LA GRANDE TRUFFA DELLA CO2 A RAVENNA

Sulla più grande discarica al mondo di CO2 che ENI racconta di voler realizzare a Ravenna è uscito un articolo su Ravenna&Dintorni che ci cita (“Eni prevede entro il 2025 i primi stoccaggi di CO2 nei giacimenti esauriti di gas” di Andrea Alberizia):

“È più dura la lista di opposizione Ravenna in Comune che teme il modello Norvegia dove il Governo dovrebbe caricarsi l’80 percento dei costi: «L’impressione è di essere davanti alla peggiore logica del capitalismo: continuare a massimizzare i profitti con le estrazioni di gas e petrolio, e contemporaneamente scaricare sui cittadini il costo della cattura della CO2»”.

A Ravenna siamo l’unico soggetto politico che siede in Consiglio Comunale ad aver esplicitato un NO fermo rispetto a quanto intende fare il cane a sei zampe sul nostro territorio. Per il Sindaco Michele de Pascale: «Ravenna è pronta a cogliere la sfida». Per gli altri si va dall’entusiasmo esagerato a quello più moderato espresso da chi continua a rimpiangere un mare pieno di trivelle!

La CCS (carbon capture and storage) deve ancora uscire dalla fase sperimentale e non è ancora chiaro il rischio per l’ambiente marino connesso ad un’eventuale fuga di CO2. Non è nemmeno chiaro a quali tecniche intenda fare riferimento ENI per Ravenna in quello che, comunque, resta un progetto che nasce più che altro per succhiar soldi alla UE e prender tempo mentre tutto continua come prima. Nel 2030 dovremmo aver già ridotto le emissioni del 40% rispetto ai livelli del 1990 ma non si può credere che chi vive di petrolio, come ENI, se non è obbligato, imbocchi di suo la via di uscita dal fossile.

Come Ravenna in Comune abbiamo fatto delle proposte precise. Si deve operare per la difesa dei posti di lavoro sul territorio per il presidio e la messa in sicurezza dei pozzi in chiusura. È urgente ottenere che sia fatto a Ravenna un vero hub di ricerca, sperimentazione e implementazione per le energie rinnovabili, sfruttando know how locale e presenza dell’Università. Vanno pretesi investimenti sulla chimica verde e la riconversione delle banchine del porto appositamente costruite da Sapir per ENI, salvaguardando l’occupazione. Occorre insistere per aggiudicare al territorio i lavori di smontaggio ed eliminazione delle piattaforme e delle tubazioni da dismettere. Perché non bisogna farsi fregare: il piano di decommissioning di ENI deve essere attuato.

L’articolo di Alberizia si conclude così:“Tra le chiusure rientra anche la piattaforma Angela Angelina al largo della costa di Lido di Dante, promessa dal primo cittadino tre anni fa”.

Ecco, appunto, torniamo a chiederlo al Sindaco: quando verrà dismessa l’Angela Angelina?

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Eni prevede entro il 2025 i primi stoccaggi di CO2 nei giacimenti esauriti di gas

Fonte: Ravenna&Dintorni del 25 luglio 2020 La posizione di RiC sulla CO2 di ENI

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