorganizzazione mettesse a rischio il 90% dei posti di lavoro in Israele. Solo dopo aver ricevuto le rassicurazioni richieste i portuali hanno posto fine allo sciopero.

Normalmente come Ravenna in Comune avremmo manifestato solidarietà alle lavoratrici ed ai lavoratori in sciopero. La solidarietà internazionale alla causa di lavoratrici e lavoratori è qualcosa per cui vale la pena spendersi. Ma c’è un “ma” grande come una nave questa volta. Perché è attraverso la Zim che viaggia la maggior parte degli armamenti che riforniscono il famigerato IDF (Israel Defence Forces), l’esercito israeliano artefice del genocidio in atto nella Striscia di Gaza e dell’espulsione della popolazione palestinese dalla Cisgiordana che Israele continua illegittimamente ad occupare. E, allora, può essere considerato un lavoro normale quello di chi arma le mani insanguinate degli sterminatori seriali di un popolo? Possono continuare a far finta di niente i portuali israeliani il cui lavoro è indispensabile allo sterminio e all’occupazione a Gaza e in Cisgiordania?

Non è certo un caso se doveva essere una nave della Zim, la Contship Era, a ricevere i container carichi di munizioni diretti in Israele fermati dai lavoratori portuali di Ravenna nel settembre scorso con la benedizione del Sindaco di Ravenna. Un importantissimo assolo di Ravenna… rimasto purtroppo il solo!

E la Zim non è certo la sola compagnia ad alimentare l’apartheid israeliano. Nel 2025 sono state tracciate almeno 14 navi arrivate ad Ashdod con carichi destinati agli insediamenti illegali dei cosiddetti “coloni”, in realtà più correttamente terroristi, israeliani. Come altrimenti chiamare, se non terrorismo, le uccisioni, le sopraffazioni, le distruzioni operate dagli occupanti israeliani della Cisgiordania con l’appoggio dell’IDF? Tutte navi di proprietà MSC quelle individuate dai Giovani Palestinesi e tutte con imbarco effettuato nel porto di Ravenna. E in questo caso nessuno ha fermato il carico. Certo non in Israele, ma nemmeno a Ravenna per dire tutta la verità.

E allora dobbiamo necessariamente cominciare ad interrogare anche le lavoratrici e i lavoratori italiani e tra questi in particolare quelli di Ravenna. I portuali di Ravenna come possono continuare ad effettuare i carichi diretti ad Haifa ed Ashdod pur sapendo che tra le merci verranno caricati armamenti, materiali dual use e macchinari per eliminare la presenza palestinese da Gaza e dalla Cisgiordania? Le lavoratrici e i lavoratori delle Dogane e della Capitaneria di Porto come possono dimenticarsi che quelle che si passano non sono normali documenti amministrativi ma le pezze di appoggio indispensabili al traffico di sangue che scorre tra Ravenna e Israele? E le lavoratrici e i lavoratori delle imprese di spedizione, delle agenzie marittime, del Gruppo Ormeggiatori, del Corpo Piloti del Porto, dei rimorchiatori come possono continuare a raccontarsi che il loro è solo ordinario quotidiano lavoro mentre consentono ad armi, munizioni, mezzi di demolizione e altro ancora di arrivare copioso in Israele per agevolare la distruzione di tutto ciò che è palestinese? Le lavoratrici e i lavoratori dell’Autorità Portuale di Ravenna come possono far procedere il progetto Undersec avviato proprio nell’ottobre 2023 in collaborazione con il Ministero della Difesa israeliano, l’Università di Tel Aviv e il Gruppo Rafael, quello che pubblicizza i suoi droni mostrando come vengono assassinati i palestinesi? Le lavoratrici e i lavoratori della Curti Costruzioni meccaniche di Castel Bolognese come riescono a non mettere assieme quello che fanno per la Leonardo con il ruolo di quest’ultima messo a nudo dai report sul genocidio diffusi da Francesca Albanese? E le lavoratrici e i lavoratori di Astim, con sede proprio in Darsena a Ravenna, come fanno a sopportare che il proprietario abbia detto di loro il 10 ottobre 2023: «In questi giorni, in azienda, ripetono un motto che altro non è che il titolo del film di Alberto Sordi: “Finché c’è guerra c’è speranza” (testimoni i partecipanti al consiglio centrale della Piccola industria di Confindustria)?

Certo che i progetti internazionali sono importanti, certo che una nave in più rappresenta lavoro in più, certo che una nuova commessa è anch’essa lavoro in più… ma non è tempo di cominciare ad aprire gli occhi di fronte al collegamento che passa tra il proprio lavoro e quello che ne deriva? I dossier presentati da Francesca Albanese non si occupano di cose lunari quando parlano di economia del genocidio ed anche lavoratrici e lavoratori non possono chiamarsi fuori da quanto succede in Palestina.

Certo, lavoratrici e lavoratori non possono essere lasciate/i sole/i. Certo, gli ingranaggi mossi a Ravenna sono solo una frazione di quelli che muovono la grande macchina del fascio-capitalismo militare. Certo, il ruolo di lavoratrici e lavoratori dei porti di Israele è molto più determinante di quello del porto di Ravenna. Certo, non vanno dimenticati i tanti altri porti mediterranei e italiani che hanno un peso importantissimo nell’economia del genocidio. Ma è tempo che cresca sensibilmente il numero delle lavoratrici e dei lavoratori di Ravenna che fanno la loro parte per non ritrovarsi sui libri di storia accomunate/i a quante e quanti provarono in altri tempi a scaricarsi coscienza e responsabilità dicendo che stavano solo eseguendo degli ordini. «Facevo solo il mio lavoro» si farà fatica a dirlo in faccia a chi ci chiederà cosa abbiamo fatto per fermare quanto sapevamo stava accadendo in Palestina.

Chiediamo a tutte le organizzazioni sindacali, politiche e sociali di essere in prima linea a sostenere la Resistenza di lavoratrici e lavoratori. Lo chiediamo al Sindaco e alle altre Istituzioni locali. Ravenna in Comune e tanta parte della cittadinanza sono dalla loro parte. Grazie alle tante e ai tanti che in questi lunghi mesi sia nel mondo del lavoro che nella società tutta non hanno mai smesso di lottare costruendo da zero un movimento. È troppo lungo l’elenco di singoli e organizzazioni per ricomprenderli tutti in un solo comunicato. Ci limitiamo forzatamente ad una sola menzione: quelle 32 persone che sono state denunciate per aver fatto la cosa giusta!

[nell’immagine: il corteo di protesta di Ravenna del 16 settembre 2025 per dire Fuori Israele dal porto]

#RavennainComune #Ravenna #porto #Israele #armi 

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Traffico di armi al porto, il Coordinamento attacca: “Istituzioni in silenzio e dati negati dalle Dogane”

Fonte: Ravenna Today del 21 febbraio 2026

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