LEGITTIMA DIFESA DAGLI ANTIABORTISTI

Il mese scorso, con una forzatura, una delle tante a cui il centrodestra al governo nazionale ricorre sempre più frequentemente, è stato consentito agli antiabortisti di ostacolare il diritto delle donne all’interruzione di gravidanza. La norma, un emendamento introdotto nella legge di conversione del decreto legge per l’attuazione del PNRR, non lo dice espressamente ma è ciò a cui mira. Il testo dell’articolo 44 – quinquies del DL 2 marzo 2024, n. 19, risultante dal coordinamento con la L 29 aprile 2024, n. 56, lo nasconde dietro una formulazione apparentemente tecnica: «Le regioni organizzano i servizi consultoriali nell’ambito della Missione 6, Componente 1, del PNRR e possono avvalersi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, anche del coinvolgimento di soggetti del Terzo settore che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità». In pratica questo legittima le singole regioni a consentire agli antiabortisti di accedere ai consultori e relazionarsi con le donne che vi si rivolgono nei percorsi per l’interruzione volontaria della gravidanza. Pratiche come l’imposizione dell’ascolto del battito fetale, l’intromissione delle organizzazioni pro life nei colloqui e la propaganda per dissuadere dall’assunzione della pillola RU486 possono divenire normalità.

Dal punto di vista delle potestà regionali, in effetti, già ora le amministrazioni regionali, che hanno la competenza sul sistema sanitario, possono permettere l’ingresso di queste associazioni grazie alla legge 194 del 1978. Si appellano, come fa del resto la Ministra Roccella, all’articolo 2, che per «far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza» consente la «collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita». Questo ha condotto alcune regioni, come il Piemonte e la Lombardia, a consentire l’ingresso nelle strutture sanitarie regionali di alcune associazioni pro life. È indubbio però quanto sia dirompente il valore politico di una normativa statale come quella appena approvata che legittima a livello nazionale una pratica che sin qui era stata disposta solo sporadicamente a livello locale.

In Emilia Romagna le collaborazioni tra il consultorio e le associazioni del Terzo Settore a sostegno della maternità già esistono e sono regolamentate da una delibera regionale. Qualunque associazione per avere rapporti con il consultorio deve registrarsi in un apposito elenco specificando il tipo di attività svolta e, soprattutto, come è possibile il contatto all’esterno dei consultori. Nessuna di loro nella nostra Regione può avere rapporti con chi accede ai consultori all’interno di questi. E a nessuna potrà essere consentito a meno di un ribaltamento delle politiche sin qui tenute dalla nostra Regione.

Poiché i diritti non cascano dagli alberi come pere mature ma sono i frutti di conquiste che non si possono dare mai per scontati una volta per sempre, Casa delle Donne Ravenna, UDI Ravenna, Donne in Nero Ravenna e Linea Rosa Ravenna hanno promosso per oggi, sabato 18 maggio, una manifestazione dalle 10.30 davanti al Consultorio Famigliare di via Berlinguer 11 a Ravenna. La manifestazione, dal titolo “Legittima Difesa”, è indetta per difendere la Legge 194, la salute e i diritti delle donne. Ricordano che «I dati ci dimostrano che non c’è alcun bisogno di far partecipare soggetti non meglio identificati, tanto meno qualificati, nel percorso di libera e consapevole scelta delle donne. Lo scopo reale dell’emendamento è quindi rinforzare il legame già esistente tra il governo e le associazioni antiabortiste proprio all’indomani dell’adozione della risoluzione che invita il Consiglio europeo ad avviare le procedure di revisione dei trattati per inserire nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE l’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva e il diritto a un aborto sicuro e legale. Le donne sono responsabili e capaci di operare scelte consapevoli e ognuna deve poter scegliere liberamente, senza essere sottoposta ad alcuna forma di violenza istituzionale. Chiediamo al presidente delle Regione Emilia Romagna, al sindaco di Ravenna nei suoi molteplici incarichi, al direttore generale dell’Ausl Romagna, alla responsabile dei consultori della Provincia di Ravenna, di esprimersi pubblicamente davanti a questo ennesimo attacco all’autodeterminazione delle donne e della Legge 194. Chiediamo alla Regione Emilia Romagna di non avvalersi dell’emendamento, di riconfermare l’indirizzo politico e amministrativo che esclude la presenza delle associazioni antiabortiste dai consultori pubblici, di adottare atti amministrativi e investire risorse economiche necessarie a potenziare servizi e funzioni dei consultori pubblici per la piena applicazione della Legge 194. La manifestazione è aperta a tutti e tutte coloro che vorranno partecipare».

Ravenna in Comune, che ha posto l’autodeterminazione delle donne alla base del proprio programma politico sin dalla sua costituzione, invita alla partecipazione.

[nella foto: un corteo per il diritto all’aborto percorre via Guerrini a Ravenna l’8 marzo 1975]

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Antiabortisti nei consultori: a Ravenna una mobilitazione per difendere i diritti delle donne

Davanti al Consultorio Famigliare, la Casa delle Donne organizza la manifestazione ‘Legittima Difesa’ per difendere la Legge 194, la salute e i diritti delle donne

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p data-amp=”amp-abstract”>Fonte: Ravenna Today del 16 maggio 2024

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