A Ravenna viaggi nel tempo?

Raffaella Sutter  Condivido il progetto di una “Ravenna Capitale dei viaggi nel tempo”. Ottima risorsa per Ravenna un turismo emozionale e interattivo della realtà aumentata multisensoriale!


Di: Roberto Fiorini profilo
Fonte: fanpage.it

Oggi non è più un’utopia e nemmeno fantascienza…Vediamo come, a Ravenna, sarebbe possibile annullare le barriere spazio temporali e tuffarsi nel passato visitando la città tramite il turismo emozionale e interattivo della realtà aumentata multisensoriale.

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Qualche anno fa (più precisamente nel gennaio 2013), ebbi modo di scrivere su questa stessa testata un pezzo sul tema del turismo e cultura in Italia descrivendo un progetto (allora fantascientifico), dove passato e presente potevano fondersi in immaginifico “gioco” di ricostruzione virtuale per rendere palese ciò che di nascosto e celato dagli occhi della storia, appartiene al nostro tessuto storico e culturale; con l’intento di stimolare il turismo culturale e le imprese locali. Questo articolo non morì subito, anzi ci furono alcuni politici di primo piano che, tramite emissari locali, manifestarono interesse ad approfondirlo anche se purtroppo non abbastanza da trasformarlo in un serio e strutturato progetto di fattibilità. Nel frattempo lo scenario anche informatico fortunatamente è cambiato e alcune realtà virtuose sono oggi apparse sulla scena italica.
Ma andiamo con ordine e cerchiamo intanto di capire cosa è cambiato in termini generali, (a livello nazionale) rispetto ad allora, per inquadrare meglio il tema, poi proveremo (nell’intento di rilanciarlo) a verticalizzare il progetto su una città come Ravenna che è quella in cui abito e vivo.

 I dati statistici

Nella graduatoria 2015 delle destinazioni turistiche maggiormente frequentate nel mondo (secondo l’OMT), l’Italia si colloca ancora 5° posto, esattamente come nel 2011 ma solo per gli arrivi internazionali; per gli introiti valutari invece retrocede al 7° posto superata allegramente dalla Thailandia. Davanti a noi, in area mediterranea, per gli arrivi si posizionano la Francia (al primo posto assoluto), poi al Spagna (al terzo) e immediatamente dopo di noi la Turchia, la Germania e il Regno Unito. I dati ci dicono inoltre che il turismo culturale in Italia (in termini di arrivi e presenze), rappresenta certamente la quota maggiore di interesse rispetto a quello, pur rilevante, di tipo marittimo.
ll nostro Paese è universalmente conosciuto per la grande ricchezza culturale che lo caratterizza, secondo l’ultimo dato censuario dell’ISTAT (2011- quella del 2016 è ancora in corso) sarebbero 4.588 i musei e gli istituti similari, pubblici e privati, aperti al pubblico nel 2011, di cui 3.847 i musei, gallerie o collezioni, 240 le aree o parchi archeologici e 501 i monumenti e complessi monumentali. Quasi un comune su tre ospita almeno una struttura a carattere museale: un patrimonio diffuso quantificabile in 1,5 musei o istituti similari ogni 100 kmq e circa uno ogni 13 mila abitanti. Oltre a ciò, vi sono più di 34.000 luoghi di spettacolo, 51 siti Unesco, centinaia di festival, iniziative culturali e tradizioni che animano i territori. Va da sé che questa eredità rappresenta non solo il nostro passato e il presente, ma anche il futuro del Paese: una risorsa da tutelare e valorizzare che ci rende unici nel panorama internazionale e che,  secondo alcune fonti, classifica quello italiano il più ampio patrimonio culturale del mondo.
A livello nazionale, secondo le ultime stime del World Travel and Tourism Council, l’industria turistica nel suo complesso (turismo nazionale ed estero) avrebbe contribuito nel 2013, con 159.6  miliardi di euro, per il 10,3% alla formazione del PIL del paese, impiegando all’incirca 2,6 milioni di persone (dirette e indirette), pari all’11,6% dell’occupazione nazionale.
Purtroppo si legge, sempre nell’ultima (e datata) statistica ISTAT,  che i primi 15 musei e istituti similari nel 2011 hanno registrato circa un milione di ingressi ciascuno e complessivamente hanno assorbito quasi un terzo (30%) dei visitatori. Ma…gli altri 4.573?? Inoltre,  solamente in poco più del 40% delle strutture espositive è presente personale in grado di fornire al pubblico informazioni in lingua inglese. Va inoltre detto che la maggior parte degli istituti museali italiani svolge la propria attività grazie a una quantità esigua di personale: circa l’80% degli istituti ha non più di 5 addetti e solo l’1,5% ne ha da 50 in su. In più del 60% degli enti prestano la propria opera collaboratori volontari, che complessivamente sono circa 16.400. Non solo: si legge sempre nella stessa statistica che i musei italiani sono ancora poco presenti nel web. Solo la metà (50,7%) ha un proprio sito, il 42,3% pubblica online il calendario delle iniziative e degli eventi, il 22,6% diffonde una newsletter, il 16,3% permette l’accesso online a singoli beni selezionati e il 13,3% rende disponibile un catalogo online (è passato qualche anno: ora è auspicabile sperare siano di più!).

Da tutto ciò si desume nuovamente come l’Italia sia ancora ben lontana dall’affrontare seriamente il tema del turismo basato sulla valorizzazione del suo enorme, unico patrimonio storico artistico culturale. Un impegno eluso da tempo anche dai cittadini stessi (come recita un commento a margine del nostro precedente articolo del 2013). Non abbiamo infatti turismo culturale “interno” degno di questo nome: i connazionali che vanno per musei almeno una volta l’anno, sono poco meno del 30%! Siamo, di fatto, un paese che pensa che la cultura sia “roba per turisti”, dove la contemplazione estetica o lo studio delle materie umanistiche è considerato un inutile passatempo, che non investe nella tutela e nella divulgazione, che non insegna nelle scuole la conoscenza e l’amore per l’arte e per la cultura, e che di conseguenza non può aspettarsi che masse di cinesi entusiasti affollino le sale che i nazionali disdegnano. Peraltro, è documentato (cit. commento) che il solo programma nazionale finanziato con fondi europei dove le Regioni non sono in grado di impegnare e spendere in maniera adeguata gli stanziamenti disponibili è quello relativo agli “Attrattori culturali, naturali e turismo”, che riguarda il Mezzogiorno.

Il progetto di respiro nazionale, citato nel precedente articolo, che qui riproponiamo verticalizzato su Ravenna, ha l’ambizione di realizzare Impresa sul Patrimonio Artistico esistente con lo scopo di finanziare (oltre che nuova impresa appunto), nuovi progetti di restauro conservativo atti alla valorizzazione del patrimonio stesso nei quali verrebbero impiegate risorse locali formate dai locali poli scolari e universitari. Coinvolgendo di conseguenza tutta la filiera culturale e turistica che tale volano (in una formula cooperativistica pubblico-privato) “accenderebbe”. Il territorio ravennate peraltro (così come il Belpaese in generale) oltre a possedere un grandissimo patrimonio storico e artistico, è una delle più importanti (per le sue peculiari caratteristiche geomorfologiche) riserve ambientali di natura e bellezza. Un’eredità da valorizzare e preservare nel rapporto dialogico tra ambiente storico-paesaggistico e cultura territoriale.

Ma andiamo avanti nella verticalizzazione del progetto che prevede, nella sua prima fase analitica, l’analisi storica della città e del suo territorio.

PROGETTO RAVENNA VIRTUALE

Ravenna

È la città più grande e storicamente più importante della Romagna; il suo territorio comunale è il secondo in Italia per superficie, superato solo da quello di Roma e comprende nove lidi della riviera romagnola. Ravenna, nella sua storia, ci risulta essere stata capitale tre volte: dell’Impero Romano d’Occidente (402 – 476), del Regno degli Ostrogoti (493 – 553) e dell’Esarcato bizantino (568 – 751). Per le vestigia di questo passato, il complesso dei primi monumenti cristiani di Ravenna è inserito, dal 1996, nella lista dei siti italiani patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, come sito seriale “Monumenti paleocristiani di Ravenna”.

Il progetto, verticalizzato nella città di Ravenna, potrebbe quindi essere indirizzato (in una sua prima fase) sui tre periodi storici relativi a:

  • Ravenna romana (alto imperiale e tardo imperiale).
  • Ravenna bizantina (periodo giustinianeo ed esarcale).
  • Ravenna medievale (dai Carolingi agli Ottoni, periodo comunale e delle Signorie – soggiorno dantesco, dominazione veneziana)

Individuando main sponsor per ogni periodo storico toccato (es. imprese dell’area portuale per il periodo alto imperiale: valorizzazione contesto del Porto di Classe, nonchè Fondazioni bancarie e culturali locali, ecc.), oltre realizzare un sistema Impresa pubblico/privata in cui coinvolgere, per quota parte l’impresa privata locale (Tour operator quali NewCo, strutture alberghiere, ristorazione, editoria specializzata nella realizzazione di impianti dedicati alla produzione multimediale o stampa classica).
In questo contesto, le Scuole e gli istituti accademici territoriali che potrebbero essere destinati a diventare incubatori per le nuove professionalità necessarie da impiegare nel progetto Ravenna, potrebbero essere: la Scuola di Lettere e Beni Culturali (Beni archeologici, artistici e del paesaggio: tutela e valorizzazione). Il Dipartimento di Beni Culturali. La Scuola di Ingegneria ed Architettura. La Scuola di Scienze (Tecnologia e diagnostica per la conservazione dei beni culturali- Analisi e Gestione dell’ambiente). Il Liceo Artistico e Scuola del Mosaico. L’Istituto Musicale. L’Istituto Alberghiero (non cittadino – nei comuni limitrofi) ma a cui moltissimi ravennati si iscrivono).

Ricordiamo che…

il progetto sviluppa la sua idea di base, come anticipato, partendo dal presupposto che Ravenna, come nel resto d’Italia (potenzialmente ogni “Media” Città in Italia – escludendo le grandi già consolidate mete turistiche) ha le caratteristiche necessarie per “raccontare sé stessa” (a livello artistico monumentale) in diverse epoche della sua storia. Il problema che normalmente accade è che vivendo una città italiana, frutto di superfetazioni architettonico artistiche effettuate nel corso dei lunghi anni della sua vita, tutto ciò è percepibile in un “insieme” di stili, epoche concrezioni ecc. da dare difficilmente un’idea di se stessa nelle varie epoche del suo progressivo fulgore.

Nella fattispecie occorre quindi recuperare la Ravenna “nascosta”: occultata dal passato più recente e immaginabile solo attraverso la difficile lettura storica del territorio priva però di ogni contestualizzazione geografica (geo localizzazione) e men che meno di ipotesi di ricostruzione virtuale di ”quello che c’era” lì, in quel sito, in una determinata epoca, oggi magari occultato (perché cosi è la storia di un territorio) da un parcheggio o da un distributore di benzina.

Immaginate di attraversare la città da turista e trovarvi attraverso la geolocalizzazione guidata tramite una App a capire (attraverso la cam del vostro tablet o telefonino) che siete di fronte al luogo che, duemila anni prima, ospitava la flotta da guerra militare romana: la mitica Classis Ravennatis…  e immaginate cosa significherebbe rivederla tramite gli “occhi” del vostro smartphone, che muovendosi sull’orizzonte mostrerebbe le 250 triremi da guerra ancorate alle banchine dell’allora porto militare (frutto del lavoro di ricostruzione degli studenti del nostro territorio e dell’arricchimento storico e archeologico delle scuole e gli istituti accademici locali). Basterebbe poi cliccare su uno degli edifici ricostruiti che appaiono nello schermo per accedere al patrimonio filologico esistente o a riferimenti reali (evidenze archeologiche) presenti sul territorio… Oppure, la ricostruzione virtuale dei fasti del cosiddetto Palazzo di Teoderico nella possibile funzione difensiva del Palazzo degli Esarchi se non addirittura nella sua (supposta) funzione  primigenia di Reggia Imperiale? Oppure passeggiare nella Ravenna medioevale e comunale, del soggiorno dantesco o, vicino alla Rocca Brancaleone, durante il periodo della dominazione veneziana…

Ma soprattutto cercare di disegnare il contesto urbano e extraurbano: come doveva essere la Ravenna a quei tempi: la lettura ricostruttiva di una città nel suo contesto geo paesaggistico… attraverso una specie di “macchina del tempo” in grado di riportarci all’epoca di fasti inimmaginabili se non attraverso gli occhi di uno storico dell’arte della cultura cittadina…

Fantascienza? Forse nel 2013 poteva esserlo ma oggi non è più così: basta guardarsi intorno e trovare che alcune realtà virtuose come Padova (Comune, Università e Impresa), o Torino con il suo Progetto CLAN, o in Puglia con il suo Puglia Reality +,  o Roma  con il suo progetto iMiBAC  , promosso nientepopodimeno che dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, lo stanno tramutando in realtà vera.

L’ambizione del nostro progetto originario, rimane dunque la stessa di allora: cercare, attraverso un progetto congiunto tra: (1) Enti locali, (2) Scuole e Università ed Impresa (3), di trovare:

Fantascienza? Forse nel 2013 poteva esserlo ma oggi non è più così: basta guardarsi intorno e trovare che alcune realtà virtuose come Padova (Comune, Università e Impresa), o Torino con il suo Progetto CLAN, o in Puglia con il suo Puglia Reality +,  o Roma  con il suo progetto iMiBAC  , promosso nientepopodimeno che dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, lo stanno tramutando in realtà vera.

L’ambizione del nostro progetto originario, rimane dunque la stessa di allora: cercare, attraverso un progetto congiunto tra: (1) Enti locali, (2) Scuole e Università ed Impresa (3), di trovare:

Dai primi (Enti locali) la forza e la possibilità operativa di “lavorare” sul territorio con lo scopo di salvaguardare il patrimonio locale e incrementare il business cittadino (Settori alberghiero, ristorazione ecc.). Creando a livello Comunale un osservatorio e un coordinamento progettuale permanente per dirigere il progetto: travalicando le barriere cittadine e verificando, in primis, le possibilità di finanziamento regionali, nazionali o europee disponibili, o di collaborazione con il Ministero dei Beni culturali (vedi progetto iMiBAC). Ciò tramite un team di europrogettisti ben focalizzato a operare nella costruzione questo progetto, con partenariati e/o partnership (ad esempio) con CultAr – Culturally Enhanced Augmented Realities, progetto EU nato (guarda caso!) nel 2013 di realtà aumentata multisensoriale, coordinato da Aalto (Finlandia), con un ruolo importante dell’Università di Padova e del Comune di Padova, e porsi come laboratorio regionale per realizzare un progetto con le finalità di esplorazione geolocalizzata di tipo contestuale. Ossia  occorre venire “fisicamente” a Ravenna per  “vedere” la ricostruzione dei luoghi come e dove erano.

Dai Secondi (Scuole e Università) risorse da specializzare (culturalmente preparate) per permettere al progetto di avere “forma” (ossia analizzare storicamente l’ambito locale per definirne le valenze in termini di emergenze visibili, invisibili, valutare i progetti di restauro/recupero da effettuare) e dimensione (valutare le epoche storiche “tematiche” su cui definire l’ambito turistico progettuale sulla base del contesto storico artistico locale). Risorse che “vivranno” il progetto in tutte le sue fasi” da studenti, poi diplomati e laureandi impiegati come Archeologi, Restauratori, Guide turistiche, Conservatori, Modellizzatori di scenari virtuali  su piattaforme digitali mobili ecc. Sarebbe utile istituire dottorati o borse di studio per far operare i nostri studenti con i tecnici del Google Cultural Institute e farli collaborare nel loro World Wonders Project (si vedano gli esperimenti realizzati a Roma: “Explore the ancient and modern with Rome in 3D”, oltre ai già citati progetti di cui sopra).

Dai Terzi (Imprese) l’appoggio e l’interesse ad investire (prevalentemente sull’idea) affinché  esistano le infrastrutture necessarie  a dar corpo all’idea stessa.

Ovviamente i fondi, superata la fase dei finanziamenti, perverranno dal turismo che tale impresa riuscirà a generare: un turismo “colto” che vorrà visitare diverse città compresenti nella “stessa”; funzione delle diverse prospettive e scenari storici virtuali di come la città stessa “è stata” nelle diverse epoche (storicamente rilevanti). Alternando quindi in giorni diversi, visite tematiche, tese a rendere riconoscibile una sola e specifica epoca privilegiando negli itinerari e nella scelta degli strumenti, la focalizzazione ad elementi caratteristici dell’epoca scelta.

In questa dimensione “turistico storica” Ravenna ed il territorio avranno “più” storie da raccontare (quindi incrementeranno la permanenza media sul territorio) e dovranno essere naturalmente raccontate (e prima ancora preparate su appositi supporti usufruendo delle moderne tecnologiche di rappresentazione virtuale su strumenti mobili) da Guide locali qualificate. Veri e propri “Docenti della comunicazione storica” opportunamente formati dai poli universitari in oggetto fin da studenti, poi da laureandi infine da Conservatori. Il progetto quindi è di ampio respiro e prevede un’analisi ben strutturata dello scenario d’Impresa che si vuole raggiungere; modellizzando in diversi scenari le risorse in campo necessarie, le società satellite da coinvolgere (tour-operators) come partner in un’unica impresa pubblico/privata con tutti i partners come soci.

Pensate a quanto nuovo repertorio artistico, storico ed architettonico si potrebbe restaurare anno dopo anno, finanziato da progetti come questo. Immaginate sciami di turisti che girano la città guidati da giovani preparati che gli raccontano, attraverso programmi virtuali scaricati dalle loro apps e sui loro tablet, scenari di “come eravamo”: come era il nostro territorio scegliendo la visualizzazione tematica dell’epoca che vogliono rivedere, e vedendo la ricostruzione virtuale del territorio attraverso gli “occhi” dei loro tablet geolocalizzati e delle loro App a realtà aumentata.

Pensate a quanta forza lavoro locale potrebbe essere impiegata, quanti istituti universitari potrebbero rifiorire per generare nuovi dottori in scienze della conservazione del territorio. Quanti giovani chef della scuola alberghiera potrebbero raccontare le abitudini gastronomiche del territorio nelle varie epoche. Quanti musicisti, programmatori di realtà virtuali, archeologi, restauratori, storici dell’arte, architetti, ingegneri, giuristi d’impresa, geologi, autori, editori, registi potrebbero essere formati alla scuola del “Progetto Museo Ravenna”, nel ricostruire parti vere e parti virtuali della città, attraverso gli occhi delle varie epoche che l’hanno attraversata e i cui lasciti, oggi, sono mescolati gli uni agli altri. Per non parlare dell’industria dell’accoglienza e del piccolo commercio collaterale (merchandising ecc.) che potrebbe rifiorire o rinascere a nuova vita.

Concludo di nuovo, citandomi nel vecchio articolo: Bello vero? Allora perché non farlo? La domanda (oggi, in epoca di elezioni amministrative) la pongo ai candidati sindaci e amministratori che concorreranno a disegnare il futuro di questa città: ve la sentite di proporre “viaggi nel tempo” ai futuri visitatori di Ravenna mettendola al centro di un contesto turistico all’avanguardia a livello internazionale? Parliamone…

Riportiamo il commento della candidata Sindaco per Ravenna in Comune:

Condivido il progetto di una “Ravenna Capitale dei viaggi nel tempo”. Ottima risorsa per Ravenna un turismo emozionale e interattivo della realtà aumentata multisensoriale!

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