LA CRISI NERA DELL’AGRICOLTURA RAVENNATE – PRIMA PARTE

È crisi profonda quella che sta colpendo l’agricoltura romagnola e ravennate. Non è certo l’unico territorio a risentirne ma colpisce per la gravità delle conseguenze. L’allarme, che suona già da tempo, è stato dato per l’ennesima volta in Prefettura questa mattina. L’occasione è stata la presentazione di un documento programmatico del Tavolo Verde provinciale  per affrontare l’emergenza cimice asiatica che mette sotto pressione un settore con 19.000 occupati in provincia.

Eppure si tratta di settore che, specie a livello giovanile, stava registrando un’importante inversione di tendenza. L’ultimo rapporto sulla demografia delle imprese della Camera di Commercio provinciale, evidenzia Coldiretti Giovani, “mostra come le aziende agricole giovanili registrate a Ravenna siano cresciute di oltre il 9% nell’ultimo anno (il tasso di crescita più elevato tra tutti i settori economici dato che ad esempio i servizi alle imprese si fermano ad un +8,4% e l’industria al +1,6%)”. La stessa Coldiretti trae conferma anche dal dato delle “domande di primo insediamento agricolo presentate e accettate dal 2015 a oggi nell’ambito dei bandi dell’ultimo Piano di Sviluppo Rurale dell’Emilia-Romagna, che hanno consentito l’avvio di oltre 1200 imprese sul territorio regionale, 165 solo nella nostra provincia”. Anche il biologico merita attenzione. L’Emilia-Romagna nel 2018 ha rappresentato la quarta regione per estensione di ettari dedicati a colture biologiche, superando il Lazio. Nello specifico provinciale, però si deve riconoscere che Ravenna è la penultima provincia per numero di operatori (peggio di noi solo Rimini) nel 2018 (404; Parma che è in testa alla classifica, per un riferimento di confronto, ne ha 1.086). 

Uno sguardo all’ortofrutta della stagione che va in conclusione: “produzione estiva quantitativamente scarsa e qualitativamente non sufficiente, emergenze fitosanitarie e climatiche unite a quotazioni sempre più basse sono i fattori che hanno messo in ginocchio il settore”. In particolare i problemi di natura quantitativa e qualitativa, che già avevano interessato le produzioni precoci, si sono confermate nella piena stagione e stanno riguardando anche quelle più tardive. Ai danni del meteo si sono aggiunti quelli provocati dalla cimice asiatica che, in alcuni casi, può far azzerare la produzione. Poiché in altre regioni la produzione estiva è stata invece abbondante, il mercato è stato comunque condizionato al ribasso. [Mabel Altini, Il comparto agricolo dell’Emilia-Romagna è in forte crisi, In Piazza – settembre 2019, pag. 5]

Cambiando versante produttivo, “la raccolta dei cereali a paglia per l’annata 2019 si chiude positivamente per le Cooperative Agricole Braccianti (CAB) di Ravenna, dopo quella deludente dell’anno scorso: 240.000 quintali rispetto ai 192.000 del 2018. Il risultato conferma la tendenza di crescita nel lungo periodo di quest’attività delle Cab, che si è cominciata a monitorare nel 1974. Un dato significativo riguarda un lieve incremento della superficie coltivata in regime di agricoltura biologica, che passa dai 525 ettari del 2018 (14% del totale) ai 576 ettari, oltre il 15 per cento del totale. […] Rispetto al 2018 la produzione totale è aumentata di 48mila quintali, un incremento che è pari al 25 per cento. Per quanto riguarda l’utilizzo delle superfici, 3.720 ettari sono stati coltivati a cereali da paglia: 1.805 a grano tenero, 1.350 a grano duro, 521 a orzo e per la restante parte a cereali minori. Questo risultato è stato raggiunto nonostante le difficili condizioni meteorologiche: una piovosità eccessiva con ristagni idrici e abbassamenti termici ha influito negativamente sull’allegagione, mentre i temporali, anche con grandine e vento, dove hanno colpito hanno provocato il piegamento a terra delle piante.”. Ma, anche in questo caso c’è un “ma”: “La nota dolente riguarda ancora una volta i prezzi, che non sono incoraggianti: per recuperare almeno i costi la speranza è che possano migliorare le quotazioni”

E poi ci sono le importazioni, naturalmente. Uno sguardo parziale ma, riteniamo, in grado di fornire una rappresentazione di rara immediatezza, la dà una lettera indirizzata ad un canale informativo online del riminese: “Spett. Le direttore, si discute molto sulla libera circolazione delle merci, sui dazi che minaccia il presidente Trump di mettere (ed ha messo) per le merci importate negli Usa. L’Italia giustamente, chiede libera circolazione in virtù dei tanti prodotti made in Italy dalla moda all’agricoltura. La libera circolazione delle merci ha i vantaggi per l’esportazione dei nostri prodotti ma alcuni svantaggi sulle importazioni. Recentemente è attraccata al porto di Ravenna una nave piena di orzo. Una quantità pari alla produzione dell’intera area della Romagna. Sa quale è stato il risultato. Il prezzo dell’orzo è crollato dai 24 euro a quintale del 2018 ai 12 euro del 2019. Dimezzato il ricavo a parità, quando va bene, di costi. Vogliamo discutere del grano per la pasta. Se venisse pagato un euro in più a quintale la produzione sarebbe ampiamente ripagata. Il costo in più su una confezione di 500 grammi di pasta sarebbe di uno o due centesimi. Ma non si fa. I produttori di pasta preferiscono pagare sempre meno il grano per avere più risorse per la promozione. Non voglio pensare di risolvere tutto questo con i dazi ed i prezzi minimi ma il governo deve affrontare questi aspetti. Le cose non vanno meglio nel settore della frutta. Le pesche pagate 20-22centesimi al chilo alla produzione e rivendute negli scaffali della grande distribuzione da 1,50 a 2 euro al chilo. Così non va. Si rischia da far chiudere le nostre aziende ed importare tutto dall’estero”. 

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Gli agricoltori incontrano il prefetto per risolvere l’emergenza

Sorgente: cimice asiatica

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