A RAVENNA IL RAZZISMO E’ DI CASA

Apprendiamo dalla stampa che un venditore di fiori nel centro di Ravenna è stato sanzionato dalla polizia municipale “per un importo complessivo di circa 5.500 euro”, gli sono stati sottratti tutti i fiori (“l’intero stock di merce, composto da 35 mazzi di fiori esposti all’interno di un secchio, è stato sottoposto a sequestro”) e, “oltre alla sanzione, è stato disposto l’ordine di allontanamento immediato dall’area”. Per la cronaca, il Questore può decidere di prolungare il cosiddetto “daspo urbano” per una durata sino ad un anno. Informazione aggiuntiva: il venditore è “di origine nordafricana, regolarmente presente sul territorio e già noto alle forze dell’ordine, che in quel momento stava offrendo ai passanti mazzi di fiori di vario genere senza la prescritta autorizzazione”. Dunque: un venditore di mazzi di fiori conservati in un secchio era sprovvisto dell’autorizzazione alla vendita di mazzi di fiori conservati in un secchio e per questo la polizia municipale gli ha chiesto di pagare una somma enorme, gli ha portato via tutto quel che aveva, lo ha cacciato per due giorni e lo ha messo a rischio di dover rimanere lontano per un intero anno.

Si pone alcune domande (e si/ci dà anche qualche risposta) Tahar Lamri, uno tra i più acuti osservatori delle dinamiche sociali del nostro territorio: «La notizia? Riportata senza una sola domanda sulla sproporzione della sanzione. […] A Ravenna, città del presunto antirazzismo costitutivo, del “noi siamo diversi”? Silenzio tombale. Nessuna reazione. Nessun dibattito. Nessuna indignazione». Altrove «la gente ha ancora un riflesso umano. A Ravenna rossa, nessuno muove un dito. […] A Ravenna questa capacità è morta. Sostituita da un consenso granitico sul “decoro urbano”, sulla “legalità”, sul “rispetto delle regole”. La sinistra di governo ha fatto un lavoro che la destra non avrebbe mai potuto fare: ha convinto i cittadini che multare con 5.500 euro un venditore di fiori non è crudeltà, è buona amministrazione. Che espellere non è razzismo, è tutela del commercio regolare. Che criminalizzare non è disumano, è sicurezza urbana. La destra ha bisogno di gridare, di agitare paure, di inventare emergenze. La sinistra di benessere no. Ha solo bisogno di amministrare».

Perché è normale quando la destra fa la destra e «organizza manifestazioni. Costruisce il panico. E la maggioranza? Invece di smontare questa narrazione tossica, si difende. Aumenta controlli, telecamere, sanzioni. Dimostra che “fa” sicurezza. Anche se questa sicurezza significa multare con 5.500 euro chi vende fiori. […] Ecco quello che Ravenna non vuole ammettere: votare “bene”, andare alle manifestazioni antifasciste non ti rende immune dal razzismo. Anzi. Ti dà l’alibi perfetto per non vederlo quando ce l’hai davanti.

Perché quando arriva il venditore di fiori nordafricano – la “gente strana, colorata, che vende senza scontrini” – il riflesso a Ravenna è peggiore che a Mogliano Veneto. Non c’è nemmeno più chi si indigna. L’umanità è stata completamente amministrata. Sostituita con la difesa dello “stile di vita”: centro storico “vivo” ma senza venditori ambulanti, servizi che funzionano ma senza “degrado”, benessere ma senza “insicurezza”. […] Il razzismo funziona meglio a sinistra. Non perché la sinistra sia più razzista della destra – è il contrario. Ma perché quando la sinistra amministra il razzismo, lo normalizza. Lo rende invisibile. Lo chiama “sicurezza urbana”, “legalità”, “tutela del commercio”. E chi dovrebbe opporsi – la società civile, le reti solidali, chi si indigna – tace. Perché “noi siamo diversi”. Perché “noi non siamo razzisti”. Perché “noi votiamo bene”».

Come Ravenna in Comune condividiamo il ragionamento di Lamri, con la sola precisazione che a Ravenna non c’è una maggioranza di sinistra a sostenere le decisioni della Giunta del Sindaco Barattoni: la maggioranza è di centrosinistra ed è speculare al centrodestra. Non è una questione di sfumature linguistiche, ma di sostanza. Fu il centrosinistra, sei anni fa, a proporre un nuovo regolamento di polizia urbana. E come ricorda il vicesindaco delegato alla sicurezza, il repubblicano Fusignani: «il nostro Regolamento di Polizia Urbana è stato deliberato dal Consiglio comunale col solo voto contrario del gruppo consiliare di Ravenna in Comune». Ossia va bene sia al centrosinistra che al centrodestra che per sicurezza urbana si intenda repressione senza se e senza ma delle fasce più deboli della popolazione. Solo Ravenna in Comune, solo la sinistra, che ha valori ben diversi da quelli del centrosinistra e con il centrosinistra nulla ha a che spartire a dispetto della propaganda che ne fa stampa e televisione, si è opposta.

Completiamo il ragionamento con un’altra notizia uscita in parallelo alla prima. Ad un politico locale, sotto processo penale, si consente di tirarsi almeno in parte fuori dai guai, ottenendo la sospensione della pena, pagando per «saldare un debito e le spese legali sostenute dalla persona che lo ha denunciato per truffa». E questo nonostante, come rivela la stampa, «Non c’è due senza tre. Perché già in altre due occasioni il politico aveva fornito prova in aula dell’avvenuto risarcimento: prima con un bonifico, revocato il giorno dopo, poi con un assegno, risultato oggetto di denuncia di furto/smarrimento». È sempre la stampa a dare il contesto in cui inserire la vicenda: «Due condanne definitive per truffa, un procedimento penale ancora aperto». Ebbene questo non impedisce al politico in questione di intervenire nel dibattito cittadino come se nulla fosse e proprio su tematiche come il razzismo e l’islamofobia. È addirittura stato “promosso” con un incarico (è lui stesso a dichiararlo) nella Segreteria nazionale del partito in cui milita.

Difficile trascurare il fatto che il venditore ambulante sia di origini nordafricane e il politico locale invece sia nato e viva a Ravenna nel considerare come ben diverse siano le opportunità riservate all’uno e all’altro dalla nostra comunità. Difficile non concordare con le conclusioni di Tahar Lamri: «A Ravenna, città rossa, modello di buon governo, l’umanità è stata sostituita con un comunicato stampa della Polizia Locale. Chiamato “sicurezza urbana”». Difficile far finta che il razzismo non c’entri con tutto ciò. A Ravenna la componente razzista è molto ben rappresentata, anche se gli stessi razzisti si ostinano a negare di esserlo e pure si arrabbiano quando lo si fa notare.

[nell’immagine: la secchia rapita, ovvero il corpo del “reato” tra i piedi della Municipale]

#RavennainComune #Ravenna #razzismo

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Quel pericoloso venditore di fiori…

Fonte: Ravenna & Dintorni del 1° febbraio 2026

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