PACE IN TERRA DI PALESTINA – COSE FUORI DAL COMUNE

La Corte Internazionale di Giustizia, il più alto tribunale delle Nazioni Unite, ha ordinato ad Israele di cessare con effetto immediato l’operazione militare che ha intrapreso a Gaza. Si tratta della terza statuizione intrapresa quest’anno nei confronti di Israele perché abbia fine il genocidio palestinese. È un ordine legalmente vincolante per Israele ma Israele ha replicato che intende continuare e ha posto in essere altri atti di violenza coerenti con tali affermazioni. Più di 35mila morti accertati senza poter contare quanti sono rimasti sotto le macerie dei bombardamenti di un territorio densamente urbanizzato pressoché interamente raso al suolo e quasi 80mila feriti. In gran parte civili, donne e bambini. Il Procuratore capo della Corte Penale Internazionale, che funziona in base allo Statuto di Roma, ha chiesto che venga spiccato un mandato d’arresto nei confronti del Primo Ministro e del Ministro della Difesa di Israele per i crimini perpetrati contro i palestinesi. E Israele ha attaccato la Corte. In tutto il mondo si svolgono manifestazioni e si tengono proteste contro la violenza razzista posta in essere da Israele nei confronti dei palestinesi ma Israele le squalifica come dettate da antisionismo.

Israele è sempre più additato e messo all’angolo. Non dai potenti che governano il Mondo. È anzi in corso una repressione delle manifestazioni del pensiero contrario alle politiche israeliane e una campagna mondiale di stampa che cerca di sostenere le azioni di Israele a qualunque costo. Eppure, nonostante le forze messe in campo dai potenti sostenitori dello Stato sionista razzista e fascista di Israele, cresce di giorno in giorno non solo il sentimento di generale solidarietà verso la causa palestinese ma anche la volontà di intraprendere azioni di opposizione attiva nei confronti di Israele da parte di vasti strati delle popolazioni del Pianeta. E Ravenna è pienamente parte di questo movimento.

Lo abbiamo visto ieri al bel corteo, vivo e partecipato, che ha attraversato Ravenna, riappropriandosi dei luoghi più popolari che in questi mesi erano vietati: da via Cavour a Piazza del Popolo davanti al Palazzo Comunale e alla Prefettura, a Via Mariani davanti al Teatro Alighieri e al Campus universitario di Palazzo Corradini, sino a raggiungere la Darsena attraverso il Ponte di Teodorico. Bella e vissuta anche l’assemblea popolare che si è svolta con un ricco dibattito proprio in testata al Canale. Soprattutto si sono saldate assieme le contestazioni, le manifestazioni e i boicottaggi organizzati dalle forze politiche, comitati e collettivi che si riconoscono nel coordinamento Palestina libeRA con le occupazioni e le agitazioni studentesche che si moltiplicano in scuole e università. C’erano dunque lavoratrici e lavoratori, sindacati, giovani e meno giovani. C’era anche tanta polizia, compresa quella municipale, a vigilare. Ma si trattava appunto di vigilanza: nessuna repressione del resto poteva trovare giustificazione nella non violenza dispiegata dai partecipanti.

Ravenna in Comune è parte sin dall’inizio di tutto ciò. Sin da quando assieme ad altre e altri contestammo duramente il Sindaco per aver manifestato una solidarietà a senso unico ad Israele, sventolandone la bandiera, dimenticandosi del contesto, del prima e del dopo. Solidarietà mai allargata alla popolazione palestinese che da decenni subisce inenarrabili sofferenze. Scrivemmo subito dopo essere scese e scesi per la prima volta in Piazza del Popolo: «Il popolo della pace di Ravenna si è radunato sotto lo stesso palazzo municipale proprio per negare legittimità a quel gesto che aveva un simbolismo ben chiaro che porta diritto filato a legittimare i bombardamenti israeliani sulla striscia, senza riguardo ad ospedali, civili, infrastrutture». Siamo ancora in attesa di un gesto del Sindaco che, come fanno i popoli, la Corte Penale Internazionale e la Corte Internazionale di Giustizia, esprima la condanna del rappresentante istituzionale della nostra comunità verso il genocidio in atto. Finché questo non interverrà sarà la stessa comunità che non si riconosce in una rappresentanza sempre meno degna di sedere a Palazzo Merlato a chiedere incessantemente “Pace e Giustizia per la Palestina”. Ripetiamo quanto abbiamo detto sin dal primo momento: «Noi ci schieriamo e lo facciamo dalla parte di chi subisce la guerra, delle popolazioni civili che muoiono sotto le bombe dal costo astronomico. Facciamo sì che a Ravenna si alzi una voce… una voce che parli di pace!». Ieri i richiami alla pace e al rifiuto dell’invio di armi sono stati il tratto comune di tutti gli interventi. Continuiamo dunque ad impegnarci per dare voce al bisogno di pace e giustizia in Palestina e nel mondo.

[nell’immagine: due immagini del corteo di ieri]

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Corteo a sostegno della Palestina attraversa il centro storico di Ravenna

Fonte: Ravenna Web Tv del 25 maggio 2024

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