ESTRARRE PIÙ GAS NON RISOLVERÀ IL PROBLEMA BOLLETTE

Il 13 settembre il ministro per la transizione ecologica Roberto Cingolani ha dichiarato che nel prossimo trimestre il prezzo di luce e gas aumenterà del 40 per cento. Un’anticipazione dei dati ufficiali dell’Autorità per l’energia (Arera) che non avrebbero dovuto essere diffusi solo il 1 ottobre. D’altra parte il controverso (a dir poco) ministro, preposto a quella che, una volta, era la tutela dell’ambiente, non è nuovo alle sparate. L’ultima era stata su una presunta necessità di ricorso al nucleare che, in Italia, è già riuscito nell’obiettivo di ottenere ben due stop per via referendaria nel 1987 e nel 2011. La ragione degli aumenti è in parte dovuta del prezzo della materia prima (il gas), in parte alle tasse che vi girano intorno e in parte alla crescita dei permessi di emissione di CO2. In pratica la responsabilità sta nell’enorme ritardo accumulato rispetto alla transizione a forme di energia che non emettono CO2, le cosiddette rinnovabili.

Invece i repubblicani hanno immediatamente cavalcato il tema dell’aumento per proporre un bel salto mortale all’indietro di decenni. Mingozzi ha avuto la faccia tosta di parlare di “una lezione per coloro che si ostinano ad opporsi all’utilizzo delle risorse energetiche italiane e dell’Adriatico, capaci di limitare lo strapotere dei Paesi produttori ed il rincaro dei prezzi e delle materie prime; se continuiamo ad illuderci che la transizione ecologica sia dietro l’angolo e non difendiamo con decisione le nostre imprese dell’off-shore, la cattura del Co2, gas e metano in produzione, idrogeno ed eolico, a farne le spese sarà sempre la bolletta, le famiglie e le imprese che la pagano!”.

È la posizione della coalizione de Pascale: aria fritta sulle rinnovabili a parole e sostegno incondizionato all’oil & gas nei fatti. Lo sguardo di tutta questa gente non va oltre le prossime elezioni. Come Ravenna in Comune non abbiamo dubbi, invece, a sostenere che ogni giorno perso nell’inizio della transizione produca enormi ed irreversibili danni ambientali, economici ed anche in termini di perdita definitiva di opportunità di lavoro.

Riproponiamo sul tema una riflessione di Fabio Zauli pubblicata su Il Resto del Carlino del 21 settembre.

#RavennainComune #Ravenna #amministrative2021 #rinnovabili #FabioZauli

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Estrarre più gas non risolverà il problema bollette
 

La notizia dell’aumento del gas a uso domestico porta a chiedere con forza lo sfruttamento incondizionato del metano presente in Adriatico. In quest’anno, in cui si nomina Dante in ogni dove, è anche interessante prenderne spunto. Dante Alighieri iniziava così il suo ’De Monarchia’: «Questo sembra essere il compito degli uomini predisposti dalla natura ad amare la verità: come hanno tratto vantaggio dalla fatica degli antichi, così debbono dedicare le loro energie ai posteri, affinché questi ultimi abbiano a loro volta di che arricchirsi».

Chi è contrario all’estrazione del gas metano in Adriatico lo è perché pensa all’immediato futuro, alle nuove generazioni. Secondo uno studio del 2005, dagli ultimi anni dell’800 ai primi anni del Duemila, la città di Ravenna risulta essere sprofondata di 120 centimetri. La zona industriale era a quota 150 centimetri. Nei prossimi 30 anni, il livello dell’Adriatico, secondo Arpae, crescerà di 7 centimetri. Nella zona dei Fiumi Uniti l’abbassamento tocca ancora oltre i 15 millimetri/anno e davanti la costa è attivo un pozzo estrattivo. Estrarre gas metano in Adriatico aggraverebbe una situazione che già oggi costa al Comune di Ravenna milioni in ripascimenti delle spiagge, in barriere e pennelli davanti alla costa.

Ricordando Dante Alighieri, non è estraendo gas in Adriatico che saremo capaci di creare ricchezza per i giovani cui diciamo di volere garantire il meglio.

Fabio Zauli

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