A RAVENNA L’ARIA FA SCHIFO E NON SOLO PER LA PUZZA

Da tempo proviamo a smuovere l’Amministrazione sul tema della qualità dell’aria a livello comunale. Parlare di “qualità”, ovviamente, non rende l’idea della schifezza che infiliamo giornalmente nei nostri polmoni. Fino ad oggi sembrava senza successo, poi, il Sindaco si è improvvisamente risvegliato dalla catalessi che lo aveva colpito sin dall’elezione nel primo mandato. O forse qualcuno gli aveva mai sentito dire qualcosa sul problema dell’inquinamento olfattivo che, per luoghi e tempi diversi, prima o poi si è trovato ad interessare tutti i nostri territori? Per rimanere solo agli ultimissimi avvenimenti, basta pensare al mezzanese, interessato prima ancora dell’incendio, dalle emanazioni provenienti dalla discarica provvisoria realizzata da Hera col beneplacito di de Pascale. O alle vaste aree che, scampati o subiti i danni dell’alluvione, hanno poi dovuto fare i conti con il puzzo di fogna per il ritardato deflusso causa insufficienza idrovore. Le emissioni industriali fanno la loro parte, chiaramente. E poi, naturalmente, ci sono le periodiche ondate dovute agli spandimenti sui campi. Tra cui l’ultimo sversamento di scarti della lavorazione della barbabietola, la cosiddetta borlanda, caratterizzata da uno stomachevole lezzo di pesce putrefatto.

Ora, come dicevamo, tirato per la giacchetta, il Sindaco ha smesso di giocare al pesce (marcio) in barile ed è sbottato sul suo profilo social:  

«Nel corso della giornata di ieri la città è stata aggredita per l’ennesima volta da un odore nauseabondo di pesce in putrefazione provocato dallo spandimento di un fertilizzante, da parte di un’azienda agricola nei campi vicini alla città. Sebbene Arpae ci abbia assicurato che si tratta di un prodotto che non ha effetti nocivi per la salute e che non necessita di particolari autorizzazioni, è indubbio però che crei un pesantissimo disagio alla popolazione e ai turisti, con un impatto odorigeno molesto e insostenibile che rende l’aria irrespirabile. Abbiamo più volte interloquito con l’azienda per chiedere di moderare l’utilizzo di questo tipo di sostanza ed evitarne lo spandimento con particolari condizioni ambientali che possono amplificare la diffusione o la persistenza dell’odore, come la direzione del vento o la situazione attuale con livelli molto alti di polveri sottili. La proprietà però non sembra aver inteso le nostre richieste, continuando a farne un uso incontrollato. Ora la misura è colma. Come amministrazione metteremo in campo tutte le azioni possibili per fare cessare immediatamente gli spandimenti di questo specifico prodotto fertilizzante; a tal proposito oggi abbiamo inviato una lettera ad Arpae e Ausl con la richiesta di avviare tutti i controlli del caso».

Ravenna in Comune non predilige l’approccio sanzionatorio per la risoluzione dei problemi. Tuttavia l’articolo 10 del Regolamento di Polizia Urbana, che proprio questo Sindaco ha voluto nonostante le molte pecche che ci hanno costretto a votare contro, stabilisce inequivocabilmente che «è vietato, nell’esercizio di qualsiasi attività, produrre esalazioni moleste verso luoghi pubblici o privati». Si tratta di un divieto la cui violazione è sanzionata con il pagamento di una somma da Euro 100,00 ad Euro 300,00. Fatte salve le norme del codice penale ovvero previste da leggi e regolamenti in materia.

Ci sono anche disposizioni nazionali che vietano questa forma di inquinamento, infatti. L’articolo 674 del Codice Penale stabilisce che: «Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a euro 206». La Cassazione già dal 2016 ha incluso la molestia olfattiva tra i comportamenti vietati da questo articolo. Fuori dall’ambito penale, invece, si applica l’articolo 844 del codice civile. Dunque il Sindaco avrebbe a disposizione strumenti in abbondanza per ottenere quel rispetto della convivenza civile che sino ad ora non si è proprio visto. Si dia da fare, dunque, e non solo con i post sui social media.

Con l’occasione, come Ravenna in Comune, gli vorremmo poi ricordare che il bollettino di ieri ha ulteriormente prorogato le misure per contrastare l’inquinamento da polveri sottili che non si limitano a causare fastidio, come l’odore della borlanda, ma sono fattori di malattie anche tumorali all’apparato respiratorio. Siamo arrivati a 16 giorni consecutivi di dichiarata emergenza senza che il Sindaco abbia detto “bao”. Capiamo bene perché: non sa cosa farci senza affrontare la situazione nella sua causa prima che è rappresentata dalla combustione dei fossili. Ed il Sindaco, evidentemente, se fa fatica ad affrontare un’azienda agricola figurarsi la potente lobby del fossile. Allora Sindaco, ci dica cosa vuol fare per affrontare le emissioni fuori controllo di PM10? La danza della pioggia?

#RavennainComune #Ravenna #PM10 #puzza #borlanda #aria

One comment to “A RAVENNA L’ARIA FA SCHIFO E NON SOLO PER LA PUZZA”
  1. La procura della repubblica di Ravenna a fronte di un “Invito alla riflessione” ha rigettato la ipotesi di considerare i fuochi artificiali di cui nel territorio di Ravenna viene periodicamente somministrata una overdose (ogni scusa o circostanza è buona); sull’inquinamneto in generale deve essere costruita una anagrafe delle emissioni industriali passate (per valutare l’impatto sanitario giù causato ) e presenti ;
    le fonti fossili sono una parte importante ma non esaustiva del “problema” .

    Vito Totire , rete nazionale lavoro sicuro

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