INDAGINE SUL PERICOLO DI INCIDENTI RILEVANTI A RAVENNA (PRIMA PARTE)

Dopo l’esplosione avvenuta nel porto di Beirut lo scorso 4 agosto (che ancora oggi produce nuove situazioni di pericolosità, l’ultimo è stato un enorme incendio in un capannone negli ultimi giorni) ci siamo interessati alla presenza di nitrato di ammonio a Ravenna. Grazie alle nostre domande, in realtà rivolte al Sindaco, una azienda del petrolchimico che questo composto produce e commercializza, Yara Italia, con stabilimento e banchina in affaccio sul porto di Ravenna, ha fornito qualche spiegazione sulla propria attività nell’intento di rassicurare da eventuali timori. Il Sindaco, da parte sua, non ha evidentemente considerato la questione meritevole di alcuna comunicazione alla cittadinanza. Da parte del Presidente dell’Autorità Portuale, invece, almeno inizialmente era sembrato di capire che il porto di Ravenna non fosse interessato dalla presenza di nitrato d’ammonio: informazione poi doverosamente rettificata. Questo accavallarsi di informazioni tra loro non sempre coerenti ha portato alcuni cittadini a interrogarsi e a interrogare le istituzioni sul più generale aspetto degli impianti a rischio cosiddetti di tipo Seveso. Non essendo pervenuta risposta, abbiamo approfondito il tema come lista e ne riferiamo di seguito.

Come tristemente noto nel 1976 a causa di un’esplosione in uno stabilimento chimico si sprigionò una nube di diossina, una sostanza fortemente nociva, che contaminò interi comuni della Lombardia, popolazione e ambiente inclusi ovviamente. Da quell’evento (considerato tra i peggiori disastri ambientali causati dall’uomo al mondo) si procedette all’adozione di normative europee per il controllo e la prevenzione di situazioni consimili, i cosiddetti grandi rischi industriali.

L’attuale normativa è costituita dal Decreto Legislativo 26 giugno 2015, n. 105, “Attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose”. Sulla base del tipo dei prodotti trattati e del loro quantitativo è individuata una diversa disciplina comportamentale per le attività cosiddette a “soglia inferiore” o a “soglia superiore”. Come chiarisce l’INAIL: “In Italia, gli stabilimenti interessati comprendono fra l’altro raffinerie e petrolchimici, depositi di prodotti petroliferi, incluso il GPL e GNL, impianti per le produzioni chimiche di base e specialità, incluse farmaceutici, magazzini per la distribuzione di prodotti chimici pericolosi, impianti per la produzione di gas tecnici, distillerie, centrali termoelettriche, acciaierie e fonderie di metalli non ferrosi, impianti per i trattamenti galvanici di superfici, fabbriche e depositi di esplosivi e pirotecnici. […] Si tratta inoltre di attività che alimentano filiere importanti per tutto il sistema produttivo (energia, plastica, gomma, chimica per l’agricoltura, farmaceutica, trasporti, detergenza). Per mantenere la sostenibilità economica, gli stabilimenti devono spesso essere interconnessi fra loro in attrezzati parchi industriali, che integrano importanti infrastrutture logistiche, inclusi porti petroliferi, scali ferroviari e grandi depositi di oli minerali”.

Questa interconnessione, a sua volta, può produrre un aumento dei rischi: è infatti evidente come non sia produttivo delle stesse conseguenze un evento simile a quello di Beirut che abbia a svilupparsi in un’area lontana da altri impianti/depositi che possano amplificarne l’effetto o, al contrario, che si verifichi entro quello che l’INAIL chiama “parco industriale”. A Ravenna, ad esempio, Yara Italia si trova all’interno del cosiddetto petrolchimico: una vasta area industrializzata realizzata negli anni “50 del secolo scorso da ENI in cui si realizzano molte delle produzione di cui all’elenco dell’INAIL.

Come si presenta complessivamente la situazione ravennate? Dal censimento degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante realizzata da ARPAE risultano 82 stabilimenti di questo tipo in Emilia-Romagna: 30 in “soglia inferiore” e 52 in “soglia superiore”. A Ravenna (provincia) è situato il 41% di tutti gli impianti a rischio della Regione (34). La provincia che viene “in classifica” dopo Ravenna per quantità è quella di Bologna (16). In nessun altro territorio si superano le 10 unità. Da un esame di maggior dettaglio risulta poi che a Ravenna la percentuale di concentramento del rischio è addirittura pari alla metà di quanto insiste nell’intera Regione se si fa riferimento ai soli impianti di maggior rischio (“soglia superiore”). In questo caso su 52 stabilimenti emiliano-romagnoli, quelli ravennati sono ben 26. In tutta Italia gli impianti di “soglia superiore” sono 520 (l’Emilia-Romagna è seconda, dietro la Lombardia): nella nostra provincia è concentrato il 5% di tutti gli stabilimenti italiani! 

[segue nella seconda parte: nell’immagine: la rappresentazione delle aree di rischio nelle procedure di emergenza elaborate dalla Protezione Civile per la zona di Ravenna]

#MassimoManzoli #RavennaInComune #Ravenna #Seveso

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Dopo l’esplosione di Beirut, anche a Ravenna sale la paura per il nitrato di ammonio al porto

Fonte: Ravenna24Ore del 9 agosto 2020 il nitrato d’ammonio c’è

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