LA LIBERAZIONE DI RAVENNA

Mentre ai primi di dicembre eravamo impegnati nella zona di Porto Corsini, Casal Borsetti, Mandriole, S. Alberto, con il grosso delle formazioni patriottiche che avevano il compito di cogliere di sorpresa i tedeschi a nord della città per obbligarli a ritirarsi, la mattina del 4, nelle prime ore, subito dopo l’alba, Fiorio Rossi detto «Galvani» ora domiciliato a Ravenna nella 4a Traversa di Via Faentina n. 33 ed Alfredo Savigni mutilato della guerra ’40-’43, si spinsero verso la sinistra dei Fiumi Uniti per vedere di collegarsi con le forze alleate.

All’alba dello stesso giorno i tedeschi avevano fatto saltare la torre dell’acquedotto della città e da questo atto di sabotaggio il Rossi e il Savigni arguirono che forse vi era l’intendimento dei comandi o di ritirarsi o di difendere ad oltranza Ravenna distruggendo una torre che poteva essere facilmente individuata. Il Galvani arrivato sui Fiumi Uniti si accorse che erano rimaste solo poche pattuglie di tedeschi perché gli altri erano stati mandati a nord di Ravenna, essendo il comando tedesco preoccupato dell’andamento delle operazioni in quel settore. Allora decise di attraversare a nuoto il fiume e di andare alla ricerca di pattuglie partigiane e alleate operanti a sud di Ravenna per metterle al corrente della nuova situazione. Attraversò il fiume a nuoto, col pericolo di essere colpito, e subito dopo incontrò una pattuglia, verso le ore 7 del mattino, comandata da un ufficiale inglese del 270 Reggimento Lancieri. Di tale pattuglia faceva parte Pasquale Orselli, meccanico, attualmente domiciliato a Ravenna, Via Don Minzoni n. 29, il quale fungeva da interprete. L’Orselli si era aggregato ai reparti canadesi a Campobasso. La pattuglia composta da 16 uomini, di cui 9 partigiani e 7 inglesi, quella mattina si era decisa a perlustrare la zona vicino al fiume su insistenza di Orselli. 

L’incontro con Galvani avvenne precisamente nella casa contadina dove era stato compiuto l’eccidio di Madonna dell’Albero. Tale incontro fu decisivo perché Galvani mise al corrente della nuova situazione che si era creata a Ravenna e delle operazioni che i partigiani già conducevano al nord della città da Porto Corsini a S. Alberto per sbarrare la via della ritirata ai tedeschi. Alle ore 7,20 circa il sottotenente inglese fece trasmettere dalla radio al Comando Lancieri che era possibile giungere a Ravenna senza trovare eccessiva resistenza.

Tra i componenti della pattuglia vi era, di Ravenna, oltre all’Orselli: Poggiali, Arrigo Sintoni, Zaberoni. Dopo l’annuncio di Galvani, le truppe del 270 Lancieri con i partigiani e le truppe canadesi del 52° Reggimento Fanteria entrarono a Ravenna. Lo stesso Distaccamento «Settimio Garavini» avvisato tempestivamente dall’Orselli, partecipò alle operazioni per l’occupazione di Ravenna.

L’incontro Galvani-Orselli fece accelerare la liberazione della città, impedendo nuove distruzioni, che forse sarebbero state gravissime, data la vicinanza del fronte e la eventuale continuazione delle operazioni. Sono fatti che non hanno bisogno di un particolare commento per ristabilire la verità sulla liberazione di Ravenna e il salvamento del suo centro storico. Se oggi i monumenti ravennati sono ammirati dai turisti di ogni parte del mondo e il suo porto sta diventando un grande emporio industriale e commerciale, lo si deve a tutti coloro che hanno creduto nella rinascita dell’Italia, che hanno combattuto dando tutto se stessi, ben sapendo di compiere un sacro dovere.

Arrigo Boldrini, Il patrimonio artistico di Ravenna e la guerra, in “Il Movimento di Liberazione in Italia”, n. 70/1963, Milano

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