
10 anni fa Giulio Regeni scompariva in Egitto, l’Egitto del golpista Al Sisi. Sarebbe riapparso solo dopo morto. Sua madre dopo averlo visto disse: «Non vi dico cosa gli hanno fatto. Su quel viso ho visto tutto il male del mondo e mi sono chiesta perché tutto il male del mondo si è riversato su di lui. All’obitorio, l’unica cosa che ho ritrovato di quel suo viso è il naso. Lo ho riconosciuto soltanto dalla punta del naso». E aggiunse: «La morte di Giulio non è un caso isolato. Non è morbillo, non è varicella. La parte amica dell’Egitto ci ha detto che l’hanno torturato e ucciso come un egiziano. Forse non saranno piaciute le sue idee. E forse era dai tempi del nazifascismo che un italiano non moriva dopo esser stato sottoposto alle torture. Ma Giulio non era in guerra, non era in montagna come i partigiani, che hanno tutto il mio rispetto. Era lì per fare ricerca. Eppure lo hanno torturato».
Nel frattempo l’Egitto di Al Sisi ha fatto finta di collaborare alla ricerca della verità che poi vorrebbe dire scavare nelle responsabilità del suo regime. Poi ha smesso di far finta. Anche i Governi italiani hanno smesso di far finta. Dicono che l’Egitto è un Paese sicuro. Lo dicono per non accettare le domande di asilo di chi arriva in Italia dall’Egitto. Lo dicono per continuare a fare affari con il regime egiziano.
Neppure si sa quante migliaia di prigionieri politici ci siano esattamente in Egitto. Ma l’ambasciatore italiano è stato ritirato dalla Svizzera, non dall’Egitto! Eppure l’8 gennaio scorso il Tribunale di Venezia – Sezione Specializzata – ha accertato l’effetto sospensivo automatico del ricorso presentato da un cittadino egiziano all’esito di decisione negativa adottata nei suoi confronti con procedura accelerata, in quanto proveniente a un paese inserito nella lista dei cd paesi di origine sicuri.
Uniformandosi alla decisione 01.08.2025 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea – cause riunite nn. C-758/24 e C-759/24, il Tribunale di Venezia ha confermato che non si può considerare paese sicuro uno stato terzo che non rispetti le condizioni sostanziali di sicurezza anche solo per determinate categorie di persone. E, secondo il Tribunale di Venezia, l’elenco delle categorie delle persone che in Egitto sono vittime di persecuzione è lunghissimo: attivisti e membri di partiti di opposizione o di movimenti politici contrari al governo; giornalisti; minoranze religiose come Baha’i, Testimoni di Geova e Cristiani Copti; appartenenti alla minoranza LQBTQI e pure le donne nel loro insieme, in quanto vittime di discriminazione economica e sociale.
Il Tribunale ha inoltre denunciato la pratica sistematica della tortura e di trattamenti inumani e degradanti come metodi di coercizione per ottenere informazioni, o anche solo per reprimere il dissenso politico; la pratica di arresti e detenzioni arbitrari, l’esistenza di tribunali speciali avanti ai quali i diritti difensivi degli indagati non sono garantiti, e poi ancora la sottoposizione dei detenuti ad abusi fisici, il sovraffollamento carcerario, il mancato rispetto di standard igienici minimi nei luoghi di detenzione, il rifiuto di cure mediche e la pratica della tortura sui detenuti.
Questo è l’Egitto di Al Sisi con cui il Governo fa affari. Questo Egitto di Al Sisi con cui l’ENI fa affari. Ed è lo stesso Egitto di Al Sisi con i cui ministri del petrolio i sindaci di Ravenna inaugurano l’OMC. Come se niente fosse: gli affari sono affari!
Ravenna in Comune ricorda i 10 anni dal rapimento e morte di Giulio Regeni invitando l’attuale Sindaco di Ravenna alla coerenza con quel mosaico affisso nel Palazzo Comunale che riporta la scritta “Verità per Giulio Regeni”. Quella stessa coerenza che non ha avuto il suo predecessore.
[nell’immagine: il mosaico di Giulio Regeni nel palazzo comunale di Ravenna]
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Giulio Regeni: depistaggi e bugie, un muro contro la giustizia
Fonte: il manifesto del 22 gennaio 2026
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L’Egitto non è un Paese sicuro
