PILLOLE DI PROGRAMMA RIC: IL PORTO

Il porto di Ravenna, assieme all’area industriale, è uno dei più importanti centri di produzione di reddito del nostro Comune e, anche, della nostra Regione. Logico, dunque, che già alle scorse elezioni avesse una parte importante nel nostro programma.

Rispetto a cinque anni fa qualcosa si è mosso? Sul piano istituzionale era in corso uno scontro senza precedenti tra l’Autorità Portuale, che cercava di smuovere i lavori in porto anche mettendosi contro i poteri consolidati, e le istituzioni locali, che dalla parte di quei poteri forti si erano schierate. Oggi l’ente porto è stato “normalizzato”. Dei lavori, però, neanche l’ombra alla vigilia della chiamata alle urne. Sono stati assegnati ad un general contractor che sta ancora dietro ad un progetto esecutivo che avrebbe dovuto, stando “all’annuncite istituzionale” essere già stato completato da tempo. Nel canale si eseguono ancora livellamenti invece dei promessi dragaggi ed anche questa estate passerà invano. Per il dopo elezioni si vedrà.

Gli annunci, invece, non mancano. In genere riguardano finanziamenti promessi. Gli annunci di inizio lavori e, soprattutto, della loro conclusione non si trovano invece da nessuna parte. L’ultimo in ordine di tempo è stato l’annuncio di un finanziamento per la “progettazione di impianti per l’elettrificazione delle banchine”. Dovremmo essere favorevoli. E lo siamo infatti. Ma per l’elettrificazione delle banchine del porto cambierà poco. Tutti gli interventi previsti, infatti, riguardano solo ed esclusivamente il realizzando terminal crociere. Importante sicuramente come fonte di inquinamento ma, senza un aumento esponenziale delle navi passeggeri (anche questo “annunciato” più volte naturalmente) inciderà ben poco sul complesso delle emissioni portuali.

Ravenna in Comune vuole che il porto di Ravenna concentri gli investimenti per il suo futuro su efficienza, sicurezza e sostenibilità ambientale.

L’efficienza richiede, ad esempio, investimenti nella rete dei trasporti ferroviari consentendo a Ravenna di essere Hub non solo in entrata delle materie prime per il suo bacino di riferimento ma anche dei prodotti finiti per l’export. Per dare un’idea del potenziale non sviluppato dallo scalo ravennate va considerato che nel 2019 (il 2020 è stato falsato dal lockdown) gli imbarchi in partenza hanno costituito meno del 15% del totale movimentato.

L’efficienza richiede, ad esempio, che non si demoliscano banchine appena realizzate per adeguarle a fondali che non sono presenti in porto né vi saranno durante la (lunga) vita che avrebbero davanti. Invece proprio questo è il progetto per il nuovo porto, finalizzato principalmente all’appropriazione e alla redistribuzione dei soldi pubblici tra vecchi e nuovi potentati economici.

La sicurezza richiede, ad esempio, che sia presentato e implementato un piano zero infortuni con incentivi ma anche controlli che oggi non riescono ad avvenire in modo sufficiente. Controlli prevalentemente pubblici attraverso una riorganizzazione in termini collaborativi delle diverse attività ispettive svolte da parte delle amministrazioni competenti.

La sicurezza richiede, ad esempio, che ogni nuovo terminal, retro terminal e aree limitrofe non sia più adibito a nuove attività che incrementano i rischi di quello che già oggi è uno dei luoghi più a rischio incidente rilevante in Italia. Ad esempio, evitando la riproposizione di mega depositi di GNL come quello in corso di realizzazione praticamente di fronte alle scuole di Marina di Ravenna.

La sostenibilità ambientale richiede, ad esempio, che l’elettrificazione delle banchine, indispensabile a ridurre le emissioni inquinanti riguardi tutte le banchine che verranno realizzate da oggi in avanti e non solo quelle del terminal crociere.

La sostenibilità ambientale richiede, ad esempio, la ripresa dei controlli sulle emissioni di polveri in sede di operazioni portuali sia sulle aree demaniali che su quelle retrostanti private e l’irrogazione di sanzioni pesanti in caso di violazione.

I nuovi interventi attualmente non previsti si finanziano attraverso risparmi: soprattutto la non realizzazione di lavori previsti ma inutili, costosi e non sostenibili né economicamente né ambientalmente. Ad esempio risparmiando le risorse occorrenti per realizzare un chilometro di nuove banchine portuali che, teoricamente, dovrebbero servire ad un nuovo terminal container. Talmente inutile che la proprietà delle aree retrostanti (Sapir) non ha mai stanziato un euro per la realizzazione del terminal vero e proprio. E poi, ad ulteriore esempio, non approfondendo i fondali a profondità non esistenti in mare aperto se non a distanze considerevoli. È noto ai bambini come scavare nella sabbia (i fondali ravennati non sono rocciosi) in mezzo al mare non produca effetti duraturi.

E qui ci fermiamo ma solo perché questa dovrebbe essere una pillola e non l’intero pacchetto dei medicinali che dovrebbe prendere il nostro porto per riprendersi dalla malattia che l’affligge da troppo tempo e che non vorremmo avesse esito mortale. Non lo merita Ravenna né i lavoratori del porto.

[la fotografia ritrae il faro e la palazzina dei piloti del porto all’imbocco del canale, lato Marina di Ravenna]

#RavennainComune #Ravenna #porto #amministrative2021

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