LA RESISTENZA RIPARTE DALL’OSPEDALE

C’è un unico disegno ben visibile se si uniscono i puntini. È quello che vuole dettare ai medici cosa devono scrivere e prescrivere. È lo stesso che insegna agli insegnanti come e cosa insegnare. Che passa ai giornalisti le veline da trascrivere in bella. Indica ai magistrati chi come e quando va colpito. Addita chi non va mai ascoltato, guardato, applaudito. Ferma lavoratrici e lavoratori che vorrebbero colpire al cuore del portafoglio invece di limitarsi ad uno sbadiglio simbolico. Pretende di stabilire quale pensiero ha diritto di venire manifestato e quale no. Manganella carica e idranta a sostegno di un decreto sicurezza dietro l’altro.

Ravenna in Comune era ieri sullo scalone dell’Ospedale a portare solidarietà a chi, operando nella sanità pubblica, si trova sotto indagine perché a qualche migrante non è stato appiccicato un via libera “automatico” all’internamento in un lager, un CPR, dopo un viaggio durato migliaia di giorni e di chilometri. C’eravamo con la consapevolezza che se quella indagine è stata possibile è perché si è inserita nel varco aperto dal Sindaco che chiede il blocco navale ed il Presidente della Regione che rivendica un CPR per l’Emilia Romagna!

Allo stesso modo nessuno osava perseguire secondo il manuale dettato dal decreto sicurezza finché gli attacchi congiunti di centrodestra e centrosinistra che volevano delegittimare la protesta sono riusciti a ridurre il numero dei manifestanti pro Palestina Quando dalle migliaia si è passati al centinaio sono scattate 32 denunce, non prima!

Ravenna in Comune invita chi giustamente si è stretto oggi attorno a chi subisce indagini e perquisizioni per il rifiuto a conformarsi alle aspettative del Governo su migranti ad unirsi allo stesso modo a chi il rifiuto lo esprime verso la volontà di quello stesso Governo di sostenere in ogni modo il genocidio di Israele. La stessa solidarietà deve poi raggiungere chi lascia il proprio Paese, attraversa le peggio cose e finisce in un CPR che per l’organizzazione mondiale per la sanità «è un driver diretto di malattie infettive e disturbi psichiatrici gravi». Ma anche chi è indagato e già incarcerato per aver raccolto fondi a sostegno dei palestinesi sottoposti al genocidio israeliano.

Il disegno di legge per definire l’antisemitismo equivalente alla critica ad Israele si ricollega al nuovissimo pacchetto sicurezza, così come il disegno di legge contro i migranti appena presentato dal Governo si affianca alla modifica costituzionale dello status di magistrato. Tutto si lega assieme in una violenta virata verso un regime fascista a cui è doveroso opporsi in ogni modo. Chi non lo capisce o è complice o è utile idiota.

Ravenna, città tranquilla amministrata da un distratto centrosinistra, è il laboratorio ideale per le prove di repressione che verranno poi replicate su scala italiana. Per questo sono partite qui le indagini contro il personale medico. Per questo sono cominciate qui a scattare le denunce secondo il nuovo modello securitario. E altre ne seguiranno se si lasciano varchi aperti. Ravenna in Comune chiede a tutte e tutti di difendere l’attacco alla Costituzione in atto nel nostro Comune: ci vogliono divise e divisi, rispondiamo con l’unità della Resistenza! Ripartiamo dalla manifestazione di ieri davanti all’ingresso dell’ospedale cittadino per fermare la repressione che minaccia la democrazia costituzionale.

[nella foto: un momento del flash mob del 16 febbraio davanti all’ospedale]

#RavennainComune #Ravenna #ospedale #resistenza

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Flash mob per i medici indagati a Ravenna, in 300 con tanti cartelli: “La salute non è terreno di indagini né di scontro politico”

 

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