L’ANGELA ANGELINA E L’ISOLA DI ACCIAIO

L’isola di acciaio. Chi non se la ricorda? Provando a distrarre la nostra attenzione dalle imperversanti notizie sulla pandemia in atto, il Resto del Carlino di ieri ne ha riproposto la memoria con una fotografia d’epoca (in allegato a questo post).

Realizzata dalla Sarom del gruppo Monti nel 1956, con il nome ufficiale di Sarom 1, a tre miglia dalla costa tra Marina di Ravenna e Punta Marina, era collegata direttamente alla raffineria con un oleodotto lungo sei chilometri. In questo modo petroliere fino a trentamila tonnellate che, per problemi di pescaggio, non sarebbero potute accedere al canale, rifornivano l’impianto. Nel periodo di maggior gloria gli addetti avevano anche installato un “padellone” per poter pescare.

Assieme alla raffineria fu acquistata nel 1981 dal cane a sei zampe che realizzò appositamente un altro oleodotto di collegamento con la centrale Enel di Porto Tolle per rilanciarne l’attività. La gestione Agip non decollò mai e la raffineria chiuse nel 1985, venendo meno così anche l’attività dell’isola di acciaio che, nel frattempo, da Sarom 1 era diventata Agip 1. Un fracasso di miliardi di lire gettati al vento.

Perché riteniamo opportuno ricordarla anche noi di Ravenna in Comune? Perché è la rappresentazione della cattiva coscienza dell’Eni quando espone i propri piani di smantellamento delle piattaforme di trivellazione non più attive. L’isola di acciaio, che è inattiva da 35 anni, è ancora al suo posto, come il lungo oleodotto che la collega a terra. Tanto al suo posto che il 18 gennaio scorso un mercantile olandese, Zamborg, diretto al Pireo, vi è finito addosso.

Aspettiamo dunque la fine della quarantena per domandare ad ENI ma anche al sindaco: cosa ci sta a fare ancora in mezzo al mare un ostacolo per la navigazione? E se non viene rimosso quello, che tra l’altro nulla ha a che fare con quel gas di transizione che al Sindaco piace tanto, si potrà mai credere alla rimozione dell’Angela Angelina? Eravamo a luglio 2017 quando il Sindaco spiegò che, secondo lui, l’amministratore delegato dell’ENI, il pluri-inquisito Claudio Descalzi, glielo aveva promesso. Nonostante le accuse di corruzione internazionale Descalzi è ancora al suo posto. Come l’Angela-Angelina. E l’isola d’acciaio.

#MassimoManzoli #RavennaInComune #Ravenna #AngelaAngelina #isoladiacciaio #ENI

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One comment to “L’ANGELA ANGELINA E L’ISOLA DI ACCIAIO”
  1. Ma quanti “cadaveri” sono sparsi per l’ER ?
    Per esempio “Arturo” di Caorso; voluto dall’allora Pci (buonanima) …è un pò che no faccio un giro ma mi dicono che il bubbone è ancora lì…
    certo che se a Ravenna sfori di tre km. in auto la multa ti arriva sicuro…
    Ricordo un intervento di Cesare Maltoni in una conferenza organizzata da grazia Beggio per il WWF; l’Amga cercava di suggerire a Maltoni che l’acqua “potabile” era buona; Maltoni che non aveva disponibili i dati sulle sostanze clorurate non avallò comunque Amga e disse: ” un’acqua in cui è stato a mollo il cadadere di Berengario…”;
    il bubbone a mare , almeno, il comune lo deve trattare come una auto in divieto di sosta: multa subito, rimozione con addebito delle spese se entro un tempo ragionevole (fissato con una ordinanza) non viene rottamato…

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