NEL PORTO CIRCOLANO PIÙ BALLE CHE NAVI

È una decina d’anni che non si fanno manutenzioni ai fondali nel porto di Ravenna. Uniche eccezioni: i livellamenti e le immersioni in mare. I primi, però richiedono che vi siano buchi da riempire in quanto i fanghi non sono estratti ma solo spostati. Il “giochino” dunque è a somma zero e non risolve il problema dell’interrimento dovuto all’ingresso di nuovi materiali via mare o via altri imbocchi nei canali portuali. Le seconde, invece, tolgono effettivamente i fanghi ma non possono riguardare che le sabbie con caratteristiche simili a quelle dei fondali marini di destinazione. In altri termini, si riesce a risolvere solo il problema delle occlusioni che periodicamente interessano l’imboccatura delle dighe. Nel resto del porto i materiali depositati nei fondali sono inquinati e non possono uscire dalle dighe.

L’ultimo escavo vero e proprio con immissione in cassa di colmata è stato effettuato dall’autorità portuale durante la presidenza di Parrello. Se ben ricordiamo si tratta della stessa occasione in cui fu rinvenuta e occultata una bomba, il 22 giugno 2010, per non ostacolare la prosecuzione dei lavori che, altrimenti, si sarebbero dovuti interrompere. Furono condannate alcune persone diversamente implicate nella vicenda, compreso lo stesso direttore tecnico dell’autorità portuale oggi sospeso durante l’indagine per l’inquinamento della Berkan B. Da quell’infausta esperienza, più niente, salvo appunto livellamenti ed immersioni in mare, sia durante l’ultima presidenza dell’autorità portuale, quella di Di Marco, che durante il successivo commissariamento Meli. E nemmeno, sino ad oggi, durante la prima presidenza della rinominata autorità di sistema portuale, quella del sospeso Rossi.

L’unica soluzione possibile, è stato sempre spiegato, era quella della partenza del grande progetto di approfondimento dei fondali, il “progettone”, approvato a livello di progetto preliminare dal CIPE il 26 febbraio 2012 e a livello di progetto definitivo dallo stesso CIPE il 28 febbraio 2018 e ancora oggi in attesa del bando di gara per l’individuazione del soggetto attuatore.

In una delle ultime occasioni in cui ha avuto modo di affrontare in una sede pubblica l’argomento, il convegno del 2 maggio scorso organizzato dal Propeller Club sul rapporto tra porto e città, Rossi riassumeva così la questione:

«Per fare la manutenzione programmata andrebbero rimossi 250 mila metri di sabbia all’anno. Ma da 10 anni non si fanno dragaggi. Ora per dragare il porto serve una cassa di colmata dove depositare materiale. Le casse esistenti non possono essere utilizzate, perché piene. Oggi quindi non c’è spazio per i fanghi. Senza hub portuale quelle casse di colmata non si svuotano. Facciamo dei livellamenti con la draga che è in avamporto: la sabbia che si è accumulata in alcuni punti e impedisce alle navi di arrivare viene spinta contro le dighe foranee, ma non è manutenzione programmata se non ho cassa di colmata. Tutto il personale dell’Adsp è impegnato a fondo sul progetto hub che consente lo svuotamento casse di colmata di 4,5 milioni di metri cubi».

Oggi, o meglio ieri, in occasione della presentazione alla comunità portuale, da parte del Sindaco, del commissario dell’autorità di sistema portuale, salta fuori che non è vero niente. Che non occorre aspettare l’avvio del “progettone”. Il Sindaco si trovava proprio nella stessa sala dell’ente porto in cui assieme a Rossi aveva sempre sostenuto il contrario. Ha solo evitato di rinnegare esplicitamente quello che con Rossi ha sempre dato per scontato ma si è comunque prodotto in un doppio avvitamento carpiato per ribaltare il mantra:

«La possibilità di scavare i fondali da subito come sappiamo è da sempre legata allo svuotamento delle casse di colmata e per un certo periodo una soluzione non si era trovata. Ora invece è possibile una soluzione, perché ci sono nuove disposizioni di legge a cui stiamo ottemperando e ci sono nuove ipotesi concrete per la collocazione e la destinazione dei materiali dell’escavo dei nostri fondali, a partire dal PUA Porto San Vitale di Sapir. A breve si potrebbe cominciare a dragare i fondali anche in attesa che parta il Progettone. Ma il Progettone in ogni caso non deve fermarsi, le due cose devono andare avanti insieme, altrimenti fra qualche tempo siamo punto e a capo. Cioè con casse di colmata sature». E Ferrecchi ha confermato.

Cioè, ci state dicendo che negli ultimi 5 mesi, tra le dichiarazioni di Rossi di maggio e quelle di de Pascale di ottobre si sono prodotti fatti talmente nuovi da rendere indispensabile il ribaltamento di 10 anni di consolidate menzogne? Per quanto di nostra conoscenza nessuna nuova normativa è stata emanata. Né l’idea di utilizzare aree di Sapir e di Eni rappresenta una ipotesi nuova, in quanto già presa in esame dalla presidenza Rossi. E allora?

Le imminenti elezioni regionali rendono indispensabile produrre risultati prima del voto? L’approvazione del progettone si può ormai considerare incassata in modo da non richiedere più la blindatura dell’essere l’unica magica soluzione per tutto? Le istituzioni per distanziarsi dalla presidenza Rossi, in un modo o nell’altro ormai segnata, hanno iniziato a dire il contrario di quanto il sospeso ha sempre sostenuto?

Qualunque sia la ragione, la percezione è che ancora una volta si stia giocando col porto, con chi vi lavora, con chi ci conta per dare respiro all’economia in asfissia. Secondo l’indagine congiunturale realizzata dal centro studi di Confindustria Romagna, a Ravenna, nel consuntivo del primo semestre 2019, rispetto allo stesso periodo del 2018, l’andamento del fatturato è diminuito del 4,7%, risultato tra la tenuta dell’export (+0,5%) e il calo del fatturato interno del 6,6%. E non vanno meglio i dati sulla produzione: -4,7%, con una marcata disparità data dalla dimensione delle aziende: -8,2% per le piccole, -3,4% per le medie e +1,1% per le grandi.

E allora basta Sindaco. Smettiamola una volta per tutte e iniziamo finalmente a lavorare per il bene della collettività e non più, non solo, per preservare gli equilibri dei poteri forti.

#MassimoManzoli #RavennaInComune #Ravenna #progettone #porto

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11 giugno 2010. Si rompe la draga di Altaverde. Doveva approfondire il fondale per fare arrivare le navi da crociera a Porto Corsini

Sorgente: gli ultimi dragaggi di 10 anni fa furono per le crociere

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16 ottobre 2013. Bomba al porto, tre condanne

Sorgente: la bomba nascosta il 22 giugno 2010

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2 maggio 2019. “Basta burocrazia, ora si scavi”. Propeller: operatori a fianco di sindaco e Adsp per l’hub portuale

Sorgente: Rossi e de Pascale: senza hub niente manutenzioni dei fondali

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4 ottobre 2019. Porto di Ravenna, l’importante è ripristinare i fondali. L’incontro di Sindaco e Commissario con la comunità portuale

Sorgente: Ferrecchi e de Pascale: anche senza hub si può fare la manutenzione dei fondali

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3 ottobre 2019. Confindustria: dopo due anni positivi, a Ravenna e in Romagna rallenta l’economia locale

Sorgente: economia ravennate in crisi

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