RIVENDICHIAMO LA LIBERTA’ DI PENSIERO

Lo scorso 12 novembre tutte le forze politiche rappresentate nell’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna, dove Ravenna in Comune come noto non è presente, hanno stabilito che c’è una sola voce autorizzata ad esprimersi nel conflitto ucraino: quella della NATO. Una “simpatica” accozzaglia che vede assieme verdi, sinistra italiana, piddini e 5stelle con lega, fi e fdi ha approvato una roba che impegna de Pascale e il resto della Giunta:

«ad adottare tutte le iniziative utili attraverso percorsi democratici per garantire una chiara ed obiettiva informazione sull’evoluzione del conflitto russo-ucraino, contrastando la guerra ibrida di disinformazione condotta dalla Federazione Russa attraverso attacchi informatici, social-network e manipolazione dell’informazione, sabotaggi, interruzioni di approvvigionamenti, finanziamenti illeciti e altre azioni segrete o coercitive».

Poiché nelle premesse si è rilevato che «secondo il report di Europa Radicale, la nostra regione ha ospitato più eventi ed iniziative (27 totali ad oggi) in violazione del Regolamento UE 2022/350 del 1° marzo 2022, che vieta la diffusione di programmi e contenuti di Russia Today e Sputnik su tutto il territorio dell’Unione», è evidente l’intenzione di supportare una censura preventiva verso ogni voce che dissenta dall’entrata in guerra di NATO e paesi membri a fianco dell’Ucraina contro la Russia. Del resto lo ha rivendicato esplicitamente il capogruppo piddino: «In quest’aula siamo tutti d’accordo. L’atteggiamento della maggior parte delle forze politiche è stato coerente, compreso quello della presidente Meloni». E su cosa sono d’accordo la risoluzione approvata non lo nasconde di certo: «la certezza che Kiev non stia difendendo solo il proprio territorio, ma l’Europa intera. Per questo gli interessi di Ucraina e UE sono più che mai sovrapposti».

La cacciata di un circolo culturale da parte del sindaco di Bologna da Villa Paradiso per eventi bollati come filorussi; la denuncia penale da parte del sindaco di Modena nei confronti chi non si riconosce nelle parole di Mattarella di equiparazione della Russia ai Nazisti; la censura a Reggio Emilia di film considerati unilateralmente di propaganda filorussa; i saluti banderisti dell’assessora invitata a rappresentare il sindaco di Ravenna ad un raduno antirusso… Sono solo alcuni esempi di ciò che si cerca di far diventare l’Emilia Romagna. Siamo pronti anche qui a zittire i professori universitari di fama internazionale, come avvenuto a Torino con Angelo d’Orsi, solo perché si ostinano a denunciare ciò che è evidente, ossia la crescente russofobia sponsorizzata da tutte le forze politiche rappresentate nelle Istituzioni?

Come Ravenna in Comune condividiamo l’allarme lanciato dalla Segreteria regionale di Rifondazione Comunista per il timore che «dietro il richiamo al contrasto della “disinformazione russa”, si introduce una pericolosa ambiguità sul terreno della libertà di opinione e della manifestazione del pensiero. Chi deciderà cosa è legittimo dire e cosa no? Chi stabilirà il confine tra dissenso e sospetta propaganda? E soprattutto, chi sarebbe titolato a “garantire una chiara ed obiettiva informazione sull’evoluzione del conflitto russo-ucraino”? Come si concilia questo obiettivo che la Regione si attribuisce con il diritto di ogni cittadino a esprimere opinioni differenti dalla narrazione dominante?». 

Come Ravenna in Comune condanniamo, come già fatto in passato, il tentativo di imporre il pensiero unico in quella che si vanta di essere una democrazia dove la libera manifestazione del pensiero dovrebbe essere garantita dall’articolo 21 della Costituzione antifascista. L’Italia non è in guerra né, per l’articolo 11 della Costituzione, può andarci. Cessiamo di armare il conflitto e smettiamo di sabotare la diplomazia.

[L’immagine è quella che accompagna la nota della Segreteria regionale di Rifondazione Comunista]

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Nella guerra in Ucraina la Regione vuole imporre il pensiero unico

Fonte: sul Panaro.net del 15 novembre 2025

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