AL BUIO NON C’E’ SICUREZZA

Perseguire il risparmio energetico è cosa buona e giusta. Se sono le bollette a spingere per una riduzione intelligente dello spreco di energia va comunque bene, anche se l’ottimizzazione energetica andava perseguita da tempo e, in ogni caso, si sarebbe dovuto accelerare il percorso dopo la dichiarazione di emergenza climatica. Lo spegnimento dell’illuminazione pubblica durante le ore notturne, così come attuato a seguito delle decisioni assunte dall’Amministrazione de Pascale, invece, ci trova come Ravenna in Comune in totale disaccordo. L’illuminazione di strade e piazze è un efficace ed indispensabile presidio di sicurezza, la garanzia di un Comune vivibile anche per i soggetti più deboli, e non vi si sarebbe dovuto rinunciare. Costituisce una ragione sufficiente il caro bollette? Se ci si potesse accontentare di una risposta semplice, acceso spento, come avviene con un interruttore, allora avrebbe ragione il Sindaco a dire: «Una riduzione degli orari di accensione rappresenta l’unica soluzione percorribile e attuabile nel breve periodo. Si tratta di provvedimenti straordinari senza i quali gli enti locali si troverebbero nella situazione di non poter liquidare le utenze e di dover quindi sospendere i servizi».

La risposta, invece, è più complessa. Sarà infatti anche vero, come dice sempre il Sindaco, che «tutti i 18 Comuni della nostra Provincia hanno adottato le misure più opportune per ottenere il migliore bilanciamento possibile tra contenimento dei consumi e adeguatezza dei servizi». Ma ci sono delle importanti differenze. Per Ravenna questo “bilanciamento” ha significato il buio totale dall’una di notte (le 2.30 nel weekend) alle cinque del mattino. Per Cervia, invece, resta tutto come prima: «Al netto delle spese per installare orologi e programmare gli orari di spegnimento dell’impianto per tre ore notturne per tre mesi, il risparmio sarebbe di circa 15mila euro, cifra non significativa all’interno del bilancio comunale».

Indubbiamente vi sono tante differenze tra il Comune di Ravenna e quello di Cervia e queste possono aver concorso a produrre un costo insostenibile a Ravenna ciò che risulta irrilevante per Cervia. Ne conosciamo almeno una, però: Cervia da tempo ha optato per lampadine a risparmio energetico (led) e Ravenna, invece, ci sta ancora pensando su. Nel mese di marzo di quest’anno, infatti, l’Assessora Del Conte era ancora dietro a tergiversare tra costi e benefici. Così dichiarava: «Stiamo valutando la possibilità di sostituire i punti luce che ancora sono alimentati attraverso sistemi più tradizionali ed energivori con nuovi punti a led. Naturalmente un intervento come questo comporterebbe un investimento significativo, che però sarebbe compensato dai risparmi energetici che ne deriverebbero, e quindi occorrerà una attenta riflessione sul bilanciamento più opportuno tra costi e benefici». La riflessione evidentemente è ancora in corso se l’altro giorno de Pascale annunciava ai quattro venti un non meglio precisato futuro impegno «nella pianificazione di investimenti per una riqualificazione energetica che renda gli attuali impianti sempre più efficienti, meno energivori e sempre più alimentati da fonti rinnovabili». Parole parole parole, come sempre soltanto parole.

Ravenna in Comune è stufa di sentire parole a cui non corrispondono fatti. Se l’Amministrazione de Pascale fosse andata dietro ai programmi di efficientamento energetico che correttamente indicava la dichiarazione di emergenza climatica votata dal Consiglio nel lontano 2019, oggi non saremmo ancora dietro a dover scegliere tra sicurezza e costi alti. Questa Amministrazione continua a contrabbandare l’aggiunta di telecamere e l’eradicazione di panchine come sicurezza e poi spegne strade e piazze. Lo ripetiamo dunque per essere più chiari: se non c’è altra soluzione (e non lo crediamo) rispetto allo spegnimento puro e semplice dei lampioni, la responsabilità non sta nell’aumento dei prezzi ma nell’incapacità di questa Giunta.

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Il costo della luce aumenta di 2,3 milioni: Ravenna riduce gli orari dei lampioni

Fonte: Corriere Romagna del 4 novembre 2022

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