LA CORAGGIOSA BATTAGLIA CULTURALE DEL COMUNE DI RAVENNA

L’intervista rilasciata a Ravenna&Dintorni dall’Assessore all’ambiente Baroncini (Ravenna Coraggiosa), lascia poche speranze su politiche locali di abbattimento dell’inquinamento atmosferico.

Grande colpevole il meteo che, facendo mancare le piogge, impedisce di respirare veleni come nulla fosse e costringe a misure tanto restrittive quanto impalpabili come i divieti di accensione di camini e stufe a legna inquinanti, di sosta con motore acceso e di superamento di 19 °C nelle abitazioni. Tutti comportamenti contenuti in una ordinanza del Sindaco, la 1402 del primo ottobre 2021, improbabili da sanzionare in cui non sembra credere molto neppure lo stesso Assessore Baroncini che preferisce puntare sull’educazione e sugli spazi verdi.
Sulla mobilità siamo invece a due vetture ibride assegnate alla polizia municipale ma, nel secondo Comune più esteso d’Italia, non una parola sulla necessità di piste ciclabili extraurbane degne di questo nome e creare così un modello alternativo di mobilità. Dalle nostre parti, si è fermi a quasi 30 anni fa, all’unica vera ciclabile che unisce Ravenna e Punta Marina e che pure non si è avuto l’accortezza di proteggere dal sole estivo con alberature. Da allora, giusto in tempo per la campagna elettorale, l’annuncio con clamore di agosto 2021 di un Protocollo d’Intesa tra Città metropolitana di Bologna e la Provincia di Ravenna (il cui Presidente è il Sindaco de Pascale) per una ciclovia Bologna-Ravenna. E un Protocollo è appena una dichiarazione di intenti che si traduce con un “ci piacerebbe fare” e null’altro.
C’è una larghissima parte del forese completamente isolato per chi volesse usare la bicicletta come mezzo di trasporto non inquinante costringendo così anche i cittadini educati ad usare l’automobile. Impossibile usare la bicicletta per andare al lavoro o per svago senza mettere in conto possibili incidenti con auto e camion. Soluzioni praticabili per togliere traffico a motore sono possibili. Come in Olanda, ad esempio, dove esiste una fitta rete di strade dedicate e separate dalle automobili. Una chiara rappresentazione è in questo fotogramma scattato nei pressi della località di Schijndel, nel Brabante settentrionale.

Per molti versi, siamo ancora fermi a 30 anni fa, al PRG 93 che presentò la cintura verde come segno distintivo e che deve invece essersi trasformata nei diversi piani urbanistici attuativi autorizzati dal Comune. Centinaia di ettari che hanno ulteriormente ridotto o andranno a ridurre le aree verdi comunali contribuendo così a peggiorare la qualità dell’aria.

Sarebbe forse il caso di considerare con attenzione le richieste presentate per impiantare nuovi processi produttivi nella zona industriale.

HEA S.p.A. ed Eni Rewind S.p.A hanno presentato richiesta di variante urbanistica per l’area industriale Ca’ Ponticelle affinché “siano introdotti nei piani urbanistici comunali vigenti gli usi per impianti di smaltimento rifiuti pericolosi e non pericolosi e impianti di trattamento rifiuti pericolosi” e procedere così a “recupero e smaltimento di 60.000 t/anno di rifiuti, di cui fino a 45.000 t/anno di rifiuti pericolosi” (HERA SpA) e “recupero di 80.000 ton/anno di rifiuti non pericolosi, di cui fino a 60.000 ton/anno saranno costituite da rifiuti contaminati da idrocarburi da sottoporre a trattamento meccanico e biologico” provenienti dal Centro – Nord Italia. (ENI Rewind SpA).
Processi industriali che aumenteranno l’impatto sull’ambiente.

Polynt ha presentato lo scorso 29 settembre richiesta di valutazione preliminare per produzione di una anidride che comporterà la combustione in atmosfera di ulteriori 450 tonnellate annue tra idrocarburi non reagiti ed azoto. Si tratta di una quantità importante ma il proponente specifica che è ben poca cosa rispetto alle 674.000 tonnellate annue bruciate (dato 2020) per cui sostiene “che non vi sia una significativa variazione per l’aspetto ambientale in questione a seguito della realizzazione dell’intervento di progetto”. Ma, come dice il detto popolare, “molti pochi fanno assai”.

Per Ravenna in Comune non è “distribuendo piante ai cittadini” che si migliora la qualità dell’aria se non si procede ad arrestare la crescita del carico inquinante locale. L’Amministrazione comunale ha perseguito nella diminuzione delle aree verdi destinandole a nuove urbanizzazioni, assistiamo a richieste di nuovi processi produttivi senza alcuna discussione pubblica e si chiede ai cittadini un cambiamento culturale sulla mobilità senza crearne le condizioni.


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