NO!

Le modifiche alla Costituzione non sono una roba indolore. La Carta ha stabilito una procedura che nel consentirle richiede una serie di passaggi di garanzia. Questo nel timore, giustificato, che si potesse stravolgere l’assetto costituzionale sostituendolo con qualcosa agli antipodi rispetto alla democrazia uscita dalla lotta antifascista. Da questa precauzione nasce il referendum a cui siamo chiamati domenica 22 e lunedì 23 marzo: per approvare o respingere l’ennesimo tentativo fascista di trasformare in senso autoritario la Repubblica sorta dalla Resistenza.

I fascisti non hanno mai accettato la Costituzione. E per fascisti non intendiamo “solo” la destra attualmente al Governo in Italia. C’è un fascismo che va oltre chi è facilmente riconoscibile per fascista. La cartina di tornasole che lo rivela sono proprio i tentativi di “riformare” la Costituzione stravolgendone il senso originario. Così è facile riconoscere come fascisti i tentativi falliti di Berlusconi e di Renzi. Ma altrettanto fasciste sono alcune delle modifiche che hanno avuto successo e si sono impiantate come un cancro tra gli articoli della Carta: come quella che ha reso possibile l’autonomia differenziata, quella del pareggio di bilancio e quella della riduzione dei parlamentari. È facile vedere lo zampino del centrosinistra in questi tumori antidemocratici. Dunque, non basta la targhetta di destra per riconoscere gli sforzi del fascismo per decostruire la nostra democrazia.

Questa volta è facile, però. Si tratta di una modifica ricercata forsennatamente dalla destra golpista, da Berlusconi alla P2. È importante però non perdersi nei tecnicismi con cui viene presentata nei convegni. Per una spiegazione di questo tipo rinviamo all’ottimo lavoro della CGIL qui.  

Quello che si sta realizzando è un golpe bianco. Quel processo che a poco a poco puntava a fascistizzare lo Stato ha conosciuto una straordinaria accelerazione dall’inizio di questa legislatura ad opera dell’attuale Governo. Come abbiamo già detto: «Della essenziale distinzione dei poteri, legislativo, esecutivo e giurisdizionale, ne sopravvivono solo due. Il Parlamento, su cui la nostra democrazia (per l’appunto chiamata parlamentare) dovrebbe fondarsi, da cui promana il potere legislativo, è stato asservito al Governo. Le leggi nascono come decreti legge al di fuori di ogni eccezionalità che li consentirebbe e con la complicità del Presidente della Repubblica. Al Parlamento, composto di nominati dalla maggioranza di Governo, spetta solo la ratifica. L’unico baluardo rimasto è il potere della magistratura. Ed è quello che oggi si vuole subordinare al Governo. Dopodiché il passaggio ad un sistema autoritario mascherato da democrazia sarà compiuto».

È doveroso aggiungere altri pezzi del puzzle tutti messi al loro posto dall’attuale Governo: Decreto Anti-rave party (DL 162/2022, convertito in L. 199/2022), Decreto Cutro (DL 20/2023, convertito in L. 50/2023), Decreto Caivano (DL 123/2023, convertito in L. 159/2023), Decreto Sicurezza I (DL 48/2025, convertito in L. 80/2025), Decreto Sicurezza II (DL 23/2026 in attesa di conversione). È già legge (L. 86/2024) l’autonomia differenziata. Sono già stati approvati dal Senato il DDL 935 sull’elezione diretta del premier e il DDL 1004 anti-sionismo. E appena arrivato alle Camere è la nuova legge elettorale truffa. E poi abbiamo i provvedimenti interni e le intese internazionali per il restringimento delle libertà dei migranti: il contrasto delle ONG, l’espansione dei CPR, l’intesa con l’Albania, il rinnovo del memorandum con la Libia, la cooperazione con la Tunisia. E poi le botte nelle manifestazioni, le denunce a chi protesta, le richieste di danni per intimidire. C’è la corsa in atto verso la guerra: mentre scriviamo l’Italia si è unita ad altri cinque Paesi schierandosi dalla parte di USA e Israele nella guerra che hanno intrapreso contro l’Iran. «Ci dichiariamo disponibili a contribuire agli sforzi opportuni per garantire un passaggio sicuro attraverso lo Stretto»: sta scritto nella dichiarazione. Contemporaneamente si inviano armi su armi all’Ucraina impegnata in una guerra con la Russia. E si sostengono le azioni genocidarie di Israele nei territori occupati palestinesi. E potremmo continuare…

Votare NO il 22 e il 23 marzo non significa solo operare una scelta su una modalità di funzionamento della magistratura alternativa a quella proposta dal Governo. Significa strappare un pezzo fondamentale del puzzle che sta andando a comporsi e che ridisegna la Repubblica come Stato autoritario fascista.

Per questo Ravenna in Comune invita tutte e tutti ad andare ai seggi e votare NO. Un primo passo nella direzione giusta per allontanare il Paese dal baratro.

Ora e sempre, Resistenza.

#RavennainComune #Ravenna #referendum #NO

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Vademecum per il No alla riforma della magistratura

Fonte: CGIL del 21 gennaio 2026

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