OFF-SHORE: DE PASCALE E SALVINI UNITI PER LE BALLE

Da lunedì 19 agosto prenderanno il via le operazioni di decommissioning di pozzi e piattaforme Eni non più produttive. Per quanto riguarda Ravenna, il primo pozzo interessato ai lavori di fine attività è l’Armida 1, che si trova a 13 chilometri al largo dalla costa ravennate. Per il capitolo piattaforme, invece, è in corso l’iter per l’ottenimento di autorizzazione allo smantellamento della PC73 anch’essa al largo di Ravenna. ll decommissioning offshore relativo al Distretto di Ravenna prevede un impegno economico di circa 150 milioni di euro in quattro anni con 33 pozzi da chiudere e 15 strutture da dismettere, in funzione del rilascio delle necessarie autorizzazioni. Lo riferisce Lorenzo Tazzari su Il Resto del Carlino edizione di Ravenna e sulla pagina online di PortoRavennaNews del 13 agosto.

Un interessante articolo di Luisiana Gaita per Il Fatto Quotidiano, dal titolo “Trivelle, tutte le bugie di Salvini sullo stop”, del 12 agosto, invece, riporta approfondimenti sul tema effettuati presso il MISE e ricavati da documenti di Confindustria.

Il Ministero dello Sviluppo Economico, infatti, ha fornito numeri piuttosto diversi da quelli ipotizzati dal nostro Sindaco proprio in una lettera a Salvini (“perdita di migliaia di posti di lavoro“) riconducendo a circa 650 lavoratori l’anno il numero di quelli “interessati dalla sospensione della ricerca di idrocarburi di 18 mesi, che potrà durare fino a due anni a decorrere dal 12 febbraio 2019, in attesa dell’adozione di un Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (Pitesai)”. In termini di effetti indiretti della sospensione, secondo il MISE “è difficile stimare come effetto solo della moratoria, i cambi nei piani di investimento o le uscite dal settore da parte di società, trattandosi di spostamenti strutturali di localizzazione degli investimenti che di solito seguono altri fattori, come l’andamento del prezzo o le condizioni geopolitiche. Tutto il settore non è certamente in crescita ma è ormai consolidato, se non in contrazione, per una tendenza presente non solo in Italia. La norma sul Pitesai, poi, non incide direttamente sulle concessioni di coltivazioni né come nuovi conferimenti né come proroghe, procedimenti che vanno avanti anche in attesa del Piano. Gli effetti diretti si possono, invece, calcolare per chi lavora alla ricerca”. Fotografando lo stato delle cose prima della moratoria, del resto, “al 31 gennaio 2019 i permessi di ricerca vigenti in terraferma erano 46 (di cui 19 già sospesi per richiesta dell’operatore) e 26 in mare (12 già sospesi per richiesta dell’operatore)”.

Ma è Confindustria a dare le prospettive per il futuro (quella stessa Confindustria che, a livello locale è andata giù pesante affermando con certezza che “nell’immediato questo blocco pone gravi problemi alle imprese già esistenti, che sicuramente in parte chiuderanno o ridimensioneranno le loro attività“). Lo fa nel Libro Bianco “Per uno sviluppo efficiente delle fonti rinnovabili al 2030”, realizzato con la collaborazione di Ernst&Young e RSE (Ricerca sul sistema energetico, società controllata dal Gestore Servizi Energetici) e pubblicato a dicembre 2018. Secondo quanto stimato nel Libro Bianco, “gli investimenti cumulati al 2030 per raggiungere i nuovi obiettivi sulle fonti rinnovabili sono stimabili fino a circa 68 miliardi di euro nel settore elettrico e in 58 miliardi nel settore termico, senza contare la grande domanda di investimenti legata alla mobilità sostenibile. Un volano di crescita in termini di investimenti che se venisse interamente soddisfatto dal sistema manifatturiero italiano porterebbe in tredici anni benefici cumulati per il sistema paese stimabili in un incremento del valore della produzione industriale di 226 miliardi di euro, un aumento dell’occupazione di un milione di lavoratori e un incremento del valore aggiunto per le aziende di 73 miliardi di euro”.

Per concludere, alla vigilia di Ferragosto, subito prima di mettere il cervello in valigia, vorremmo tanto sapere dal Sindaco:

  • Perché ostinarsi nella sola difesa dell’esistente, inevitabilmente destinato al decommissioning e, invece della mancetta dell’ENI fatta di quattro soldi per i ripascimenti causati dalle trivellazioni e di passerelle in legno, non provare a ottenere invece dal cane a sei zampe, come risarcimento, di fare di Ravenna il centro italiano di implementazione del decommissioning e delle rinnovabili?
  • E, visto che siamo in argomento, si è accertato il Sindaco dell’effettivo inserimento dell’Angela Angelina tra le piattaforme da smantellare? Son due anni che ha ricevuto la famosa lettera di Descalzi!

Grazie in anticipo e buone vacanze.

#MassimoManzoli #RavennaInComune #ravenna #offshore #piattaforme

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13 Agosto 2019 – Da lunedì prenderanno il via le operazioni di decommissioning di pozzi e piattaforme Eni non più produttive

Sorgente: Parte il decommissioning di pozzi non più attivi

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13 Agosto 2019 – Il leader della Lega dalle spiagge parlava della sospensione delle estrazioni (ma riguarda solo la ricerca) e attaccava il ministero dell’Ambiente (ma decide il Mise). Che a ilfattoquotidiano.it ha fornito i dati: gli effetti diretti del blocco potranno coinvolgere da un minimo di 650 a un massimo di 870 lavoratori all’anno. E Salvini dimenticava di citare anche quel milione di nuovi occupati che le rinnovabili potrebbero creare nei prossimi 10 anni. Il ministro Costa: “Pretendere dalle multinazionali la tutela dell’ambiente mi sembra il minimo”

Sorgente: Trivelle, tutte le bugie di Salvini sullo stop

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6 luglio 2017 – La piattaforma Angela Angelina, la più vicina alla costa tra le 47 attive in Emilia Romagna per l’estrazione di gas, potrebbe essere chiusa prima del 2027, anno in cui scadrà la concessione. Ad affermarlo è il sindaco Michele de Pascale, che ha avuto da Eni la conferma alle sue richieste.

Sorgente: De Pascale: “Da Eni risposta positiva sulla chiusura anticipata di Angela Angelina”

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