IL PORTO E’ NELL’OCCHIO DEL CICLONE

Il porto è nell’occhio del ciclone.

Lo è sotto il profilo della sicurezza. Ogni giorno si ripresenta l’occasione di parlare di chi va a lavorare e poi non torna a casa. Ci sono state due morti a breve distanza l’una dall’altra il 15 luglio. Un lavoratore preparato ed esperto è rimasto schiacciato da un coil nel magazzino di una società che è leader mondiale nella trasformazione dell’acciaio. Non è una garanzia di maggior sicurezza, però, vista le serie di “incidenti” per cui i suoi dirigenti sono finiti a processo negli ultimi anni (sempre assolti, per la cronaca). L’ultimo “mancato incidente” in ordine di tempo aveva visto una pinza da tre tonnellate precipitare senza far danni solo perché non c’era nessuno sotto il 22 maggio. L’altro lavoratore deceduto era in mare invece, travolto da un’esplosione avvenuta nella sala macchine. Anche il lavoratore portato ieri al Bufalini in elicottero era in nave. Caduto da un rimorchiatore, ha battuto la testa.

Lo è sotto il profilo ambientale. Niente si è ancora mosso per liberare la canaletta di accesso al Piombone dal cosiddetto cimitero delle navi di cui è parte integrante quella Berkan B di cui più volte è stata inutilmente annunciata la rimozione. Niente neanche si è mosso sull’elettrificazione delle banchine e si è completamente persa di vista la continua emissione di polveri nell’area portuale. Quanto ai fanghi da ricollocare sui campi di Porto Fuori…

Lo è sotto il profilo delle relazioni sindacali. Scioperano alla Marcegaglia sia i dipendenti che i lavoratori delle cooperative in appalto. Il proliferare di appalti e sub appalti è talmente dilagato da far sbottare perfino un sindacato in genere non incline a lanciare allarmi. «Troppe aziende – commenta Carlo Sama, segretario generale della Uil Ravenna -, Marcegaglia è solo una di queste, affidano in appalto a ditte esterne lavorazioni strettamente correlate e facenti parte delle attività del core business aziendale e questo ha come effetto diretto la compressione delle tutele economiche, normative e della sicurezza sul lavoro dei lavoratori occupati nell’appalto. Questa deriva va interrotta e ripristinata la gestione diretta in capo alla committente di tutte le attività ricomprese nello stabilimento produttivo. Solo in questo modo – conclude – potremo invertire una tendenza che rischia di travolgere la parte più debole e meno tutelata del mondo del lavoro e contribuire a ripristinare un diritto inalienabile: quello di svolgere in sicurezza e dignità il proprio lavoro». Lo sciopero si è esteso a tutto il porto, marittimi inclusi. Minacciano poi lo sciopero anche i lavoratori dell’ente regolatore, l’Autority portuale. È in corso lo sciopero degli straordinari e sono state anticipate ulteriori astensioni totali per «il ripristino di corrette relazioni sindacali e del rispetto dovuto alle proprie rappresentanze».

Fa perciò un effetto straniante sentire proprio il Presidente di quella stessa Autorità Portuale dichiarare: «Questo è il modo migliore per reagire alla crisi e i dati di traffico ci mostrano già positivi segnali di ripresa che fanno confidare in una inversione del trend negativo che ha caratterizzato il periodo pandemico». È accaduto l’altro ieri ad un convegno patrocinato da una banca dentro la sede dell’ente di via Antico Squero. C’era anche il Sindaco: “Dal workshop, al quale hanno partecipato fra gli altri il sindaco di Ravenna Michele de Pascale e il presidente dell’Autorità Portuale Daniele Rossi, emergono anche alcune necessità per il porto del futuro: «Digitalizzazione, sostenibilità, zone logistiche semplificate e investimenti infrastrutturali fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi del PNRR che prevede 3,8 miliardi di euro per il sistema portuale italiano»“.

Se il nostro porto ha problemi di sicurezza, di ambiente e anche di diritti dei lavoratori forse non è indifferente il fatto che per i vertici istituzionali tutto questo non rappresenti una priorità da affrontare.

[nella foto: una nave da crociera attraccata al nulla di Porto Corsini. In attesa che questa volta la più volte annunciata riorganizzazione di un terminal dedicato si realizzi veramente]

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Porto, Ravenna si conferma scalo leader nonostante la pandemia: “Oltre 10 milioni di tonnellate di merce nel 2021”

Fonte: Ravenna Today del 20 luglio 2021

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