PORTO: FANGHI, SOLDI E CEMENTO

È pervenuta notizia che ammontano a 130 milioni di euro le risorse inserite nel fondo complementare del Pnrr per il Porto di Ravenna. È legittimo festeggiare l’arrivo di un’altra svagonata di risorse per lavori collegati al porto? Sì e no. Sicuramente in molti si leccano già i baffi al pensiero della cornucopia dell’abbondanza che rovescia euro su un comparto altrettanto sicuramente bisognoso di interventi (manutentivi, più che altro, però). Occorre però valutare se l’uso che ne verrà fatto si tradurrà in un beneficio per la collettività o soltanto per i pochi che contano di spartirseli.

Un buon esempio di interventi collegati al porto che non sono un bene per la collettività, ad esempio, è quello rappresentato da un progetto che si avvia all’approvazione finale e che riguarda 1 milione di metri quadrati di terreno a vocazione agricola tra via Trieste e Porto Fuori a Ravenna. Si tratta dell’area Logistica 1, di proprietà Sapir, che si estende complessivamente su 435.966 metri quadri e dell’area Logistica 3, di proprietà CMC, di 583.604 metri quadri. Entrambe sono legate al progetto di hub del canale Candiano di cui rappresenterebbero, in teoria, il retroporto. Secondo il Corriere di Romagna (“Cento ettari di terreno agricolo diventano aree logistiche portuali”, Alessandro Montanari, 1° maggio 2021), la logica dell’operazione sarebbe quella di realizzare «una struttura dedita allo stoccaggio delle merci e alla logistica correlata all’area portuale, prevedendo uno sviluppo del traffico merci. Va detto però che la relazione che accompagna il progetto ha dati che si rifanno al Piano regolatore portuale del 2007 e che prevedevano – per il 2015 – un traffico container pari ad un range tra 900mila e 1,42 milioni di teu. Dati a cui Ravenna non si è mai avvicinata: nel 2015 il traffico contenitori era pari a 244mila teu. La stessa Autorità portale ha rivisto al ribasso, negli strumenti urbanistici più recenti, i volumi di container a cui Ravenna può aspirare. Ma sovrastimato era anche il traffico relativo alle derrate agricole. Secondo il Prp 2007 dovevano essere pari a 2,7 milioni di tonnellate nel 2015. Quell’anno si è arrivati a 1,8 milioni, ora il porto non ne movimenta più di due».

A cosa servono dunque le due piastre logistiche, se risultano inutili per le finalità dichiarate? A riempirle con i sedimenti risultanti dall’escavo del canale, i cosiddetti fanghi del Candiano, che non si sa dove mettere. Occorre considerare che, la prima fase di realizzazione del progetto di nuovo porto, quella che si concluderà in una decina di anni, richiede l’escavo di 5 milioni di metri cubi di sabbia dai fondali. Porterà i fondali a -12,50 m. I 130 milioni di euro del Pnrr dovrebbero invece servire alla seconda fase, quella che prevede di portare i fondali a -14,50 m. Di quante piastre logistiche si dovrà dotare Ravenna e quanto territorio agricolo verrà impermeabilizzato per smaltire anche questi fanghi, se non si trovasse un altro posto dove metterli?

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Cento ettari di terreno agricolo diventano aree logistiche portuali

Fonte: Corriere di Romagna del 1° maggio 2021

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Porto di Ravenna, in arrivo altri 130 milioni di euro per l’ingresso delle navi container

Fonte: Regione Emilia-Romagna del 14 maggio 2021

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