SE NON VOGLIAMO FARCI TRAVOLGERE NON CONFONDIAMO IL LATO GIUSTO DOVE STARE (COMUNQUE LO SI CHIAMI)

«In una fabbrica dismessa di Ravenna chiamata “Sigarone” hanno trovato a bivaccare una ventina di ragazzi, molti dei quali somali, che dormivano al freddo in condizioni disumane; stesi su cartoni bagnati, in mezzo ai topi, come fossero cani randagi. Un’immagine terribile. Eppure da circa due o tre giorni in città si è acceso un dibattito raccapricciante, che non è un dibattito umanitario, ma principalmente di supposto decoro, di sicurezza cittadina, al quale non sono mancate nemmeno divagazioni urbanistico architettoniche. Non so voi, ma io proprio dai contorni di questo dibattito avverto un forte disagio e un certo senso di sconfitta. La sconfitta del dover constatare che in una città che si dichiara di sinistra la priorità del sentire comune – quindi non solo della politica locale – non è tanto dare un tetto a quei disperati, ma tranquillizzare passanti e residenti. “Dare una ripulita” insomma. Assistiamo a un passaggio raggelante nel totale silenzio: l’emergenza umanitaria che cede il passo all’incombenza amministrativa. Il dito ci indica gli uomini, i disperati e noi guardiamo i cartoni o le bottiglie rotte. Come se potessimo mettere tutto e tutti in una sorta di cassonetto dell’indifferenziata, compresi i destini di quei migranti. Con due ruspe e una porta sigillata. Davvero ci siamo ridotti cosi in questa città? E quando siamo diventati così? Ravenna pare abbia un’amministrazione di sinistra, se proprio non è in grado di alzare la voce, almeno si sforzi di spostare il dito e lo sguardo: dalle bottiglie rotte a quegli esseri umani».

Quello che abbiamo riportato qui sopra è il pensiero di Carmelo Domini, esposto prima su un post sul suo profilo facebook e poi su una pagina del Corriere Romagna, per il quale scrive, dopo aver ricevuto una piccata risposta dal Sindaco (la pubblichiamo testualmente, per completezza, in calce). La risposta in buona sostanza dice che il Comune si impegna ma fa quel che può in un settore, quello dell’accoglienza, dove non è l’unico attore.

Ne avevamo parlato qualche giorno fa anche noi di Ravenna in Comune sottolineando che: «Non è un problema di delinquenza ma di buone pratiche di accoglienza andate a farsi friggere e di degrado lasciato libero di esprimersi a piacimento». E concludevamo: «Cosa non ha funzionato nel sistema di accoglienza e cosa fare per porci rimedio? Ci aspettiamo con urgenza risposte dal Sindaco, dalla Giunta e anche dal Consiglio Comunale». A nessuna di queste domande risponde il Sindaco come può constatare chi avrà la pazienza di arrivare in fondo alla sua replica a Domini. Così come non accenna nemmeno vagamente a quella che è l’altra faccia della medaglia di questa vicenda: lo stato di abbandono in cui si consente siano lasciati i fabbricati che una volta ospitavano attività industriali e artigianali in Darsena e che sono da anni in disuso. Spetta all’Amministrazione Comunale imporre l’adozione di misure di sanificazione e bonifica (derattizzazione e simili) e di salvaguardia della sicurezza dei fabbricati, al minimo, o di tutela degli stessi quando di interesse architettonico. «Che fine hanno fatto le valorizzazioni delle archeologie industriali?» ci chiedevamo riferendoci alle previsioni del POC Darsena lasciato scadere preoccupandosi soltanto di non negare l’ok alle prossime cementificazioni.

Del resto è la conseguenza delle politiche di questa Amministrazione che, nel mandato appena terminato, è riuscita ad approvare un Regolamento di Polizia Urbana in cui si confonde la povertà con il degrado, dove i soggetti fragili sono un problema da rimuovere e quelli con le spalle larghe non vanno disturbati. Ancora l’altro giorno la proprietà dell’immobile sosteneva senza repliche da parte del Sindaco che: «l’attuale situazione di degrado ci appare una questione che afferisce all’ordine pubblico». Si è poi saputo di una richiesta partita dalla polizia municipale: «adottare accorgimenti idonei a impedire o, quantomeno, rendere difficoltosa ogni forma di invasione e occupazione da parte di terzi». Tutto qui. Non a caso l’intervento ora finalmente effettuato è di minima: ripristino della recinzione e porte sbarrate.

Per concludere, ciliegina su una torta davvero indigesta, l’improbabile rivendicazione del Sindaco: «Io sono un uomo orgogliosamente di sinistra». Ecco, sono proprio queste affermazioni, che nel tempo abbiamo sentito pronunciare da tante e tanti che sono passati per il PD (da Renzi alla Serracchiani per capirsi, ma soprattutto il Minniti dei respingimenti) ad aver reso inutilizzabile il termine “sinistra”. Né de Pascale né Bonaccini né i loro colleghi (e colleghe) di partito condividono alcunché dei valori che sono stati ricollegati per decenni al termine “sinistra”. Citiamo Ken Loach: «se si è a favore del mercato e della deregulation si è di destra, se si crede nella regolamentazione dell’economia e nei beni comuni si è di sinistra, chi rimane al centro della strada di solito viene investito».

#RavennainComune #Ravenna #accoglienza #sigarone #darsena

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Il sindaco: «Da sempre al lavoro per aiutare chi non ha un tetto»

di Michele de Pascale

«La Ravenna che vogliamo è quella in cui le persone senza fissa dimora non vengono né tollerate né criminalizzate, ma sostenute, aiutate a riannodare i fili spesso spezzati della propria vita e trovare o ritrovare una propria strada. Le persone e i fatti di questi giorni all’interno del Sigarone fanno giustamente scalpore e suscitano i sentimenti più diversi fra i cittadini. Rammento però che anche qualche anno fa fu affrontata e gestita una situazione molto simile di fronte alla questura e altre più piccole ne abbiamo gestite e affrontate in questi anni. La nostra Amministrazione si occupa ogni giorno di questo tema, con costanza e non in maniera silente. Il problema è sempre stato evidente e chiaro e ha da sempre la nostra massima attenzione con manifesti risultati; basterebbe semplicemente fare un giro nelle stazioni o nei luoghi più critici di altre città per rendersi facilmente conto di come a Ravenna, su queste tematiche, venga messo in campo da istituzioni e associazioni un impegno, anche economico, costante ed intenso. Anche in questo caso specifico siamo al lavoro da tempo, insieme a tutte le istituzioni coinvolte, per trovare soluzioni al tema nazionale dei richiedenti asilo “di terra” che spesso non vengono accolti con celerità nel sistema di accoglienza. Siamo impegnati per rafforzare e mettere a sistema le politiche a favore delle persone in gravi difficoltà economiche e senza dimora, a partire dal sostegno alle reti di soggetti pubblici e del terzo settore che svolgono azioni per contrastare queste fragilità, secondo quanto previsto dal Piano regionale per la lotta alla povertà. In via generale il nostro sistema di servizi di bassa soglia si fonda su una rete di strutture di accoglienza notturna e assistenza per i beni primari. Una rete su cui le istituzioni sono impegnate ad un monitoraggio continuo sia dal lato dei progetti seguiti direttamente dalla Prefettura – di cui apprezziamo l’impegno e la costante disponibilità al confronto – sia con sinergie territoriali con i soggetti del terzo settore in relazione alle necessità dettate dai flussi e dalla presenza sul territorio. Infatti con l’ultimo decreto dell’ex ministro Salvini il sistema Sprar come lo avevamo conosciuto è stato smantellato, ora ci sono i Centri di Accoglienza Straordinaria di cui si occupa direttamente la Prefettura. A questi si aggiungono appunto i servizi di bassa soglia e i progetti di accoglienza integrata (Sai) su cui abbiamo fatto un salto di qualità importante negli ultimi anni. I servizi restano disponibili ad accogliere migranti senza fissa dimora per attivare percorsi individualizzati di assistenza. Le disposizioni covid li hanno messi sotto ulteriore e pesante stress ed è veramente difficile rispondere da soli come città a un tema nazionale e planetario che ovviamente tende a concentrare la “domanda” principalmente laddove ci si adopera a predisporre una “risposta”. La critica a questa amministrazione su questa materia, caro Direttore, mi è parsa sottovalutare il nostro impegno costante e quotidiano. In ultimo un punto a cui tengo molto. Io sono un uomo orgogliosamente di sinistra, ma la sensibilità di questa città all’accoglienza e alla solidarietà, per fortuna, va ben oltre il solo campo della sinistra, tocca il senso più profondo di umanità dei nostri concittadini e i valori della nostra costituzione che devono essere patrimonio di tutti e non solo di una parte.

 

Esseri umani considerati come rifiuti indifferenziati: come siamo diventati così?

di Carmelo Domini

In una fabbrica dismessa di Ravenna chiamata “Sigarone” hanno trovato a bivaccare una ventina di ragazzi, molti dei quali somali, che dormivano al freddo in condizioni disumane; stesi su cartoni bagnati, in mezzo ai topi, come fossero cani randagi. Un’immagine terribile. Eppure da circa due o tre giorni in città si è acceso un dibattito raccapricciante, che non è un dibattito umanitario, ma principalmente di supposto decoro, di sicurezza cittadina, al quale non sono mancate nemmeno divagazioni urbanistico architettoniche. Non so voi, ma io proprio dai contorni di questo dibattito avverto un forte disagio e un certo senso di sconfitta. La sconfitta del dover constatare che in una città che si dichiara di sinistra la priorità del sentire comune – quindi non solo della politica locale – non è tanto dare un tetto a quei disperati, ma tranquillizzare passanti e residenti. “Dare una ripulita” insomma. Assistiamo a un passaggio raggelante nel totale silenzio: l’emergenza umanitaria che cede il passo all’incombenza amministrativa. Il dito ci indica gli uomini, i disperati e noi guardiamo i cartoni o le bottiglie rotte. Come se potessimo mettere tutto e tutti in una sorta di cassonetto dell’indifferenziata, compresi i destini di quei migranti. Con due ruspe e una porta sigillata. Davvero ci siamo ridotti cosi in questa città? E quando siamo diventati così? Ravenna pare abbia un’amministrazione di sinistra, se proprio non è in grado di alzare la voce, almeno si sforzi di spostare il dito e lo sguardo: dalle bottiglie rotte a quegli esseri umani.

Fonti: Corriere Romagna del 27 novembre 2021

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