LA DIRIGENZA CMC HA TIRATO LA COOPERATIVA FUORI DAI GUAI? TUTT’ALTRO: RISCHIA DI SPINGERCELA DENTRO A FONDO!

L’essersi affidata alla guida di Fioretti e Porcelli subito prima di infilarsi nella crisi non rappresentava già per Cooperativa Muratori e Cementisti la miglior garanzia di uscirne. Fioretti, infatti, è stato il vice di Matteucci per tre anni prima di sostituirlo nel 2017 alla Presidenza. Porcelli, da parte sua, ha condotto tutte le principali grandi commesse estere, soprattutto africane, prima di sostituire l’anno scorso Macrì nel ruolo di Direttore Generale. Un nuovo gruppo di potere in sostituzione del “vecchio” (20 anni è durata la Presidenza Matteucci, supportato negli ultimi 10 proprio da Macrì come Direttore Generale) per perseguire, però, le vecchie politiche e le vecchie strategie che l’hanno portata al disastro e sull’orlo del baratro.

Ora, a questi limiti, la leadership assomma i guai giudiziari.

Porcelli, infatti, era già nei problemi per le accuse di corruzione, frode e irregolarità varie nell’acquisizione dell’appalto per l’ampliamento e l’approfondimento delle banchine del terminal container del porto di Durban in Sudafrica. A questi si è aggiunto il mandato di arresto internazionale spiccato contro di lui dalla Corte Anticorruzione del Kenya nell’ambito del  più grande scandalo di corruzione politica che ha colpito il Kenya relativamente alla realizzazione (o più, correttamente, alla mancata realizzazione) di due grandi dighe, Arror e Kimwarer: 28 imputati tra cui il Ministro del Tesoro. Con il concretissimo rischio di essere effettivamente estradato, in quanto dal 2015 è vigente un accordo di assistenza giudiziaria e penale tra Italia e Kenya per consentire l’estradizione di elementi colpiti da mandati di cattura internazionali emessi dai rispettivi Paesi. 

Fioretti, invece, ha appena ricevuto notizia del ricorso presentato dalla Procura di Ravenna contro la sua assoluzione (unico assolto dei tre imputati CMC dopo la morte del quarto, cioè Matteucci) nel processo “fanghi del Candiano”. Sarà dunque imputato per il reato di discarica abusiva nel processo che, presumibilmente, prenderà avvio dal prossimo anno avanti la Corte di Appello di Bologna per l’immissione e il successivo abbandono dei fanghi estratti dal Candiano dopo la scadenza delle autorizzazioni delle casse di colmata del porto. 

Né i guai sono finiti naturalmente per CMC. Infatti, dopo essere stata ammessa dal giudice al concordato preventivo, deve passare dall’approvazione dell’assemblea dei creditori. Passaggio assolutamente non scontato visto che il piano non appare soddisfacente per i titolari dei bond. Ossia per chi “ha messo i soldi” nella finanziarizzazione sempre più spinta della cooperativa resa indispensabile dall’adesione senza se e senza ma al “modello grandi opere” in Italia e all’estero. Modello cui il gruppo dirigente al potere si è legato mani e piedi come quello che l’ha preceduto. 

Inoltre bisogna capire in che misura la crisi di Governo appena sorta si riverbererà sull’appena raggiunta ipotesi di accordo con ANAS sui cantieri siciliani. L’accordo, da cui dipende la sopravvivenza di circa 120 imprese siciliane creditrici di CMC e dei circa 2.500 lavoratori impiegati nei cantieri, deve ancora essere perfezionato. 

Non sembra ininfluente sulla volontà di non abbandonare il ponte di comando il netto rifiuto della dirigenza di aderire a Progetto Italia, il programma di salvataggio delle massime imprese di costruzioni italiane ad opera di Salini Impregilo e Cassa Depositi e Prestiti. Che, inevitabilmente, comporterebbe il venir meno dell’attuale gruppo di potere… 

Torniamo a dirlo con forza. Come Ravenna in Comune siamo dalla parte dei lavoratori e soci di CMC nel tentativo di dare continuità e, soprattutto, occasioni di reddito da lavoro ad una storia centenaria. Non condividiamo affatto, però, la palese volontà di garantire sopravvivenza all’attuale gruppo dirigente, responsabile della situazione attuale assieme a quello che l’ha preceduto, dando continuità alle pratiche che sono state la causa della crisi attuale e che, temiamo, a breve riproporrebbero analogo esito qualora venisse schivato il presente rischio di fallimento: grandi opere e finanziarizzazione spinta.

#MassimoManzoli #RavennaInComune #ravenna #cmcravenna

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