CMC: PER SALVARSI DEVE ABBANDONARE LE GRANDI OPERE INUTILI CHE L’HANNO ROVINATA

Sabato a Roma si è svolta la Marcia per il clima contro le grandi opere inutili e contro le devastazioni ambientali. Questa settimana i lavoratori soci della CMC sono chiamati ad approvare il piano di ristrutturazione “lacrime e sangue” da sottoporre per l’approvazione al Tribunale di Ravenna. 
A metà degli anni “90 del secolo scorso il gruppo dirigente della C.M.C. scelse di concentrare la propria attività sulle maggiori infrastrutturazioni, spingendo l’acceleratore sulla finanziarizzazione, un’esposizione attraverso strumenti di debito via via crescente per poter competere tra i grandi costruttori nell’acquisizione di commesse pubbliche di dimensioni estremamente importanti: le grandi opere. La svolta ha portato la cooperativa a disinteressarsi di cosa stava facendo (“Cmc partecipa, come tutte le altre imprese, in una logica di mercato, a gare pubbliche per la realizzazione di opere che altri soggetti, preposti a tale compito, hanno deciso”: il ritornello più volte ripetuto dall’allora Presidente Matteucci) privilegiando il valore economico dell’appalto in assegnazione. Restando all’Italia: ponte sullo stretto, expo, tav in valsusa, basi militari a Vicenza e Sigonella… L’ex Presidente Matteucci sottolineava però che da parte della C.M.C. “quello di cui ci sentiamo pienamente responsabili è di realizzare quelle opere con qualità, competenza e nel pieno rispetto delle leggi”. Solo una frase, visto il coinvolgimento nello spostamento abusivo di una bomba ritrovata durante l’ultimo escavo del porto di Ravenna, nella truffa del porto di Molfetta, nel crollo del viadotto Scorciavacche. E ora nella condanna per le discariche abusive di fanghi portuali sempre a Ravenna. È stata la svolta sul finale del “900 a creare le condizioni che mettono oggi a rischio la sopravvivenza stessa della C.M.C.: vittima del sistema grandi opere sul cui altare si è volontariamente immolata.
C’è dunque un importante filo conduttore che lega il contrasto al sistema perverso delle grandi opere inutili con il salvataggio di una C.M.C. ricondotta a quella dimensione cooperativa in cui si declina l’articolo 45 della nostra Costituzione, ossia la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. Se questa è la direzione che prenderà la cooperativa, allora potrà contare sull’appoggio di Ravenna in Comune in Consiglio Comunale e nell’adozione di scelte politiche coerenti da parte dell’Amministrazione Comunale.

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