IL CORPO DEL LAVORO

È il secondo caso in pochi mesi.

In novembre il giudice del lavoro aveva annullato il licenziamento di un lavoratore della Lb, cooperativa spuria invischiata nei subappalti di Marcegaglia. Era stato licenziato mentre era in malattia, perché la ditta, che lo faceva pedinare tutti i giorni da un investigatore privato, lo accusava di simulare il disturbo. Per il giudice «il caso è lontano anni luce da una ipotesi simulatoria». Un’affermazione che si basa sulle carte dei medici che visitarono il lavoratore e sugli accertamenti del consulente tecnico d’ufficio incaricato. «L’azienda ha provato a sostenere che il lavoratore non avesse rispettato le disposizioni perché l’investigatore privato aveva accertato che non era a casa negli orari richiesti. Il giudice ha invece stabilito che questi accertamenti spettano solo all’Inps con regolare visita fiscale che il datore di lavoro può richiedere ma non può eseguire spontaneamente con un incaricato. Non mi è capitato molto spesso di trovare un’azienda che abbia fatto pedinare un lavoratore in malattia». Così dichiarava l’avvocato del lavoratore, iscritto al Sindacato Generale di Base. 

E invece viene fuori un’altra vicenda dello stesso tipo proprio in questi giorni. Il 31 luglio scorso il giudice del lavoro ha annullato il licenziamento di una lavoratrice della Sicis che l’aveva fatta pedinare per accertare l’uso dei permessi per l’assistenza dei parenti disabili. L’azienda l’aveva accusata di un uso non appropriato dei permessi. «Il giudice è entrato nel merito della vicenda e, nel restituire alla donna il lavoro, ha sancito che il datore di lavoro non ha fornito prova di quanto contestato e posto a fondamento del licenziamento e ha accertato che non risulta alcun illecito o non appropriato utilizzo dei permessi per l’assistenza del padre». Così la Filctem-CGIL. 

In entrambi i casi emergono poi le motivazioni “vere” dietro le mosse aziendali. Sono casi in cui, al momento del licenziamento, sono in corso conflitti che vedono da una parte l’azienda e dall’altra il sindacato a cui il lavoratore aderisce. Al centro dell’azione sindacale c’è, ad esempio, la situazione lavorativa dei lavoratori di Lb-Coop, «una condizione di vero e proprio sfruttamento al di fuori della legalità», secondo Antonio Luordo di Sgb. O, ancora, le condotte antisindacali messe in atto da Sicis, dove la lavoratrice è RSU che ha testimoniato in un processo in cui la Sicis è stata condannata per le condotte antisindacali messe in atto, come riferisce la Filctem-CGIL.

È un passo ulteriore nella rivendicazione di possesso dei corpi delle lavoratrici e dei lavoratori da parte del padrone, perché questo è il nome più appropriato per un datore di lavoro che, sempre più spesso, pretende di vantare diritti sulla carne e sul sangue delle persone che paga per il tempo lavoro di cui si appropria.

In Italia sono più o meno come lo scorso anno, cioè circa 380.000, gli infortuni denunciati all’INAIL tra gennaio e luglio e 38.500 le patologie derivanti dal lavoro. 942 ad oggi i decessi, comprensivi di quelli dovuti ad incidenti in itinere, secondo i dati dell’Osservatorio Indipendente di Bologna dei morti sul lavoro.

L’appropriazione dei corpi agisce durante l’attività lavorativa, nel tragitto per arrivare e ritornare al/dal luogo di lavoro. Ma si fa strada anche fuori da lavoro: nel tempo dedicato all’assistenza dei parenti o alla ricostituzione della salute persa sul luogo di lavoro. Si può fare qualcosa? Crediamo che sia possibile se invece di girarsi dall’altra parte le istituzioni democratiche cominceranno a non mostrarsi indifferenti.

Vogliamo ricordare che da ottobre 2017 a gennaio 2018 Sicis, nonostante le reiterate pratiche di compressione dei diritti del lavoro, ha avuto a disposizione dal Comune Palazzo Rasponi delle Teste come ospite d’onore della Biennale Mosaico?

E che a Marcegaglia, a sua volta, nonostante il suo normale impiego del caporalato nell’organizzazione del lavoro, è stata lasciata la sala del Consiglio Comunale per illustrare le proprie magnifiche sorti e progressive lo scorso giugno?  Mentre de Pascale si lavava le mani delle sorti dei lavoratori subappaltati da Marcegaglia e persi per strada tra un cambio d’appalto e l’altro?

Sì, come Ravenna in Comune siamo assolutamente convinti che sia possibile fare qualcosa: stare dalla parte dei lavoratori! Per quanto, lo comprendiamo, questo possa risultare difficile per un partito, il PD, che ha posto nel proprio statuto come atto fondativo l’equidistanza tra chi il lavoro lo paga e chi lo fornisce. Non c’è dunque molto aspettarsi di nuovo da un nuovo governo nazionale. Come del resto confermato da quello locale.

#MassimoManzoli #RavennaInComune #ravenna #lavoro #infortuni #morti #pedinamenti #licenziamenti

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Operaio in malattia pedinato da un detective della ditta: licenziamento di Lb annullato

Sorgente: Dovrà essere reintegrato e avrà una indennità di 25mila euro

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Ravenna, il giudice ordina la reintegra di una lavoratrice licenziata dalla Sicis

Sorgente: Usufruiva di permessi della legge 104 e l’azienda la faceva pedinare da un investigatore

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