LA ROMAGNA NON E’ UNA CASERMA

Il 15 giugno Bonaccini chiedeva al Governo di nominare un commissario precisando: «Il Governo sulla nomina del Commissario alla ricostruzione decida chi ritiene, ma faccia in fretta, ne abbiamo bisogno al più presto perché la ricostruzione deve partire adesso, non tra un anno». Il Governo, che inizialmente aveva ipotizzato una nomina più avanti nel tempo, alla fine ha proceduto alla nomina a poco più di un mese dall’incontro con le amministrazioni locali emiliano-romagnole. Poiché, come ampiamente prevedibile, visto il ruolo di Presidente del maggior partito di opposizione, non si tratta di Bonaccini, questi ha contestato il «modello centralistico» perché si tratta di: «Una scelta che reputiamo sbagliata».

Par di capire che se si fosse trattato di Bonaccini, allora, nominarlo come commissario non sarebbe stata una scelta centralistica… Come Ravenna in Comune avevamo immediatamente respinto «al mittente la narrazione dei sindaci piddini per cui per risolvere il disastro lasciato dall’alluvione occorrerebbe un uomo solo al comando e questo uomo sarebbe Bonaccini. In altre parole più dirette ancora: Ravenna in Comune è contraria alla nomina di un commissario per il dopo alluvione». Abbiamo spiegato che «la Regione, guidata dal piddino Bonaccini e fino a poco tempo fa dalla pure piddina Schlein, porta responsabilità per le conseguenze dell’alluvione», dunque «per quanto Bonaccini rappresenta e per quanto ha fatto e non fatto in questi lunghi anni al vertice del potere regionale, non c’è figura più inadatta a fare il commissario del Presidente dell’Emilia-Romagna».

Aggiungevamo anche: «Non è però solo una questione di nomi. Diremmo no anche a un tecnico o, peggio, a un militare come tanto va di moda di questi tempi. Un commissario è sempre nominato in forza di norme eccezionali che gli consentono di accentrare i poteri e fregarsene dei territori commissariati, si basa sulla logica che meno controlli ci sono e valutazioni si fanno e prima si ricostruisce tutto come prima. Però è la logica sbagliata in questo caso in cui non bisogna affatto ricostruire tutto come prima». Con la marcia dei 10.000 stivali si è arrivati sino ai palazzi della Regione per ribadirlo: «serve una macchina amministrativa fatta di professionisti pubblici adeguata numericamente e qualitativamente. A mancare nella pubblica amministrazione sono le persone che devono fare le cose non i commissari».

Abbiamo anticipato anche la dubbia scelta del generale Figliuolo dicendo già a metà mese: «Al centrodestra che vorrebbe un fidato generale o uno dei propri politici per dare l’assalto alla Regione, Ravenna in Comune chiede di lasciar perdere con i commissariamenti ed aiutare piuttosto le istituzioni esistenti con risorse economiche, con la capacità di assumere lavoratrici e lavoratori ed anche con norme che fluidifichino procedure spesso inutilmente ripetitive e consentano di accelerare processi evitando il rischio che si blocchi tutto».

Quando si è cominciato a rifare il suo nome in vista della nomina poi arrivata ieri, il Generale ha spiegato bene quel che sa fare dicendo di sé: «Sono abituato a obbedire perché chi sa obbedire sa comandare». Come Ravenna in Comune crediamo che abbia spiegato perfettamente perché è stato scelto, perché è la scelta sbagliata e, soprattutto, perché commissariare il dopo alluvione riproporrà esattamente il modello che ci ricondurrà diritto filato al disastro della prossima. La Romagna non è una caserma e un generale rischia di far solo danni.

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Figliuolo commissario post alluvione per 5 anni. Le reazioni, Bonaccini: “Scelta sbagliata”am

Fonte: Il Resto del Carlino del 27 giugno 2023

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