SGUAZZIAMO TRA I BATTERI FECALI? MEGLIO NON SAPERE FIN DOPO FERRAGOSTO

Il 26 luglio scorso in 28 su 98 punti di prelievo lungo la costa emiliano-romagnola è stata registrata una concentrazione superiore ai valori limite dei parametri escherichia coli ed enterococchi intestinali. Si tratta di “batteri spia” che vengono utilizzati come parametri per stabilire la qualità idrica. Se vengono sorpassati determinati livelli di concentrazione nelle acque, questo viene ritenuto, appunto, una “spia” di una situazione di inquinamento potenzialmente pericolosa e allora scattano i divieti. Che è quello che è successo in molti comuni costieri, suscitando un vespaio visto che dichiarare non balneabile le principali mete turistiche della nostra regione in alta stagione equivale a chiudere anticipatamente la stagione turistica. Poiché le norme consentono di fare controlli aggiuntivi, l’emergenza è durata meno della diffusione della pubblicità negativa: tutti i parametri sono risultati a norma già il 28 luglio. Le ordinanze di divieto di balneazione emesse sono state subito ritirate: neanche il tempo di mettere fuori i cartelli… Il “bello” è che nulla di significativo è accaduto nel frattempo per giustificare la variazione. Le cause note per il superamento dei limiti, infatti, sono rappresentate dall’arrivo a mare delle acque fognarie recapitate nei fiumi a seguito di precipitazioni. Precipitazioni che, però, non si sono verificate né prima né dopo sia dei prelievi programmati che di quelli aggiuntivi. L’assessora regionale competente ha motivato lo sforamento con le temperature elevate, la scarsa ventilazione, la siccità e un apporto idrico dei fiumi al mare ridotto. Cause diverse da quelle abitualmente addotte e, comunque, presenti anche al momento dei prelievi successivi.

Tra i punti “critici” di fine luglio non c’era nessuna spiaggia ravennate. Al contrario di quanto successo il 23 maggio quando Arpae aveva avviato i controlli sulla qualità delle acque di balneazione con il primo campionamento prima dell’inizio della stagione balneare. In quel caso le analisi dei campioni che avevano rilevato il superamento dei limiti in 11 tratti di costa avevano costretto de Pascale ad emanare due ordinanze di divieto temporaneo di balneazione: a Lido di Savio (da 350 metri a sud del molo sud foce Savio a 150 metri a nord del molo nord scolo Cupa) e a Casal Borsetti (dal piede molo sud foce canale Destra Reno a 160 metri a sud della foce). Anche in quel caso era andato in onda lo stesso siparietto: immediate analisi aggiuntive, parametri nella norma e ritiro delle ordinanze. Identica anche la situazione meteo sia prima che dopo.

A maggio, come Ravenna in Comune, avevamo lanciato l’allarme: «meno piove e minore è l’impatto determinato dal carico inquinante veicolato a mare dai corsi d’acqua superficiali. Vista la siccità, dunque, la mole di sforamenti registrata appare notevole e le effettive cause andrebbero attentamente ricercate. Come Ravenna in Comune ci aspettiamo un attento monitoraggio della situazione da parte dell’assessorato preposto dopo quello che, oggettivamente, non può considerarsi un segno di buon auspicio per l’inizio della stagione 2022».

Il 7 agosto sono stati presentati gli esiti della campagna di prelievi effettuata sulle acque emiliano-romagnole da Goletta Verde per Legambiente. I campionamenti sono stati effettuati la settimana precedente a quelli svolti da Arpae e quindi la fotografia scattata da Goletta Verde non è confrontabile con quanto successo nei giorni seguenti. L’esito, comunque, ha visto, su 11 siti campionati, uno solo fuori limite. Va inoltre rilevato che i campionamenti di Legambiente si concentrano sulle foci dei fiumi. Queste sono soggette al divieto di balneazione per un tratto di litorale ampio 50 metri a nord e 50 metri a sud delle foci stesse proprio in quanto potenzialmente ricche di carichi antropici. Della sostanziale mancanza di criticità rilevate la stampa ha dato ampio rilievo. Minor diffusione ha avuto invece il resto del comunicato di Legambiente: «Vogliamo esprimere il nostro disappunto e rammarico per la totale assenza di informazione ai bagnanti sulla qualità delle acque, obbligatoria per legge, nei punti che abbiamo osservato. Occorre uno sforzo maggiore da parte delle istituzioni, così come sarà di fondamentale importanza investire nel migliore dei modi gli oltre 34 milioni di euro del PNRR in favore della Regione da destinare all’ammodernamento e efficientamento della rete fognaria e degli impianti di depurazione».

Come Ravenna in Comune restiamo scettici sulla reale volontà delle amministrazioni locali di monitorare le cause degli inquinamenti per la salvaguardia delle acque e della salute di chi quelle acque frequenta. Dopo tutto, se non si conosce il guaio non si è costretti ad affrontarlo, cosa che implicherebbe investimenti dedicati ma anche scelte dolorose. Ci sbagliamo? Siamo prevenuti? Giudichino residenti permanenti e temporanei delle aree costiere: il “calendario dei campionamenti per il monitoraggio microbiologico delle acque idonee alla balneazione” non ne prevede altri fino al prossimo 22 agosto. Meglio lasciar passare ferragosto prima di trovarsi di fronte a nuove sgradevoli sorprese, evidentemente.

#RavennainComune #Ravenna #inquinamento #balneazione

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A qualcuno interessa davvero sapere se il mare è pulito?

Fonte: Ravenna & Dintorni del 4 agosto 2022

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