LE ELEZIONI REGIONALI SALVERANNO I LAVORATORI DI HERA ALL’INCENERITORE?

Quando è stata diffusa la notizia che Hera assieme alle procedure per la chiusura dell’inceneritore IRE aveva di pari passo attivato le procedure di mobilità nei confronti dei lavoratori, ci siamo immediatamente allarmati e abbiamo chiamato in causa il Sindaco.

Nel Consiglio Comunale del 2 luglio scorso, tra le tante domande che avevamo posto sulla cessazione dell’impianto di incenerimento rifiuti IRE di Hera, ce n’era una che riguardava proprio chi lavora nell’impianto:

“Come verranno garantiti i diritti dei lavoratori attualmente impiegati nell’inceneritore IRE?”.

Il Sindaco aveva risposto che: “Garanzia della chiusura sarà peraltro la ricollocazione dopo l’estate, da parte di Hera, del personale attualmente impiegato presso l’inceneritore, con attenzione alla vicinanza alla residenza e, comunque, con garanzia di conservazione del posto di lavoro”. Da parte nostra avevamo assicurato che avremmo vigilato sul rispetto puntuale da parte del Sindaco sugli impegni assunti.

Per tutto ciò avevamo preteso che con urgenza il Sindaco si attivasse presso Hera per accertare il buon esito di quanto da lui stesso assicurato avanti al Consiglio. Il presupposto è che non ci può essere scambio/ricatto: la salute non può essere scambiata con posti di lavoro!

Oggi copiaincolliamo questo “illuminante” editoriale di Ravenna&Dintorni (pubblicato sul settimanale ora in diffusione) a firma di Andrea Alberizia:

«Stiano sereni i 23 lavoratori dell’inceneritore di Ravenna: i sindacati agitano spauracchi – «Aperta la procedura di mobilità, percorso che porta al licenziamento» – ma a fine anno, quando l’impianto verrà spento, Hera troverà per loro un ricollocamento e non li licenzierà. Al momento non c’è un impegno ufficiale della multiutility perciò non è ancora tempo di stappare, ma è una previsione, neanche troppo azzardata, che si può già avanzare facendo ricorso a una dose minima di analisi politica che autorizza almeno a mettere in fresco la bottiglia.

Davvero vi immaginate che il Pd permetterà al suo giocattolo Spa di lasciare a casa 23 persone fra tre mesi, proprio sotto le festività natalizie e quando mancheranno 26 giorni al voto per le elezioni regionali? Tu quoque, Brute, fili mi. Volete proprio che offrano alla Lega l’assist per dire che il Pd non si interessa dei posti di lavoro? Già pare di vederli Salvini e la Borgonzoni davanti ai cancelli della discarica.

No, il Pd metterà una mano sulla spalla di Hera e le dirà: io ti ho creato e tu non mi fai scherzi. Se non altro per non sprecare la faticaccia del triplo carpiato con avvitamento fatto a luglio dal presidente della Regione e dal sindaco di Ravenna per cancellare dalla narrazione il ritardo di un anno con cui si arriva alla chiusura del camino di via Romea Nord e sorvolare sulle percentuali di differenziata che nel 2018 in provincia è sì in crescita rispetto all’anno prima ma solamente dell’1,1 percento – che in regione è migliore solo di Forlì-Cesena (dove è appena entrata in funzione la nuova gestione in-house con Alea) e di Parma (che vanta già un 78,3 percento difficilmente migliorabile) – e lascia comunque Ravenna in fondo alla classifica emilianoromagnola con il misero 55,9 percento distante un abisso dal 73 richiesto dal Piano regionale rifiuti per il 2020.

Ora che siamo allo spegnimento si può chiamare inceneritore e si può dire che è «un impianto troppo piccolo e il più vecchio della regione con le peggiori performance emissive» (cit. De Pascale) e anche che la chiusura «è un’ottima notizia non solo per il territorio circostante ma per tutta l’Emilia-Romagna perché l’aria che respiriamo non ha confini» (cit. Gazzolo). In passato invece più prudentemente era un termovalorizzatore con parametri entro le norme di legge. E volete che una bella notizia come questa possa essere sporcata dal dramma di 23 famiglie senza lavoro? Poi si rischia di prestare il fianco ai nemici dell’ambiente: se le scelto eco-friendly portano ai licenziamenti, poi va a farsi benedire anche il “Green New Deal” del governo giallorosso. E invece il primo cittadino ravennate è uno che impugna la vanga con il popolo di Greta.

Dopo il campanello d’allarme suonato dai sindacati, il primo a mandare un messaggio a Hera è stato il segretario provinciale del Pd: «Coniugare sviluppo economico, tutele sociali e nuove politiche ambientali è possibile e il Pd farà di tutto per proseguire su questa strada, senza mettere in contrapposizione la tutela ambientale con la tutela dei posti di lavoro. Siamo convinti che un grande gruppo industriale come Hera si impegnerà certamente per ricollocare il personale dello stabilimento». Il secondo messaggio è arrivato dall’assessore alle Attività produttive. Per l’altra trentina di occupati nell’indotto invece c’è poco da sperare: forse per loro sarà inevitabile il ruolo di strumentalizzati dalle fazioni politiche in campagna elettorale.

Ma se i lavoratori di Hera possono nutrire un certo ottimismo sulla loro occupazione, quelli che devono farsi una domanda sono tutti gli altri. Siamo tutti noi. Cosa chiederà Hera in cambio? Perché se ti chiudono un inceneritore e già questo non è farti un favore, poi ti invitano anche a mantenere i lavoratori, qualcosa in cambio vorrai chiederlo, no?».

Buona domanda: in cambio della chiusura di un inceneritore e del mantenimento di 23 posti di lavoro cosa darà in cambio il PD? o meglio: cosa ci rimetteremo tutti noi? Occhio Sindaco, ci ripetiamo: la salute non può essere scambiata con posti di lavoro!

#MassimoManzoli #RavennaInComune #ravenna #inceneritore #Hera

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Le elezioni regionali salveranno i lavoratori di Hera all’inceneritore

Sorgente: Cosa chiederà Hera in cambio?

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