Lavoratori e appalti. Chi ci guadagna?

Uno degli effetti perversi della crisi è il proliferare delle false cooperative o cooperative spurie. Si tratta di imprese costituite al solo scopo di approfittare delle facilitazioni fiscali garantite dalla legge alle imprese cooperative e di agire tramite lo sfruttamento del lavoro sottopagato e privato di diritti. È un fenomeno devastante e difficile da contrastare senza una modifica significativa della legislazione di riferimento. In un contesto così confuso diventa semplice per la criminalità infiltrarsi nel settore pubblico e mentre tutti scopriamo di quanto le mafie investano su edilizia e movimento terra, esse hanno già iniziato a mettere le mani nel settore dei servizi.
Quando un’amministrazione comunale decide di esternalizzare alcuni servizi deve garantire la qualità del servizio al cittadino a prezzi congrui, ma parallelamente deve anche garantire che i lavoratori delle aziende appaltatrici abbiano contratti e salari dignitosi. Vietare l’utilizzo del criterio al massimo ribasso per l’assegnazione non è garanzia di qualità né di trasparenza. L’appalto per i servizi pre-post scuola del Comune di Ravenna ha mostrato come, anche attraverso una procedura ad offerta economicamente vantaggiosa, il peso economico dell’offerta possa avere un peso talmente grande dal renderlo assimilabile ad un appalto al massimo ribasso.
Crediamo che sia giunto il momento di inserire nei capitolati delle gare d’appalto clausole che obblighino le aziende appaltatrici ad utilizzare in larga maggioranza contratti di lavoro con salari minimi garantiti. Sappiamo che il comune di Ravenna intende adottare, come hanno già fatto altri comuni, un protocollo d’intesa in materia di appalti, in accordo con le organizzazioni sindacali, che sarebbe stato opportuno adottare prima di esperire le tre importanti gare d’appalto aggiudicate tra maggio e giugno 2015 e che riguardano i servizi relativi a nidi e materne e il pre e post scuola (gare che impegnano contrattualmente il Comune di Ravenna una fino al 2019 e le altre due fino al 2020).Il protocollo d’intesa deve contenere una clausola specifica riguardo all’obbligo di revisione periodica del prezzo e cioè almeno recepire integralmente le variazioni del costo del lavoro intervenute a seguito di rinnovi della contrattazione collettiva nazionale e territoriale. Tale clausola non è attualmente prevista nei capitolati del Comune di Ravenna che prevedono solo la revisione Istat, su richiesta dell’impresa appaltatrice e previa dimostrazione dell’effettivo aumento dei costi connessi all’ erogazione del servizio.
Crediamo, inoltre, che sia fondamentale valutare l’effettiva convenienza dell’esternalizzazione di gran parte dei servizi. Il recente esempio dell’ospedale S.Orsola di Bologna mostra come in due anni si siano risparmiati 1,8 milioni di euro mantenendo all’interno il servizio di ristorazione per personale. Anche a Ravenna è possibile, nei limiti imposti dai patti di stabilità, riportare all’interno della macchina comunale alcuni servizi. All’interno dei gruppi di lavoro di “Ravenna in Comune”, di cui fanno parte anche operatori di cooperative , stiamo lavorando in questa direzione mantenendo i valori di legalità e trasparenza come fili conduttori delle nostre proposte. Invitiamo gli operatori delle cooperative che vogliano contribuire all’elaborazione del programma a contattare i portavoce della lista.

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