FINTE COOPERATIVE E AZIENDE FANTASMA

Sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori nel settore turistico e alberghiero tra Ravenna e Cervia. Lo chiamavano “outsourcing” ma, secondo l’accusa, si sarebbe trattato di un fraudolento sistema di somministrazione di forza lavoro e di evasione contributiva. L’indagine avrebbe riguardato finte cooperative ed aziende fantasma per una frode fiscale da un milione di euro imperniata sul lavoro stagionale. E, quindi, su lavoratrici e lavoratori particolarmente deboli e ricattabili.

All’inizio della stagione turistica venivano costituite pseudo cooperative e finte aziende la cui unica funzione era di stipulare appalti con alberghi e locali di ristorazione. In realtà l’appalto consisteva nell’assunzione per finta perché direttive, tempi e metodi di lavoro erano sempre stabiliti dai titolari degli esercizi pubblici. Però erano le cooperative e le aziende che avevano formalmente effettuato l’assunzione a comunicarle al Centro per l’Impiego.

Dalle buste paga era sottratti importi camuffati con altre voci in modo da non versare contributi. Oltre al paravento rispetto ai veri datori di lavoro, a chi lavorava per loro sono stati così sottratti un mucchio di versamenti contributivi. Considerando che il sistema è andato avanti per anni e che, iniquamente, il nostro sistema previdenziale è di tipo contributivo (più versi e più ricevi) è evidente come il danno non abbia interessato solo lo Stato.

Dopo il caso Mib service, si moltiplicano dunque le evidenze di un sistema marcio proprio in uno dei settori che si vorrebbe cardine dell’economia ravennate: quello turistico. Già ad ottobre 2018 il nostro capogruppo in Consiglio Comunale lo aveva denunciato:

 «Sono principalmente due le problematiche che preoccupano: i cosiddetti “appalti fittizi” e i “falsi part-time. I primi sono in buona sostanza determinati da società che prendono in gestione attività come bar, ristoranti, alberghi e stabilimenti balneari, pagando un canone di affitto al titolare ma prendendo di fatto in mano tutta la gestione dell’esercizio. Compresa quindi anche l’assunzione e il pagamento degli stipendi dei dipendenti. Questo meccanismo permette loro enormi sgravi fiscali facendo risultare in trasferta i lavoratori che, però, loro malgrado si vedono grosse anomalie sulle buste paga. Una forma di somministrazione estremamente sul filo di legge che preoccupa anche i sindacati ravennati.

Oltre a questo l’altra grande pratica di uso comune è quella dei rinomati falsi part time: la pratica di “sfruttamento” dei lavoratori, in questo caso, è tutto sommato abbastanza semplice. Si tratta infatti di personale che viene assunto da contratto per svolgere meno di 40 ore di lavoro a settimana, a fronte di uno stipendio chiaramente ridotto rispetto al tempo pieno. In realtà, una volta iniziato a prendere servizio dentro un bar, un ristorante o un albergo, il lavoratore si ritrova a lavorare in certi casi anche il doppio delle ore effettivamente stabilite a livello contrattuale».

Niente di nuovo sotto il sole se non il fatto che ora sono indagini e ispezioni a darne evidenza. Continua a mancare, per affrontare il fenomeno nella sua completezza e complessità, quell’Osservatorio per la legalità e la sicurezza sul lavoro votato dal Consiglio Comunale più di un anno fa senza che a tutt’oggi il Sindaco abbia ottemperato per l’istituzione presso la Prefettura. Da parte nostra continueremo a mettere il dito in una piaga che, giorno dopo giorno, si sta rivelando sempre più purulenta.

#MassimoManzoli #RavennaInComune #Ravenna #Sindaco #lavoro #osservatorio #cooperative

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Lavoro stagionale, scoperte finte cooperative ed aziende fantasma: un giro d’affari da oltre un milione di euro

Fonte: RavennaToday del 20 luglio 2020 finti contratti per rubare soldi veri ai lavoratori

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Ravenna In Comune: “Condizioni dei lavoratori nella ristorazione al limite dello sfruttamento”

Fonte: RavennaNotizie dell’8 ottobre 2018 Dilaga lo sfruttamento dei lavoratori 

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