SI VIS PACEM, PARA PACEM

Oggi è il giorno di Pasqua per i cattolici ed è riconosciuto come giorno festivo in Italia. Dunque, facciamo festa, benché non ci sia molto per cui festeggiare. Si usa ricollegare la Pasqua alla Pace e allora come Ravenna in Comune auguriamo Pace a tutte e tutti noi.

Quella pace che non c’è, anche se si prova con opera di illusionismo a trasformare la guerra in pace e la pace in guerra. La Presidente del Consiglio si unisce al coro belligerante di questi prestigiatori: «Io sono come i Romani. Si vis pacem, para bellum». Che in lingua italiana significa: se vuoi la pace prepara la guerra.

No. Questa “pace” non è la nostra. I Romani avevano un impero costruito sulle guerre. La loro pace era costruita sull’oppressione militare delle altre popolazioni attraverso guerre continue per occuparne i territori, rubarne le risorse e sfruttarle riducendole in schiavitù.

Questa è la “pace” degli Stati Uniti d’America, che hanno combattuto guerre per la quasi totalità della loro esistenza. Questa è la “pace” di Israele, che pure ha combattuto una guerra dopo l’altra dalla fondazione.

Chi prepara la guerra non cerca la pace ma la guerra: prima o poi la fa. Gli arsenali si riempiono per svuotarli consumando gli armamenti. Le bombe non sono riciclabili come uova di Pasqua: si fanno esplodere e basta. I fabbricanti di morte fanno soldi con la guerra non con la pace. Leonardo nell’ultimo anno ha raddoppiato il valore delle proprie azioni. È al 13° posto al mondo tra le aziende produttrici di armi e servizi militari.

Uno studio del CENSIS pubblicato lo scorso anno spiegava che: «In dieci anni, la spesa militare italiana è aumentata del 46,0% in termini reali. L’Italia contribuisce in modo rilevante al funzionamento della Nato, coprendo l’8,5% del budget complessivo di 4,6 miliardi di dollari, posizionandosi al 5° posto tra i finanziatori, dopo Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Francia. Sul piano delle risorse umane, il personale militare italiano conta 171.000 unità: un contingente significativo, che ci vede preceduti solo da Stati Uniti (1,3 milioni), Turchia (481.000), Polonia (216.000), Francia (205.000) e Germania (186.000), ma davanti a Regno Unito (138.000) e Spagna (117.000)». Ed ora ci siamo impegnati ad aumentare ancora di più le spese militari per arrivare al 5% del PIL.

Non mancano i precedenti storici. Nel 1914 le spese combinate per il riarmo dell’impero britannico, della repubblica francese, del reich prussiano, dell’impero asburgico, di quello dei Romanov e del regno sabaudo erano arrivate a quadruplicare i costi per la militarizzazione che gli stessi Paesi avevano sostenuto nel 1870. La Russia arrivò a destinare il 45 per cento di tutte le spese al riarmo. Ovviamente si rese necessario un riequilibrio degli altri costi. Nello stesso periodo, lo stesso Paese limitava dunque al 5% delle spese all’istruzione. A cosa dovrà rinunciare l’Italia per sostenere l’aumento delle spese militari?

Sicuramente al modello democratico di Paese che le nostre madri e i nostri padri costituenti avevano preparato per noi. L’articolo 11 della nostra Costituzione non ammette interpretazione diversa da quella della ricerca della pace attraverso la pace: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo». Pensavano all’Organizzazione delle Nazioni Unite appena realizzata nel 1945 e a cui l’Italia sarebbe riuscita ad aderire soltanto dieci anni dopo. Non pensavano alla NATO di cui pure l’Italia è stata uno dei Paesi fondatori nel 1949. La NATO che è intervenuta militarmente in Jugoslavia, in Afghanistan, in Iraq, in Libia… La NATO che è impegnata in Ucraina e che gli USA vorrebbero far intervenire in Iran. La NATO da cui è indispensabile uscire per rispettare la nostra Costituzione.

Se vogliamo la pace, prepariamo la pace ripudiando la guerra.

SI VIS PACEM, PARA PACEM

BUONA PASQUA DI PACE A TUTTE E TUTTI

#RavennainComune #Ravenna #pace #guerra

_____________________

Para bellum atlantico: «Io la penso come i romani»

Fonte: il manifesto del 25 giugno 2025

____________________________________________

Meloni, decreto armi non significa lavorare contro pace

‘Finché c’è una guerra aiuteremo l’Ucraina a difendersi’
___________________________
 

Le forniture di petrolio e gas, la promessa di armi: la missione di Meloni nel Golfo

Fonte: Avvenire del 4 aprile 2026

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.